Scoperta una caratteristica comune ai raggi cosmici

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Scoperta una caratteristica comune ai raggi cosmici della nostra galassia, che potrebbe aiutare a capire come mai raggiungano energie molto elevate. E’ stato possibile grazie al satellite Dampe, attivo da oltre dieci anni su un’orbita a 500 chilometri di quota. A questa missione, dell’Accademia cinese della scienze, l’Italia partecipa con molti gruppi di ricerca, coordinati dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Il risultato è pubblicato sulla rivista Nature, firmato dalla collaborazione Dampe (Dark Matter Particle Explorer) e indica che nei raggi cosmici galattici come i nuclei di idrogeno, elio, carbonio, ossigeno e ferro, l'intensità della radiazione diminuisce rapidamente una volta raggiunto uno specifico valore di energia, di circa 15 TeraVolt.

“Questo risultato è un grande passo avanti per riuscire a capire meglio le caratteristiche dei raggi cosmici e dei meccanismi che li portano a raggiungere energie così elevate”, osserva Ivan De Mitri, che coordina il gruppo del Gran Sasso Science Institute nella missione Dampe e che lavora anche al Laboratorio Nazionale del Gran Sasso dell’Infn. La missione Dampe ha infatti permesso di esplorare regioni di energia così elevate da non essere mai state raggiunte da altri esperimenti nello spazio con la stessa precisione. Si tratta di energie dell’ordine di un milione di miliardi di elettronvolt (1 PeV), oltre cento volte superiori a quelle raggiunte nel più grande acceleratore di particelle del mondo, il Large Hadron Collider del Cern.

Attualmente, prosegue De Mitri “non conosciamo ancora bene i meccanismi di produzione e propagazione di queste particelle. Per questo la comunità internazionale sta utilizzando diverse tecniche sperimentali che, allo studio delle particelle cariche, aggiungono anche le osservazioni di fotoni e neutrini di altissima energia con rivelatori in funzione nello spazio, a terra su grandi altopiani, sotto il ghiaccio del Polo Sud e nelle profondità del Mar Mediterraneo”.

Oltre che con il Gssi, l’Italia partecipa alla missione Dampe con le Università di Perugia, Bari e del Salento. “I gruppi italiani hanno partecipato alla missione sin dalle fasi di progettazione, costruzione e messa a punto dell’esperimento”, dice Giovanni Ambrosi, ricercatore della sezione Infn di Perugia e responsabile nazionale dell’esperimento. “Hanno coordinato la calibrazione dei rivelatori agli acceleratori del Cern di Ginevra e – aggiunge - contribuiscono tuttora in modo significativo all’analisi dei dati e al raggiungimento dei risultati scientifici”.

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