La campionessa del 2010: "I nostri sono un esempio. Questi risultati sono frutto del lavoro e del carattere"
2 giugno - 08:07 - PARIGI
Nel Tenniseum, il museo che racconta i 135 anni di storia degli Open di Francia, ospitato in un’elegante struttura a pochi metri dal Centrale, la sua foto iconica mentre stringe estasiata tra le braccia la Coppa Suzanne Lenglen come fosse una figlia piccola è sempre una delle più ammirate. Francesca Schiavone è l’ultima italiana, uomini compresi, ad aver sollevato il trofeo che spetta ai vincitori del singolare, e ogni volta che ritorna al Roland Garros sono emozioni e ricordi che si sovrappongono. L’ex numero 4 del mondo, che del torneo francese è stata finalista anche nel 2011, sconfitta dalla cinese Li Na, era già qui nel ruolo di allenatrice della giovane promessa austriaca Tagger, e da oggi sarà protagonista del torneo delle Leggende.
Francesca, sembra di essere tornati ai suoi tempi, quelli con lei, Pennetta, Errani e Vinci, quando veniva considerato normale che l’Italia dominasse.
“Sono contenta per i ragazzi: la cosa davvero straordinaria è che rendono normale qualcosa che resta eccezionale. Non c’è nulla di scontato dietro questi risultati: servono lavoro, applicazione, carattere. Prendete il quarto set di Cobolli, dentro c’è tutta la bellezza del tennis: una partita quasi vinta, poi la paura, infine il recupero del dominio delle proprie emozioni. Un magnifico esempio per i bambini che si avvicinano al nostro sport”.
A proposito di esempi: Berrettini è riemerso dalle ombre e ora rivede la luce.
“Un campione non è soltanto i risultati che ottiene. Si può passare attraverso le difficoltà avendo come guida la passione e la forza di volontà. Esistono la vittoria e la sconfitta, esistono i momenti di esaltazione e quelli delle incertezze: bisogna saper estrarre il meglio da ogni situazione”.
Jannik ha fatto qualcosa di straordinario, vincendo cinque Masters 1000 di fila, ma lo stress e la tensione fanno parte del percorso di un atleta"
La caduta inattesa di Sinner, invece, ci ha ricordato che anche il campione più grande non possiede una corazza indistruttibile.
“Si dimentica spesso che sono uomini e donne come tutti gli altri, seppur abituati a performance eccezionali. Jannik ha fatto qualcosa di straordinario, vincendo cinque Masters 1000 di fila, ma lo stress e la tensione fanno parte del percorso di un atleta. Lui, però, è il migliore anche per la capacità di gestire la pressione: in questo è un maestro. Quindi lo ritroveremo prestissimo ai suoi livelli, sicuramente già a Wimbledon”.
Anche perché fino a Parigi ha giocato un tennis fenomenale, che ha arricchito anche dell’imprevedibilità che cercava dopo la sconfitta agli Us Open di settembre.
“Più lo vedo giocare, più rimango estasiata. Ha un ritmo e una velocità di palla ineguagliabili, e il servizio è diventato un’arma che lo avvicina ai più grandi battitori del circuito e adesso gli garantisce punti veloci. Con il suo team, si è preso il tempo necessario per curare i dettagli che potevano consentirgli di migliorare, con pazienza e senza fretta. Quando è in perfetto equilibrio con il gioco e la condizione atletica, secondo me non ha rivali e a quel punto riesce davvero a gestire al meglio le variazioni tecniche che ha appreso nel corso degli anni. Ma se devo indicare un aspetto in cui è cresciuto di più, dico la risposta: era già eccezionale, ma adesso ha una lettura delle traiettorie del servizio e un posizionamento che lo rendono fenomenale”.
In definitiva, chi vince il torneo?
“Senza Sinner e Alcaraz, pronostico senza favoriti. Tutti i giocatori nei quarti hanno le stesse possibilità”.
Sono innamorata tennisticamente di Fonseca. Gioca il dritto a una velocità impressionante, con un movimento che io da coach non riuscirei a insegnare"
E tra le donne?
“Stessa situazione. Forse Sabalenka è più continua delle altre, ma a ogni Slam ci sono almeno dieci giocatrici che possono vincere e credo che per il nostro movimento questa incertezza sia molto affascinante. Piuttosto, sono stupefatta del livello raggiunto dalle ragazze, il tennis femminile sta esprimendo un livello incredibile, altissimo. Soprattutto sulla terra si vedono soluzioni che dimostrano evoluzioni tecniche molto interessanti: ricerca degli angoli, palle più lavorate. Addirittura la Svitolina gira attorno alla palla per colpire con il dritto, tra le donne non si vede quasi mai”.
Tornando agli uomini: tra i teenager che sono approdati ai quarti, chi la convince di più?
“Da tempo sono innamorata tennisticamente di Fonseca. Gioca il dritto a una velocità impressionante, con un movimento che io da coach non riuscirei a insegnare. E poi è brasiliano, mi piacciono il suo spirito e il suo senso di libertà”.
Momento nostalgia: Serena Williams ha annunciato che tornerà a giocare.
“Una splendida notizia per il tennis, in fondo così fa sentire quasi giovane anche me. Farò il tifo per lei, spero che scelga di giocare il doppio insieme alla sorella Venus, perché entrambe rappresentano la dimostrazione che non esiste uno ieri, un oggi e un domani. Si resta campioni per sempre”

