Sandro Donati: “Sistema antidoping medievale. Avevo implorato Schwazer di non tornare a gareggiare perché...”

15 ore fa 4

L’ex allenatore: “Alex purtroppo scatena ancora odio e invidie. Come mai al centro di Colonia non hanno mai avviato un'indagine interna?”

Claudio Lenzi

Giornalista

23 giugno - 09:07 - MILANO

Dieci anni fa, il 22 giugno 2016, Sandro Donati si era seduto al fianco di Alex Schwazer, nelle vesti di allenatore, quando di fronte ai media c’era stato da difendersi (e difenderlo) dall’accusa di una nuova positività. Ieri il 79enne Maestro dello sport - che nel frattempo è rientrato nei ranghi federali come vice direttore tecnico di Antonio La Torre - ha invece inviato un messaggio per esprimere la sua “sorpresa, incredulità e amarezza”.

Donati, lei era presente al prelievo antidoping di Francoforte in cui Schwazer è risultato positivo all’Epo. Com’è andata?
“Subito dopo la gara vinta come da prassi ho chiesto se potevo accompagnarlo al test e così è stato. Dopo la fase dei prelievi molto tranquillamente siamo passati alla verbalizzazione e abbiamo fatto mettere per scritto un primo rifiuto alla richiesta di avere un campione del sangue prelevato, mentre ci è stata accordata - sbagliando - la possibilità di conservare un residuo dell’urina. Non esistono precedenti di una terza provetta nella storia dell’antidoping”.

Come ha fatto a conservarla? E l’ha già fatta analizzare?
“Il tema della conservazione viene dopo. L’importante è sapere che teniamo al sicuro un’urina contenente informazioni importanti, abbiamo fatto cioè quello che dovrebbe essere la prassi per tutelare l’atleta di fronte a un sistema antidoping ancora medievale. Le analisi non sono state fatte, ma si faranno quando arriverà una richiesta ufficiale”.    

In quello che viene considerato il miglior laboratorio al mondo non c’è mai stata un’indagine interna per chiarire quanto avvenuto con Alex

Sandro Donatisul Centro di Colonia

Gli esami sono del Centro di Colonia, lo stesso di dieci anni fa, duramente criticato dal Gip di Bolzano per le “gravi” carenze nella custodia delle provette.
“Anche se il direttore è cambiato, in quello che viene considerato il miglior laboratorio al mondo non c’è mai stata un’indagine interna per chiarire quanto avvenuto con Alex e portato alla luce da alcuni hacker russi, cioè il tentativo di non collaborare con la magistratura italiana, arrivando a ipotizzare di sostituire il campione B con un altro, in accordo con la federazione internazionale. E intanto personaggi come l’ex presidente della Iaaf Diack e l’ex direttore antidoping Dollé sono stati condannati per aver coperto alcuni casi in cambio di soldi”. 

Come dovrebbe cambiare il sistema dei controlli?
“Primo, da molti anni si basa su una percentuale di positivi dello 0,8-0,9 per cento sul totale, troppo poco per una campagna antidoping che dal 1950 promette di ripulire lo sport. Quando i controlli venivano fatti dal ministero della Salute la percentuale ha raggiunto anche il 5 per cento, e non erano tanti sconosciuti come oggi, come a dire che il doping più uno è scarso e più lo fa. Secondo, il sistema funziona ancora che se trovano uno Schwazer lo massacrano per educarne altri mille a non esporsi. Terzo, a che punto è la lotta al doping genetico?”. 

Ho smesso di allenare Alex nel 2016 dopo Rio, poi siamo rimasti in buoni rapporti

Sandro Donati

Ha sempre detto che non avrebbe mai abbandonato Schwazer. Vale ancora?
“Ho allenato Alex fino al 2016 quando, dopo le note vicende delle Olimpiadi di Rio, conclusesi con grandi soddisfazioni nelle aule dei tribunali ma non in quelle della giustizia sportiva, l’atleta ha chiuso la sua attività professionistica. Poi siamo sempre rimasti in buoni rapporti, anche quando ha ripreso gli allenamenti con un altro allenatore. Quando invece mi ha comunicato l’intenzione di tornare alle gare, l’ho implorato di non farlo perché temevo che gli potesse succedere qualcosa di brutto, perché ho toccato con mano l’odio e l’invidia che ha dovuto sopportare. Oggi Alex è un adulto con una bella famiglia che non ha bisogno del mio sostegno, mentre io vorrei tornare ad allenare, solo quello”.

Si riferisce agli olimpionici Stano e Palmisano? Le loro reazioni non sono state affatto tenere.
“Ammiro le loro imprese, ma ho imparato che è sbagliato distruggere l’atleta positivo per doping, senza tenere conto dell’ambiente circostante. Forse questi ragazzi non conoscono la storia del doping in Italia, perché se la conoscessero saprebbero che ci sono stati anche medici che lavoravano per la Federazione italiana dell’atletica e prescrivevano sistematicamente il doping anche provocando danni alla salute”.

Leggi l’intero articolo