Il tecnico dell'Udinese si racconta: "I tifosi possono sognare, ma io sono realista. Zaniolo deve gestire meglio le difficoltà, Ekkelenkamp non ha ancora mostrato il meglio"
Kosta Runjaic atto terzo. Urlano verso il cielo di Udine in un Parco Moretti vestito a festa i tifosi bianconeri: "Kosta portaci in Europa". Tu chiamale se vuoi sensazioni, emozioni, suggestioni. Soprattutto sogni. Lui, il tecnico tedesco che siede per la terza stagione, quella dei 130 anni, sulla panchina delle Zebrette, asseconda. Poi predica realismo. "I tifosi hanno bisogno di poter sognare; molti di loro si innamorano del calcio proprio perché desiderano qualcosa che permetta loro di sognare. D’altra parte, un allenatore che sogna troppo rischia di perdere il lavoro. Il mio lavoro è essere realista; mi definirei una persona con i piedi ben piantati per terra. E se guardiamo i fatti realisticamente, dobbiamo prima raggiungere lo stesso livello della scorsa stagione e consolidare la nostra posizione prima di guardare avanti. Dopotutto, al momento abbiamo perso due giocatori chiave come Atta e Kristensen".
Questa sarà la sua terza stagione consecutiva all’Udinese: non succedeva dai tempi di Francesco Guidolin. Arriva dai 50 punti del torneo scorso, un risultato che il club non raggiungeva da tempo. Quale contributo ritiene di aver apportato lei in questi anni?
"L’intenzione dell’Udinese era quella di cercare un allenatore proveniente da un campionato diverso da quello italiano, qualcuno che fosse in grado di portare freschezza agli aspetti tecnici del gioco, di adottare un approccio olistico e con la reputazione di saper trasformare giovani talenti in professionisti di valore. Se guarda quel che abbiamo raggiunto in questi due anni, sia sul campo che in termini di ricavi dal mercato, credo che insieme siamo riusciti a fare la differenza. Ma non lo definirei ancora un gran traguardo. Preferisco descriverlo come un passo importante per la nostra crescita"
Cosa si aspetta da Zaniolo e Davis?
"La perseveranza è la parola chiave nella crescita di Zaniolo. Ci ha regalato molti momenti brillanti e decisivi la scorsa stagione. Siamo entrambi d’accordo sul fatto che ci sia un aspetto in particolare su cui deve migliorare: la gestione delle situazioni difficili in campo. Se continuerà a crescere in questo ambito, potrà diventare un giocatore che porterà tanta gioia all’Italia. Davis, credo abbia già acquisito molta più continuità nella scorsa stagione. Ha segnato dieci gol in Serie A e ha letteralmente messo in difficoltà le difese avversarie in diverse occasioni. Per lui, rimanere senza infortuni è fondamentale per diventare ancora più costante. Abbiamo elaborato un programma specifico in tal senso e personalizzato il suo programma di allenamento per gestire al meglio il carico di lavoro e aiutarlo a rimanere in forma e a esprimersi al meglio nel lungo periodo".
Ekkelenkamp avrà più responsabilità. Può ancora crescere dopo i 5 gol dello scorso anno?
"Jurgen ha 26 anni ed è quindi nel pieno della sua carriera. È versatile e affidabile, con molte qualità e un ottimo carattere. Sono convinto che non abbiamo ancora visto il meglio di Ekkelenkamp".
Per l’Udinese Matteo Palma, difensore italo-tedesco del 2008, è il futuro. È pronto?
"Con la partenza di Kristensen dietro si è liberato un posto. Palma ha potenziale. Ora sta a lui e agli altri cogliere questa opportunità, assumersi le proprie responsabilità e guadagnarsi il posto con le prestazioni".
Solet ha mostrato grandi qualità. Era nel mirino di tante big, ma è ancora a Udine. Perché?
"Onestamente, sono contento che sia ancora qui. Apporta tantissimo alla squadra: difende con grande determinazione, è forte nei duelli uno contro uno e porta costantemente avanti la palla con vera qualità. A Udine è tenuto in grande considerazione".
Pafundi ha ancora un futuro all’Udinese? Per quale motivo il club ha deciso di non tenerlo?
"Simone ha 20 anni e ha bisogno soprattutto di una cosa: giocare con regolarità. Nella sua situazione attuale, al momento ha maggiori possibilità di ottenerla fuori da Udine. Tuttavia, questo non significa affatto che non crediamo in lui".
La nuova stagione parte contro il Como, già fermato. Come lo si affronta?
"Non vedo l’ora di giocare questa partita. Loro hanno uno stile di gioco ben definito, caratterizzato da molti passaggi corti, in particolare a centrocampo. Come lo scorso anno dobbiamo trovare il giusto equilibrio".
L’Inter resta favorita?
"Probabilmente. Ma sono curioso di vedere se Juve e Milan torneranno ai vertici".
La vita a Udine: mangia spesso al Toscano. Poi?
"Per me, Udine e il Friuli sono molto più che il luogo in cui lavoro. Qui mi sento davvero a casa. Mi piacciono le persone e lo stile di vita".
Come va con l’italiano? Farà una conferenza nella nostra lingua?
"Sto imparando lentamente l’italiano e sto cercando di prendere confidenza. Ma c’è una bella differenza tra ordinare un cappuccino in italiano e tenere un’intera conferenza, riuscendo a esprimere con precisione concetti complessi . Per questo spero che ci sia un po’ di comprensione".



