Dal settore giovanile nerazzurro all’Atlético Madrid, Matteo Ruggeri ripercorre la sua carriera. La chiamata di Gasperini, i sacrifici e un messaggio ironico a Zappacosta.
Matteo Ruggeri ripercorre le tappe della sua carriera, un percorso iniziato a Zingonia e proseguito fino all’Atlético Madrid. In una lunga intervista per il podcast “The Climb” di Marialuisa Jacobelli, il difensore ha parlato del suo legame con l’Atalanta, del valore della mentalità e dei sacrifici necessari per raggiungere il calcio di alto livello. Il racconto tocca i momenti chiave della sua crescita, dalla prima chiamata di Gasperini fino a un divertente aneddoto che coinvolge Davide Zappacosta.
Da Zingonia alla prima squadra: la formazione nerazzurra
Il settore giovanile dell’Atalanta è stato fondamentale. Ruggeri ha spiegato come il club si concentri prima sulla crescita umana e poi su quella tecnica, un approccio che lo ha formato fin da bambino. La svolta è arrivata tra i 17 e i 18 anni, con il primo allenamento in prima squadra. “Da lì si è aperta un po’ la strada e ho iniziato a credere”, ha detto Ruggeri, ricordando quella chiamata inaspettata. La convocazione ufficiale con Gian Piero Gasperini nel 2020 ha segnato il momento in cui ha capito di potercela fare. L’esordio è avvenuto in Champions League contro il Liverpool, un’emozione gestita con la tranquillità che lo contraddistingue. L’impatto con lo spogliatoio fu forte, trovandosi al fianco di giocatori come Papu Gomez, Duvan Zapata e Josip Ilicic. “Dal primo allenamento ho capito che il livello era altissimo, però col passare del tempo mi sono detto: ‘Ci posso stare’”.
“La testa conta più del talento”
La filosofia di Ruggeri è chiara. “La testa. Se hai talento ma non hai testa puoi essere bravo quanto vuoi, però abbiamo visto tanti esempi di giocatori con qualità stratosferiche che si sono persi perché non avevano la testa giusta”. Questa convinzione deriva dai sacrifici fatti, soprattutto tra i 16 e i 18 anni, un’età “ballerina” in cui ha rinunciato alle uscite con gli amici per concentrarsi sul calcio. L’equilibrio, secondo lui, è la chiave per gestire i momenti positivi e quelli negativi, come il periodo a Salerno segnato da infortuni consecutivi. La sua forza è stata non accontentarsi mai, mantenendo sempre alta l’attenzione per evitare cali di rendimento. Un insegnamento che ha vissuto sulla sua pelle: “Quando ti accontenti è il momento in cui le cose iniziano ad andare male”.
Un messaggio a Zappacosta e un compagno “sopravvalutato”
Durante l’intervista, Ruggeri si è prestato a un gioco di domande e risposte. Alla richiesta di nominare l’allenatore che lo ha fatto più arrabbiare, ha preferito non rispondere. La “penitenza” è stata inviare un messaggio a Davide Zappacosta. Con ironia, ha scelto di scrivergli: “Bro, ti devo dire la verità… senza di me non avresti mai fatto carriera. Buona giornata”. Il difensore ha anche lanciato una frecciata a un ex compagno di squadra, definito “il più sopravvalutato” con cui abbia mai giocato, senza fare nomi ma specificando che “adesso gioca nella Fiorentina”.


