Roubaix, esame di maturità per Ganna. Potenza e resistenza: ecco perché può domare l'Inferno del Nord

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Pippo ha dalla sua la capacità di lavorare in acido lattico per più tempo degli altri, tipica degli inseguitori su pista. La sfida a Pogacar e Van der Poel per entrare nella leggenda

Luca Gialanella

Giornalista

11 aprile - 13:43 - MILANO

Potenza per resistenza. È questa la chiave magica della Parigi-Roubaix che fa sorridere Pippo Ganna e gli dà la spinta per credere di far sua la Regina delle Classiche. Il piemontese è davanti all’esame di maturità della carriera: alla soglia dei 30 anni (li compirà il 25 luglio), si presenta alla tavola imbandita del festival del pavé con le carte giuste in mano come mai prima. Pogacar, Van der Poel e appunto Ganna: per ognuno dei tre sarebbe una vittoria leggendaria. Pogi diventerebbe il quarto della storia a vincere tutti i cinque Monumenti, VdP con 4 successi eguaglierebbe i primatisti De Vlaeminck e Boonen ma sarebbe il primo con il poker consecutivo, e Pippo non soltanto chiuderebbe il digiuno italiano da Colbrelli 2021 ma soprattutto entrerebbe in un’altra dimensione, lui nato pistard e cronoman. "Ciò che voglio è lottare fino all’ultimo metro nel velodromo. Senza paura. L’Inferno del Nord suscita in me tanti sentimenti, ma paura, mai". Domenica sarà la sua sesta Roubaix: nel 2018, alla prima esperienza, con altri undici finì fuori tempo massimo nel giorno della vittoria di Sagan. Il miglior piazzamento nel 2023, sesto a 50” da Van der Poel. Non è mai riuscito a giocarsela davvero, ad armi pari. Stavolta potrà.

velocità

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Ganna è sicuramente il più grande inseguitore su pista che l’Italia abbia avuto. È un fenomenale pistard. Sette titoli mondiali (sei nell’inseguimento individuale e uno nel quartetto), più due nella cronometro su strada. Ha battuto ogni record di velocità in bici. È sua la crono più veloce della storia del Giro (Monreale-Palermo 2020, 15 km alla media di 58,831 km/h), è grazie agli ultimi due giri a 72 orari che nel 2021 il quartetto su pista vinse l’oro olimpico a Tokyo con il record del mondo (3’42”032, media 64,856), è di Pippo da quasi quattro anni il record dell’Ora: 56,792 km in 60’. E’ alto 1.93 e pesa 82 chili, quando è lanciato non si ferma. E la potenza che riesce a esprimere ha trovato un alleato formidabile nell’allungamento dei rapporti in bici negli ultimi anni: 60x11 (9,70 metri a pedalata) a crono, 63x14 (9,50 metri) all’Olimpiade, 65x14 (9,89 metri) per il record dell’Ora. Ed è proprio questo il vantaggio di Ganna per la Roubaix. Qui non ci sono le salite, gli strappi e i Muri del Fiandre, dove il peso/potenza di Pogacar è veleno mortale anche per Van der Poel. Qui c’è il pavé da superare in pianura alla massima velocità, da sfiorare, non aggredire, perché più vai veloce più scivola sotto i tubeless delle ruote, che risentono meno dei sobbalzi tra pietra e pietra. Ma bisogna saperci andare a 60 all’ora sul pavé.

potenza

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Ganna a differenza dei suoi rivali è più potente e resistente. La capacità di lavorare in acido lattico per più tempo, tipica degli inseguitori su pista, è unica per Pippo, e si è vista una settimana fa quando ha ripreso e superato in 500 metri Van Aert nel finale dell’Attraverso le Fiandre a Waregem. Neanche un velocista ci sarebbe riuscito, ma un inseguitore come Ganna sì. Quella capacità di accelerare da seduto, la spinta dei glutei, la capacità di soffrire che solo chi gira per milioni di volte in un velodromo di 250 metri può avere: è tutto questo che rende Ganna pericolosissimo per Pogacar e Van der Poel. In più, Pippo ha vinto la Roubaix Under 23 nel 2016, quando era dilettante nel team Colpack con una fuga solitaria di quasi 20 chilometri. Conosce il percorso, ha provato il materiale, la bici e le gomme per decine di volte. La Regina delle Classiche gli si infila come un vestito perfetto, più preciso della Sanremo dopo pure per due volte è arrivato secondo.

la storia

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Anche l’albo d’oro della Roubaix dà una spinta a Ganna e conferma quanto questa classica sia favorevole ai fenomeni su pista. Dalla prima edizione del 1896, l’Italia l’ha vinta 14 volte con 10 corridori. Bene. Fausto Coppi l’ha conquistata nel 1950, e il Campionissimo insieme con Francesco Moser è l’unico primatista dell’Ora ad aver alzato le braccia nel velodromo di Roubaix. Coppi, lo sappiamo, era unico, ma era anche un formidabile pistard: il record dell’Ora nel 1942 al Vigorelli di Milano sotto le bombe e due titoli mondiali nell’inseguimento. Nel 1951, la terza vittoria di fila per l’Italia alla Roubaix (dopo Serse Coppi nel 1949 e Fausto nel 1950) è di Antonio "Toni" Bevilacqua, detto Labron: a 1’32” due giganti come Bobet e Van Steenbergen. Bevilacqua capace di vincere, nell’età dell’oro della nostra pista, due Mondiali dell’inseguimento, proprio come il Campionissimo. E vogliamo parlare di Francesco Moser? Iridato dell’inseguimento a Monteroni nel 1976 e primatista dell’Ora nel 1984, e unico con Lapize (dal 1909 al 1911) ad aver vinto la Roubaix per tre volte di fila, dal 1978 al 1980.

le parole

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Un giorno, Pippo Ganna è in Trentino e decide di andare a trovare Francesco Moser nel Maso di Villa Warth. Qui Francesco ha il suo museo, e ovviamente in una vetrina il trofeo della Roubaix, il sasso in pavé che spetta al vincitore e che fu proprio Moser a suggerire agli organizzatori di istituire come premio. La foto è dolce e feroce al tempo stesso: Ganna con un bicchiere di spumante Moser 51,151 in mano guarda quel blocco di pavé, sogna un giorno di alzarlo anche lui. Ha sempre avuto in Francesco il suo idolo sin da giovane, e adesso è pronto a imitarlo alla Roubaix. Sentite che cosa ha detto in questi anni Pippo sulla Regina delle Classiche: "La Roubaix è amore e odio: non sai mai come finirà. È una gara fantastica per chi la guarda, ma dolorosa e dura per il corpo. Se il pavé si può amare davvero? Difficile. Non credo si riesca ad amarla davvero. Appena entri sul primo tratto di pavé, speri sia già l’ultimo. Ma bisogna affrontarla. Devo provarci ogni volta che posso. Non ho mai trovato il momento giusto, arrivandoci spesso un po’ in calo di forma. Chissà, magari adesso la storia cambia".

E poi: "Ho iniziato ad assaggiare la Roubaix nelle giovanili, con la Nazionale. Poi, da dilettante, con il team Colpack. Ma non è che da casa la guardassi tanto in televisione, mentre per esempio la Sanremo era un appuntamento fisso. Poi, a poco a poco, la passione è salita. In tv è tutto bello. Quando la vedi fare veramente il discorso cambia. I sentimenti sono sempre un discorso soggettivo, nella vita e pure nel ciclismo. E vanno rispettati. Ma se ami la Roubaix vuol dire che c’è del sadismo dentro di te. Non puoi volere bene a una corsa per la quale, i giorni successivi, hai male ovunque. Le mani distrutte, il sedere lo stesso. C’è il fascino delle pietre, ed è notevole il pensiero che si faceva senza le tecnologie di oggi. Ma non vorrei mai essere stato nei panni di chi si è cimentato con l’Inferno... per primo".

"Il tuo avversario sono quelle pietre, a cominciare dal fatto che non ce n’è una uguale all’altra. E pure le vibrazioni che ci sono quando ci pedali sopra sono diverse. Qualcuno ha detto che è come stare in una lavatrice, io sostengo che è simile al ricevere dei pugni. I primi fanno male, poi, via via, per i successivi non è tanto peggio. A quel punto 'mantieni', se così si può dire, nel senso che cerchi di resistere. Cerchi di arrivare in fondo e ottenere il miglior risultato possibile". "Perché la Roubaix è così unica? Non sono solo le pietre e la loro unicità, anche la storia e tutto quanto le sta attorno. Tipo le vecchie docce del velodromo, e il fatto che ogni vincitore abbia il suo nome scritto. È un qualcosa che resta, senza contare che, di fianco a quel velodromo, nell’altra struttura più moderna e coperta ho vinto con i miei compagni il Mondiale del quartetto nel 2021. A volte penso che... Che se vincessi una volta la Roubaix, poi potrei anche non correrla più. Però poi penso pure: vuoi mettere la soddisfazione di presentarsi al via l’anno successivo con il numero uno?". Vai Pippo, l’Inferno ti attende.

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