Rigatoni al ragù e penne alla puttanesca, gli italiani che cucinano al Coachella

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260 chili di rigatoni, 215 chili di penne e 130 chili di penne gluten free trasformati in migliaia di piatti di pasta al ragù, cacio e pepe, pesto e puttanesca. È l'assaggio di cucina italiana che il ristorante Civico 2064 di Los Angeles ha portato al Coachella che si è appena concluso nel deserto della California.
    Oltre alla musica, al presenzialismo social degli influencer, ai look bizzarri e alle sferzate politiche, il festival musicale più cool degli Stati Uniti è anche una vetrina di gastronomia raffinata. Bandito il classico junk food da asporto, la manifestazione - sold out da un anno, con 125 mila presenze al giorno - accoglie pop-up di alcuni dei ristoranti più amati della California del Sud. Li seleziona Adrian Garcia, culinary director di Goldenvoice, la società che ha creato il festival 25 anni fa.
    Tra lo stand con la pizza di New York e i burger del ristorante losangelino da stella Michelin Camphor, "ci siamo noi: cucina autentica italiana, pochi ingredienti e sapori semplici", racconta Dario Gallo, proprietario del locale di Los Feliz, quartiere alternativo-chic ai piedi della Hollywood Sign.
    Con lui lo chef Giuseppe Raia e il fratello Pietro Gallo, proprietario ed executive chef del ristorante gemello di San Diego, Civico 1845, oltre ad altri tre cuochi. "Non ci siamo fermati un attimo, siamo stati assaltati!", esclama Gallo al termine dei due weekend di trasferta nel deserto di Indio, a circa due ore da Los Angeles.
    "Garcia è venuto a mangiare da noi mesi fa e, a fine pasto, ci ha chiesto se fossimo interessati a partecipare al Coachella, per noi un evento mitico. Pensavamo fosse una battuta, ma poche settimane dopo l'invito è diventato ufficiale e abbiamo capito che faceva sul serio. Non era un sogno", spiega il giovane imprenditore, nato e cresciuto a Cosenza. Lo stand ha aperto nell'area VIP, quella in cui vengono a ristorarsi gli influencer più quotati e gli artisti.
    Cinque mesi di organizzazione e preparazione per selezionare un menù semplice e autentico, "come fatto in casa". "Abbiamo pensato a capisaldi della nostra tradizione, facili da preparare al momento e capaci di incontrare i gusti dei partecipanti del festival". Prezzo medio: 27 dollari a piatto di pasta, in linea con i costi dell'evento. "Eravamo certi di trovare molti vegetariani, ma in realtà sono andati a ruba tutti i piatti.
    Abbiamo usato fino all'ultimo rigatone: zero sprechi!", dice esultante, augurandosi di tornare anche il prossimo anno.
   
   

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