Il centrocampista del City: "In rossonero due anni fantastici, dove ho imparato molto e grazie ai quali sono cresciuto come uomo e come persona. Non li dimenticherò mai"
Tijjani Reijnders colpisce per l’educazione e una sana pazienza. Intorno alle 16,30 di Houston, ora americana, un sabato pomeriggio di pioggia con nuvoloni scuri pieni di grandine, s’è presentato in zona mista dopo la vittoria per 5-1 contro la Svezia per rispondere alla folta schiera di cronisti appostati con i microfoni per portare a casa dichiarazioni. Non ha detto no a nessuno: olandesi di giornali, siti e televisioni, inglesi da tutta l’isola bramosi di sapere qualcosa su Haaland, coreani e giapponesi, messicani e statunitensi e infine noi, che l’abbiamo intercettato tra una domanda e l’altra per parlare di Milan, di Olanda, di Malen, di Gakpo, di Erling e di quell’Italia che gli è rimasta nel cuore. Reijnders è volato al City l’estate scorsa dopo due stagioni in rossonero. Bilancio top: un trofe0, 104 presenze, 19 gol.
Tiijani, la prima domanda è facile: l’Olanda può vincere il Mondiale?
"Sì, possiamo farcela e lavoriamo per questo. Dopo la prima partita col Giappone ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti che avremmo dovuto fare un salto di qualità: beh, direi che c’è stato".
Cosa non ha funzionato col Giappone?
"Il gol all’ultimo minuto ci ha tagliato le gambe: peccato. Abbiamo affrontato una squadra forte, ma con la Svezia è stata un’altra cosa".
Qual è stata la chiave con la Svezia?
"Segnare subito e chiuderla dopo un quarto d’ora. La squadra è sempre stata alta. Abbiamo sfruttato le fasce e abbiamo segnato. Brobbey e Gakpo sono stati bravi, così come tutta la squadra".
Il primo gol l’ha costruito lei.
"Se dovessi scegliere la rete più bella della partita scelgo quella, ma il risultato, i 5 gol… sono merito di tutti".
E forse del lavoro di Guardiola su di lei, vero?
"Lui è un genio. Quest’anno mi ha insegnato molto, mi ha sempre aiutato e parlato. Gli assist di questo tipo, quelli in cui avvii l’azione che poi porta al gol in un paio di passaggi, li definisce “pre-assist”".
Gakpo in nazionale si trasforma, come mai?
"Non conosco la sua situazione al Liverpool e quindi non mi esprimo, ma con noi è fondamentale: parliamo di un campione che nel momento decisivo ha segnato due gol. Ripeto: siamo forti".
E Malen? È stato sostituito dopo 45’, sabato.
"È la nostra punta. Ciò che ha fatto con la Roma è sotto gli occhi di tutti. Ho giocato in Italia, so quanto sia difficile. Ci fidiamo di lui".
A proposito di Italia: le manca il Milan?
"Sono legato ai rossoneri, sono e saranno sempre nel mio cuore. Sono stati due anni fantastici, dove ho imparato molto e grazie ai quali sono cresciuto come giocatore e come persona. Non li dimenticherò mai".
Per caso ha sentito Ibra? È in America come commentatore…
"Sì, lo so. Lo vedo. Non ci siamo ancora né scritti né sentiti, ma se dovessi incontrarlo lo abbracerei con piacere".
Le manca l’Italia al Mondiale?
"Beh, ovvio. Mi è dispiaciuto molto, ma si rialzerà presto".
Il capocannoniere del Mondiale sarà Haaland?
"Ho visto la partita contro l’Iraq. Che si può dire di Erling? Segna sempre, è una macchina da gol. E io lo vedo anche in allenamento, col Manchester City. Credetemi: non ne sbaglia una neanche lì".
È la punta più forte del Mondiale?
"Beh, Erling è un amico ma io mi tengo Gakpo".
Dumfries ha già iniziato a parlare di Real dentro lo spogliatoio? Sorride, prima di correre via sul pullman:
"No, no…".


