Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha adottato il DPR recante: "Precisazione del quesito del referendum popolare confermativo del testo della legge costituzionale concernente norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare", deliberato dal Cdm odierno. Lo si è appreso dal Quirinale.
Secondo quanto apprende l'ANSA, il via libera al nuovo testo sarebbe avvenuto dopo un colloquio tra il presidente Mattarella e il presidente Meloni. Fonti del Quirinale, interpellate al proposito, confermano che per il presidente Mattarella la soluzione individuata è quella giuridicamente più corretta, anche alla luce dell'ordinanza di ieri della Cassazione.
L'oggetto della richiesta di referendum è infatti lo stesso per tutti i proponenti; mentre il quesito referendario non viene cambiato ma soltanto integrato.
Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, vista l'ordinanza dell'Ufficio centrale per il referendum comunicata il 6 febbraio 2026, ha deliberato di proporre al Presidente della Repubblica, per l'adozione del relativo decreto, di precisare il quesito relativo al referendum popolare confermativo già indetto con il decreto del 13 gennaio 2026 nei termini indicati dalla citata ordinanza, fermo restando lo stesso decreto.
E' quanto si legge nel comunicato finale del Cdm.
Pertanto, il testo del quesito del referendum già indetto per i giorni 22 e 23 marzo 2026 viene precisato come segue: «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare"?".
"Noi riteniamo che non servano ulteriori ricorsi. Non vedo la base giuridica, perché la correzione non cambia la sostanza del quesito. Bisognava cambiare molto e fare cose diverse se ci fosse stato un cambiamento nella sostanza della domanda. Ma siccome la domanda è sostanzialmente uguale e si tratta solo di un'aggiunta formale, credo che non ci sia ragione di fare un ricorso. Ognuno può fare quello che vuole, ma non vedo la base giuridica del ricorso". Così il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani, interpellato dall'ANSA al margine del congresso del Partito Radicale a Roma su eventuali nuovi ricorsi in merito alla data del referendum sulla giustizia.
"Restiamo in fiduciosa attesa della decisione del Consiglio dei ministri in merito alla fissazione della nuova data del referendum" avevano detto i 15 giuristi promotori della raccolta di 500mila firme per l'indizione del referendum sulla riforma della Giustizia. La Cassazione ieri ha accolto la richiesta per la nuova formulazione della domanda del referendum.
"Se ci sarà un ricorso per una questione di conflitto di attribuzione? Valuteremo prima quale sarà la risposta del governo. Noi ci aspettiamo semplicemente il rispetto della Costituzione e delle tempistiche di 50 giorni della campagna referendaria", hanno risposto i promotori in merito ad un eventuale ricorso alla Consulta nel caso in cui la data del voto non dovesse essere fissata tramite una nuova data.
Tale decisione - dicono i promotori in merito all'ordinanza della Cassazione - è una conferma sia della utilità e della correttezza della nostra iniziativa, sia della necessità di fornire agli elettori la indicazione degli articoli della Costituzione che il testo approvato e sottoposto a referendum intende modificare, e sui quali è richiesto il loro voto ed una loro consapevole riflessione. Siamo, pertanto, molto soddisfatti del complessivo risultato raggiunto, già preceduto dalla risposta positiva dei 546.463 cittadini che hanno firmato, ed ai quali è rivolto il nostro ringraziamento per l'impegno mostrato in difesa della Costituzione: ciò rappresenta motivo di orgoglio, sia rispetto all'obiettivo di sollecitare la massima partecipazione alla vita civile, sia rispetto alla esigenza di diffondere una corretta informazione sulla reale ricaduta negativa che la riforma sottoposta a referendum potrebbe avere sull'equilibrio dei poteri dello Stato e sulla giustizia".
Pd: 'Sul referendum da Meloni una prepotenza istituzionale'
"Prima non consentono al Parlamento di poter esercitare la propria funzione, poi fissano una data del referendum senza rispettare la raccolta firme di oltre 500 mila cittadine e cittadini italiani, poi sono costretti a modificare il quesito del referendum senza spostare la data fissata del referendum con la solita tracotante arroganza di chi comanda e non governa. Ora anche le accuse alla magistratura di aver semplicemente svolto il proprio lavoro applicando la legge e lamentando la non imparzialità della stessa. Ancora una volta prevale la linea della prepotenza e della mancanza di rispetto per le istituzioni. Un'altra buona ragione per votare no". Così la responsabile giustizia del Pd, la deputata democratica Debora Serracchiani.
Giudice di Cassazione: 'Contro di me accuse gravi e infondate'
"Non mi nascondo, sono per il No al referendum. Ma il tema dell'ordinanza affrontato dal mio ufficio non ha alcuna incidenza sul merito della riforma, né sul risultato del referendum e nemmeno sulla data del suo svolgimento. Non siamo minimamente entrati in questo ambito. Qualsiasi affermazione che sospetti di parzialità me o questa ordinanza è palesemente priva di fondamento e quindi molto grave. Costa mi ha additato al mondo come un giudice imparziale e terzo e per un giudice non c'è nulla di più grave. Proprio il Cdm ha ribadito che le date del voto sarebbero le stesse e si limiteranno a modificare il quesito riconoscendo la legittimità del nostro operato". Così Alfredo Guardiano, componente dell'Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione, che ieri ha accolto il nuovo quesito per il referendum sulla riforma della Giustizia.
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