Già al primo exit poll l'ottimismo ha scacciato i timori e le tensioni delle scorse settimane. E quando sugli schermi dei telefonini sono apparse le proiezioni, la festa è esplosa. Le toghe hanno celebrato la loro vittoria nelle aule dei tribunali, con abbracci e brindisi, cori - in alcuni casi da stadio - e anche qualche lacrima. "Ha vinto la Costituzione", il leitmotiv che è rimbalzato da Milano a Palermo.
A guidarla, la festa, Napoli. Circa cinquanta magistrati si sono riuniti nella saletta dell'Anm del palazzo di Giustizia e hanno brindato intonando 'Bella Ciao'. Tra loro anche il procuratore generale presso la Corte d'Appello Aldo Policastro, in prima linea nella battaglia per il No, che è stato accolto al grido di "Aldo, Aldo". L'altro coro i magistrati l'hanno dedicato alla premier. "Chi non salta Meloni è" hanno scandito.
Ed era chiarissimo il riferimento a quanto avvenuto a novembre a Napoli sul palco del candidato del centrodestra in Campania, con Meloni e Tajani a saltare e cantare il vecchio slogan inventato da Silvio Berlusconi: 'chi non salta comunista è'.
A tutto ciò non ha partecipato il procuratore Nicola Gratteri, uno dei bersagli del governo in questa campagna elettorale. La vittoria del no, ha detto lui, è stato "un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali".
"Una giornata di svolta, Di speranza per la giustizia" l'ha invece definita il sostituto procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Nino Di Matteo, un altro che è stato preso di mira dal centrodestra. Lacrime di gioia anche nella sezione milanese dell'Associazione nazionale magistrati, affollata di giudici e pm, che hanno seguito insieme lo spoglio.
"Ora possiamo cominciare a respirare" sussurra qualcuno andando via. Un "momento commovente" secondo il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, presente con decine di magistrati nell'Aula magna: "Hanno vinto quelle persone che sono andate" a votare e "in piccola parte è anche una vittoria della magistratura che non meritava da parte della politica i continui attacchi e delegittimazioni".
Un ringraziamento a quei cittadini che ancora una volta si sono schierati accanto alle toghe. Fu così nell'epoca di Mani Pulite e fu così all'inizio dei primi anni duemila, con Berlusconi al governo, con i 'girotondi' fuori ai palazzi di giustizia per difendere l'indipendenza dei magistrati.
Si è detto soddisfatto anche il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, "perché la maggioranza degli elettori ha capito, i cittadini hanno capito". Mentre il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, premettendo che la riforma "non avrebbe risolto nessuno dei tanti problemi", guarda al futuro affermando che "da ora è necessario lavorare con sobrietà e concretezza alla soluzione delle questioni reali, cominciando col potenziare mezzi e risorse".
Anche dalla giunta dell'Anm parlano di "un bel giorno per il nostro Paese" ritenendo però che il risultato "non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza". "I cittadini hanno democraticamente confermato la bontà delle nostre scelte e delle nostre indicazioni sui problemi reali della giustizia" sottolineano.
"Ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l'indipendenza della magistratura" dice senza mezzi termini il presidente onorario del Comitato Giusto dire No, Enrico Grosso, che ha scelto Extra Libera a Roma, un ex cinema confiscato alla criminalità organizzata, come location per seguire lo spoglio.
"La maggioranza degli italiani ci ha premiato per la nostra sincerità" aggiunge definendola una "straordinaria prova di democrazia" in cui "a riempire il cuore" è stata soprattutto la grande affluenza dei giovani. Una vittoria che Giovanni Bachelet, presidente del Comitato Società Civile per il No, paragona a quella "della lotta partigiana o del referendum con pochissimo margine tra monarchia a Repubblica".
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