Il francese è tornato sul ko di oggi contro l'Udinese: "Siamo stati disordinati, abbiamo preso due gol e da lì siamo andati in giro per il campo. Abbiamo sbagliato tutti e io per primo sono stato poco lucido su alcune cose. Creiamo tante occasioni ma non concretizziamo"
L’avvocato difensore parla francese, come nei grandi studi internazionali, e ha il fisico da guardia del corpo. Adrien Rabiot un’ora dopo la fine di Milan-Udinese interviene in difesa di Rafa Leao e non era scontato, considerato il momento: “Posso capire i fischi, anche perché è stata una sconfitta pesante. La cosa che mi ha deluso sono i fischi a Leao perché secondo me lo dobbiamo aiutare, supportare, e questo non lo aiuta. Siamo tutti insieme, fino alla fine, e quindi è stato un po’ brutto”.
i tifosi su leao
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Rabiot resta sul carro di Rafa, un carro che negli ultimi mesi si è svuotato. Gli abbonati sono saltati già in corsa e in questo 11 aprile, per la prima volta, lo hanno fischiato con decisione. I tifosi del web li avevano anticipati in settimana quando, a un sondaggio Gazzetta sul futuro del 10, avevano cliccato compatti: il 75,9% ha detto “cedere”, e non per un cieco colpire sulla folla. I compagni, Maignan e Pulisic in testa, sono stati assolti e invitati a rimanere. Sì, ma perché succede? Tanti milanisti stanno giocando sotto il loro livello in questo 2026 e Leao in fondo è il capocannoniere della squadra con 9 gol. Rafa però, più di tutti, paga l’atteggiamento, che sembra sempre indolente, e il mancato rispetto delle promesse che, senza volerlo, ha fatto con il suo talento. Tra 2022 e 2023 sembrava pronto a prendersi il mondo: aveva 23 anni, era stato votato miglior giocatore della Serie A nell’anno dello scudetto, aveva portato di peso il Milan in semifinale di Champions. Rafa però negli ultimi tre anni non è mai migliorato e, anzi, ora pare più lento, più imballato, forse troppo grosso nella muscolatura, sicuramente condizionato dalla pubalgia. Allegri ha puntato tanto su di lui ma è stato ripagato solo in parte. E con i mesi ha perso un po’ di pazienza e raffreddato gli entusiasmi.
LEAO: TITOLARE O PANCHINA?
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Resta da capire che cosa abbia senso fare nell’ultimo mese e mezzo di stagione. A Max restano due strade: insistere o lasciar perdere. Pioli a Leao ha sempre dato fiducia, lo richiamava in pubblico ma poi lo faceva sempre giocare. Fonseca e Conceiçao sono stati più duri. E Allegri? A Verona giocherà quasi sicuramente con due punte e andranno scelte con cura tra Leao, Pulisic, Nkunku, Gimenez e Füllkrug. Più che possibile che comincino altri e Leao inizi in panchina, con il sorriso tirato che ha nelle serate in cui non è convinto di come gira il mondo. Che sia chiamato a fare di più, ad aiutare sé e il Milan, è fin troppo scontato. Che abbia davanti l’estate più delicata della sua vita è un altro tema sul tavolo. Leao non è un titolare garantito del Portogallo e, con il talento offensivo a disposizione di Martinez, al Mondiale rischia di star fuori. Oltre l’America, lo aspetta il mercato, con i principi ormai noti: per il Milan non è incedibile e con un’offerta, magari da Premier o Arabia, Rafa partirebbe.
RABIOT E LA PARTITA
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Rabiot in quel caso sarebbe tra i più tristi anche se, su questo, non risponderà pubblicamente. Su Milan-Udinese, invece, il Duca ha avuto qualcosa da dire: "Penso che questo sia un calo fisico e mentale, un po’ di stanchezza. Oggi siamo stati disordinati, abbiamo preso due gol e da lì siamo andati in giro per il campo. Abbiamo sbagliato tutti e io per primo sono stato poco lucido su alcune cose. Creiamo tante occasioni ma non concretizziamo". Leao, anche solo per ricambiare la difesa d'ufficio, su questo potrebbe dare una mano.



