Quando Moratti portò a Milano Beckenbauer ed Eusebio. Ma non glieli fecero prendere nella Grande Inter

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German national players Franz Beckenbauer (l) and Günter Netzer (r) have a look at new soccer balls during a training camp on the 9th of November in 1965. (Photo by Schirner Sportfoto / B3649_Schirner_Sportfoto / dpa Picture-Alliance via AFP)

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Furio Zara

Collaboratore

6 agosto - 17:18 - MILANO

Sarti, Burgnich, Facchetti, magari Beckenbauer, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, magari Eusebio, Suarez, Corso. In un film distopico che nessuno ha mai visto, questa è la formazione dell’Inter 1966-67. Va bene, qui si dice di un sogno di una notte di mezza estate - quella fatidica del 1966 - e si registra di come al risveglio ai tifosi interisti non apparvero né Beckenbauer e tantomeno Eusebio. In una livida lontananza, come un fantasma che torna a visitare la terra dell’incubo, si scontornò invece la figura esile di un coreano dal nome che nessuno avrebbe mai più dimenticato: Pak Doo Ik. A lui - a misfatto compiuto - venne addebitata la colpa del mancato arrivo in Italia dei due campioni, il Kaiser e la Pantera Nera; ma come vedremo il danno subito dall’Inter era riferibile ad un concorso di colpa che contemplava un mistero, un muro che si alzava e una nostalgia mai vissuta.

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