Quadarella: "Così ho svoltato dopo i Giochi. Fiducia per gli Europei. E ho già deciso quando smetto"

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Simona si è rilanciata dopo i due quarti posti a Parigi. "Sono cambiata, ad agosto lo dimostrerò agli Europei. Non andrò tanto oltre Los Angeles”

Sergio Arcobelli

Giornalista

15 luglio - 08:28 - MILANO

Prima la tripletta al Settecolli, poi una laurea conquistata con lo stesso spirito con cui affronta ogni allenamento e ogni gara: impegno, sacrificio e determinazione. Simona Quadarella vive uno dei momenti più felici della sua carriera. La campionessa romana ha conseguito la laurea in Comunicazione Digitale alla Link Campus University di Roma con voto 105, discutendo una tesi dedicata alla sedentarietà e al disagio psicologico. Una promessa mantenuta. Dopo l’Olimpiade di Parigi chiusa con due quarti posti, aveva raccontato che lo studio sarebbe stato il modo migliore per ripartire. Oggi quel percorso si è concluso con il sorriso, davanti ai genitori Carlo e Marzia e alla sorella Erica (ingegnere e mamma, lavora a Gedda), alla quale ha dedicato parole emozionanti: “Ai miei genitori e a mia sorella, che anche quando il cielo si è fatto più scuro hanno saputo ritrovare la luce, insegnandomi che l’amore di una famiglia può far tornare il sole anche nei giorni più bui”. Adesso i libri lasciano spazio di nuovo alla corsia. La campionessa romana, seguita da Gianluca Belfiore all’Aniene, salirà a Livigno per rifinire la preparazione in vista degli Europei di Parigi, al via il 10 agosto. Dopo un anno di cambiamenti, culminato con il periodo di allenamento di tre mesi in Australia insieme alla rivale Lani Pallister, la regina del mezzofondo europeo e vicecampionessa mondiale in carica dei 1500 stile libero sente di aver trovato una nuova dimensione. 

Simona, prima la tripletta al Settecolli, poi la laurea. È il momento più bello dell’ultimo anno? 

“Sì, sono felice. Al Settecolli ci tenevo a fare bene davanti al pubblico romano anche se ero in pieno carico di lavoro. È stato un bel segnale e adesso guardo agli Europei con fiducia”. 

Tra pochi giorni si torna al lavoro. 

“Partirò per qualche settimana di altura a Livigno, come lo scorso anno, per prepararmi al meglio. Adesso posso concentrarmi completamente sugli Europei”. 

Parigi evoca inevitabilmente i Giochi Olimpici e quei due quarti posti. Che effetto farà tornarci? 

“Qualsiasi risultato non cancellerà quello che è successo all’Olimpiade. Però spero di tornare da Parigi un po’ più contenta rispetto all’ultima volta”. 

Cosa non ha funzionato a quei Giochi? 

“Ho fatto tutto quello che si poteva. La quarta piazza negli 800 è stata comunque una ottima prestazione. Nel 1500, invece, non mi sono migliorata, anche se sono stata lì fino alla fine. Forse per la pressione, forse per altre cose, purtroppo questo può succedere. Non si smette mai di imparare”. 

Lei è la nuotatrice italiana più vincente nella storia degli Europei, anche più di Federica Pellegrini (8 ori a 7). Le pesa questa etichetta? Si sente una star? 

“No. Siamo tanti italiani a ottenere grandi risultati in Europa e questo ci dà forza l’uno con l’altro”. 

Dopo i Giochi ha rivoluzionato qualcosa, cambiando allenatore. Quanto è stata importante questa scelta? 

“Dopo tanti anni con Christian Minotti avevo bisogno di cambiare alla fine del quadriennio olimpico. Con Gianluca (Belfiore, ndr) è cambiato il modo di lavorare e quest’anno ho scelto anche di andare in Australia per cercare nuovi stimoli. Ero curiosa di scoprire un nuovo mondo”. 

Una decisione che ha pagato. 

“Sì. Mi ha fatto bene. Non so se senza quell’esperienza avrei ottenuto gli stessi risultati nell’ultimo periodo, ma oggi posso dire di aver capito che anche cambiando si può continuare a crescere”. 

L’Australia le ha lasciato anche qualcosa osservando da vicino Lani Pallister? 

“Mi ha confermato una cosa semplice: bisogna allenarsi, punto. Lei è fortissima, facciamo entrambe gli 800 e i 1500, anche se lei è un po’ più velocista. Abbiamo caratteristiche diverse e lavoriamo in modo differente. Si può arrivare in alto anche seguendo strade diverse”. 

Possiamo definirla la Quadarella 2.0? 

“Non lo so, ma questa esperienza dall’altra parte del mondo mi ha fatto capire che posso rimettermi in gioco ancora. Con il tempo ti rendi conto che il momento del ritiro si avvicina, forse è proprio questo che mi spinge a dare ancora di più. Ho ancora tanto da dare”. 

Se Los Angeles 2028 si avvicina, Brisbane 2032 è troppo lontana? 

“Non andrò tanto oltre Los Angeles. La mia ultima gara potrebbe arrivare nel 2029”. 

L’estate scorsa ha stabilito ai Mondiali di Singapore il record europeo sia nei 1500 che negli 800. Qual è il segreto della Quadarella di oggi, capace ancora di migliorare i propri tempi? 

“Credo di avere acquisito una maggiore consapevolezza. A 27 anni affronto allenamenti e gare in maniera diversa rispetto a qualche anno fa. È tutto più leggero e questo, per il mio carattere, mi aiuta molto”. 

Prima del Settecolli avete incontrato Papa Leone. Com’è stato quel momento? 

“È stata la prima volta per me. Una bellissima emozione”. 

Che cosa gli avete regalato? 

“Il kit della Nazionale. Spero gli abbia fatto piacere. Lo sport a questi livelli può trasmettere tanti valori. Come ha detto il Santo Padre: abbiamo la possibilità di incontrare atleti di altri Paesi e culture e ciò unisce tutti”.

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