Prima notte di Roggero in cella: 'Mi dedicherò a cucina e inglese'

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Nel quinto reparto del carcere milanese di Bollate, le celle di giorno sono aperte e Mario Ruggero gira nell'area assieme agli altri detenuti. Il gioielliere - condannato a oltre quattordici anni per l'omicidio di due suoi rapinatori e il ferimento di un terzo - si è costituito da poche ore ma ha avuto già una prima visita.

"Sta bene ed è sereno, ci tiene a farlo sapere ai familiari. Quando ci siamo abbracciati, all'inizio e alla fine, l'abbraccio è stato lungo", spiega il vicepremier Matteo Salvini all'esterno della struttura, dopo aver incontrato l'ormai ex negoziante, la cui vicenda giudiziaria è sotto i riflettori da giorni. Secondo quanto riferito da fonti interne del carcere, poco dopo essere entrato nell'istituto Roggero si sarebbe lasciato andare in un pianto, forse un gesto liberatorio dopo tanta tensione.

A Bollate scontano la pena altri detenuti illustri: da Alberto Genovese, l'imprenditore della 'Terrazza sentimento' a Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio.

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"Ovviamente è stata la prima notte per un uomo che per 72 anni ha lavorato, un marito, un padre, un nonno di otto nipoti. Non è semplicissima, però abbiamo parlato per più di un'ora di tutto: di quello che è successo e di quello che speriamo succeda da qui ai prossimi mesi", spiega anche ancora il vicepremier. Con lui ha discusso di libri, di cucina, dello studio dell'inglese, che lui ora ha annunciato di voler intraprendere, e del fatto che anche in un luogo come questo "chiunque può rimettersi in gioco".

Nella struttura di Bollate ha fatto visita a Roggero in queste ore anche il suo legale, Stefano Marcolini: "Sta prendendo lentamente consapevolezza di tutte le restrizioni che comporta il trovarsi in carcere. Non è per niente piacevole, ma il morale non è basso. Nessuna notte agitata". E, riferisce l'avvocato, una delle cose che fa più sorridere Mario "sono gli orari a cui si va a pranzo e a cena perché sono orari d'ospedale, tipo alle 11 il pranzo e alle 17 la cena, e ci sono poi tutta un'altra serie di rigidità. Al netto di quelle lui si sta ambientando".

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Il 72enne sembra essere stato accolto bene dai suoi compagni di cella, tra i quali c'è un ex cuoco. Sono passate meno di quarantotto ore ma lo sguardo non può che andare al futuro. Su questo, l'avvocato è chiaro anche con i giornalisti fuori dall'istituto a Bollate: "I reati di omicidio sono ostativi alla detenzione domiciliare, non è una prospettiva". Per quanto riguarda in generale le altre misure alternative, Marcolini sottolinea: "le misure alternative per questo tipo di reato, con 14 anni da scontare, almeno all'inizio non sono possibili".

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