Pressione, verticalità e Leao: Milan, cosa va e cosa non va dopo le prime amichevoli

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Luci e ombre per il Diavolo nei primi test stagionali: l'impronta nuova di Amorim inizia a vedersi, ma ci sono ancora diversi errori del passato

"Ni". La risposta al domandone rossonero dell'estate - il Milan di Amorim ha iniziato a prendere a forma? Insomma, a funzionare? - non può che essere "ni". Luci e ombre, com'è normale che sia nella prima metà di agosto, soprattutto per un gruppo di giocatori che, a parte i nuovi arrivi, si è ritrovata a dover rivedere completamente l'impianto tattico: nuovo l'allenatore, nuovo il sistema di gioco, nuove le consegne. I numeri raccontano che fino a questo momento i rossoneri hanno affrontato tre test, vincendo facile il primo a Milanello contro la seconda squadra (7-0), pareggiando 2-2 a Glasgow contro il Celtic campione di Scozia e pareggiando 1-1 il derby in terra australiana. All'appello, prima del battesimo in campionato sul campo del Torino il 23 agosto, ci sono ancora l'amichevole di sabato 8 a Giacarta contro il Chelsea e quella di Ferragosto in Polonia con il Manchester United. Bilancio provvisorio? Ecco tre cose che hanno funzionato e tre che ancora non vanno.

che cosa va

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Amorim sta educando la squadra a un gioco coraggioso. Il che è declinabile non solo in un approccio tattico dove non bisogna aver paura a pressare alti, ma nell'atteggiamento complessivo: i pareggi con Celtic e Inter arrivati entrambi in rimonta illustrano proprio questo, ovvero la consapevolezza di avere la forza per riprendere in mano una partita, per provare la giocata. Quando Cardinale, dopo aver visto il finale di Inghilterra-Argentina, chiese ad Amorim se "possiamo allenare i nostri giocatori in modo che riescano a fare quello che ha fatto Messi in termini di cross", Amorim gli rispose: "Stai sbagliando, i nostri giocatori già possono farlo. Dobbiamo insegnargli la mentalità di non avere paura di provarci". Questa risposta racchiude tutto. La capacità di portare pressione è il secondo aspetto in netto miglioramento: male a Glasgow, confortanti miglioramenti con l'Inter. Fin quando è durata - perché poi dopo venti minuti ferocia e densità sono svanite -, i nerazzurri sono rimasti ingabbiati, incapaci di dare vita a una vera e propria fase offensiva. Il Milan, col baricentro alto (fa un certo effetto dopo aver visto una squadra chiusa negli ultimi trenta metri per una stagione intera), si è mosso a blocchi sui portatori avversari, accorciando e rimanendo corto e compatto. L'Inter, per un quarto di partita, non ha avuto linee di passaggio pulite. La terza novità, che sta gradualmente andando a regime, è la ricerca della verticalità: terminata l'epoca del fraseggio in orizzontale lento, ripetitivo e leggibile, adesso dopo tre o quattro tocchi al massimo la testa guarda avanti e il pallone viaggia in profondità. Magari anche solo per pochi metri, ma si corre verso la porta avversaria, non si staziona più nella terra di mezzo a tempo indeterminato.

che cosa non va

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Resettare un'annata terminata così malamente è operazione complessa. Il Milan '25-26 ha incassato diversi gol sbagliando le giocate in uscita, e lo stesso è avvenuto con l'Inter: il gol di Dimarco nasce da un appoggio in verticale errato di Estupinan e dall'errore simultaneo di Musah, che invece di andare incontro scappa in avanti. Poi Chukwueze completa l'opera perdendosi completamente l'uomo. Le tre reti incassate fra Celtic e Inter nascono da errori propri evidenti, non dalla bravura degli avversari. L'altro aspetto inquietante è la mancanza di continuità all'interno dello stesso match. Pessimo vizio presente già l'anno scorso. A un certo punto del derby il Diavolo ha staccato la spina, ritrovando la corrente soltanto nello spicchio finale. Una passività che è l'esatto opposto del manifesto programmatico di Amorim. Strettamente legato a questo aspetto c'è la velocità nella circolazione della palla, che va aumentata: se la distribuzione è troppo lenta (anche questo un retaggio dall'annata passata), verticalizzare diventa più complicato perché gli avversari hanno il tempo di occupare gli spazi corretti.

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