Meno gol subiti, più clean sheet. Il tecnico ha fuso lo stile Barcellona e la nostra tradizione. Il portiere “architetto” uno dei segreti
"Se la palla ce l’abbiamo noi, gli altri non possono segnare". Il famoso assioma di Rinus Michels, pioniere del calcio totale di Ajax e Olanda nei primi anni Settanta, fu presto mutuato in Italia da Nils Liedholm, primo grande maestro del calcio offensivo nostrano. Fu Johan Cruyff, discepolo di Michels, a esportarlo nel Barcellona alla fine degli anni Ottanta, dove divenne lo stile di gioco imperante, da insegnare ai bambini più piccoli appena mettevano piede nella Masia. Sempre in Catalogna, a cavallo degli anni Dieci del nuovo secolo la lezione fu portata alla massima espressione da Pep Guardiola. Oggi questo principio torna in Italia grazie a Cesc Fabregas, con sfaccettature moderne, ma pur sempre valido nella sua essenza: difendersi attaccando. La difesa proattiva, detta con un brutto e freddo tecnicismo, unisce il controllo del gioco a una feroce aggressione nello spazio, dimostrando che il possesso palla non è un vezzo estetico, ma la più efficace delle strategie difensive. Il risultato: Como migliore difesa della Serie A sia come gol subiti (28) che come clean sheet (18). E visto che si parlava d’Europa, solo Arsenal (26) e Psg (27) hanno incassato meno reti nei cinque top campionati ma nessuna squadra ha tenuto la porta inviolata per più partite (18): Inter, Psg e Arsenal sono le uniche a parimerito con i lariani.
senza paura
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In soli due anni di Serie A, Cesc ha dimostrato che tale filosofia, se integrata con la rigorosa preparazione dei dettagli difensivi tipica del calcio italiano, non produce fumo ma arrosto. E così il Como va in Europa con lo scettro di re della difesa, confermando che il modo migliore per proteggere la propria porta è, e rimarrà sempre, governare il pallone. "Nessuno può confermare che difendersi con un 6-3-1 garantisca di non perdere una partita – aveva spiegato Fabregas prima della sfida proprio contro il Milan di Max Allegri, forse l’allenatore all’opposto dello spettro strategico della Serie A –. Preferisco perdere provando a vincere ed essendo la squadra che vogliamo essere, piuttosto che con tutti i giocatori dietro per paura. Giocare con la paura viene percepito dai calciatori". I giocatori scelti in questi due anni dallo staff del Como (perché le decisioni devono essere sempre condivise) – composto, oltre che da Fabregas, dal ds Carlalberto Ludi e del capo dello sviluppo Osian Roberts –, alle qualità tecniche devono unire questa mentalità.
in porta
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Lo si vede chiaramente nello stile di gioco del portiere Butez, sostanzialmente l’undicesimo giocatore di movimento, bravissimo con la palla fra i piedi ma soprattutto dotato di una lucidità mentale fuori dal comune. Il francese ha il sangue freddo necessario a capire come e quando iniziare la manovra dal basso o verticalizzare improvvisamente non appena si intravede uno spiraglio nella difesa avversaria. Oppure rallentare il ritmo nel momenti di difficoltà: riceve la palla e impedisce ai difensori di andare in apnea psicologica, offrendo a Ramon e compagni il tempo fisico di riposizionarsi. Inoltre, con la visuale totale del campo, Butez chiama il fuorigioco e spesso indica all’ultimo marcatore, in genere Diego Carlos, quando rompere la linea e aggredire il centravanti avversario. Un portiere-architetto, indispensabile per Fabregas.
i numeri dell'attacco
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Il Como ha stabilito il proprio record di gol in una singola stagione di Serie A arrivando a quota 60 (quello precedente era di 59 nel 1949-50); inoltre, con 18 vittorie in questo torneo, i lariani potrebbero superare il primato del club di 18 successi ottenuto nel campionato 1950-51.

