L'ex numero uno del Coni in due mesi e mezzo ha convinto la maggioranza dei votanti e ora potrebbe veder crescere il margine di vantaggio sul rivale
Giovanni Malagò si prepara alla giornata di domani cercando un po' di relax a Sabaudia, tra figlie, fidanzata e nipoti. Solo la giornata di ieri però, questa mattina rientrerà per mettere a punto gli ultimi dettagli della sfida elettorale che il calcio (e non solo) attende. All'ora di pranzo di questo afoso lunedì romano, al Cavalieri Waldorf Astoria - hotel di lusso da cui si vede il Cupolone, ma anche l'Olimpico e il Coni... - l'assemblea elettiva della Figc sceglierà il nuovo presidente, la nuova guida di un calcio che ha un gran bisogno di vivere una svolta. E stando alle semplici dichiarazioni di voto sarà proprio Malagò.
consenso
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In poco meno di due mesi e mezzo l'ex presidente del Coni ha convinto la maggioranza delle componenti a dargli fiducia. Tutto è iniziato dopo (ma qualcosa si era mosso precauzionalmente anche prima) il ko della Nazionale in Bosnia che ci ha escluso ancora una volta dal Mondiale. Contatti, sondaggi, domande, risposte. Malagò dà la sua disponibilità ad una sfida che, da una serie di punti di vista, non sarà per niente facile. Ma l'entusiasmo anche nell'affrontare percorsi in salita non gli è mai mancato. Anzi. Così il 13 aprile una Lega Serie A insolitamente compatta (con Lotito unica eccezione) indica il presidente della Fondazione Milano Cortina come proprio candidato a guidare la Figc. "È un segnale di straordinaria considerazione, che mi permette di intraprendere un doveroso percorso esplorativo", afferma lui poco prima che Giancarlo Abete annunciasse il suo ingresso in campo, aprendo la sfida a due che si concluderà domani. Il percorso esplorativo lo fa davvero, non solo a parole. Potrebbe depositare subito il suo programma ma non lo fa, vuole prima parlare di problemi e possibili soluzioni con tutti i rappresentanti del calcio. Dopo la A i primi a formalizzare il proprio consenso sono calciatori e allenatori, il 30 aprile. È un momento chiave della corsa alla presidenza, visto che le due componenti tecniche insieme pesano per il 30% dei voti. Sommato al 17,1 della A senza la Lazio, Malagò è già a un passo dall'elezione. In quei giorni il Comitato regionale della Lombardia si stacca da Abete e dalla Lnd (che vale il 34%) e fa virare sull'ex guida Coni il suo 3,7%... La maggioranza c'è e diventa ancora più larga quando anche la Lega Serie B, il 12 maggio, comunica: "Convergiamo su Malagò". È un altro 6%. Il giorno dopo, alla scadenza dei termini, arriva la presentazione formale della candidatura.
ostacoli
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Il futuro sembra già scritto, ma gli ostacoli in realtà non sono mancati. All'inizio si è parlato insistentemente - grazie soprattutto agli appelli della politica, da Salvini ad Abodi - di commissariamento. A un certo punto è apparsa anche una bozza di decreto che prevedeva una sorta di "commissariamento d'ufficio" a prescindere dai requisiti necessari perché il Coni potesse attuarlo. Ma l'autonomia dello sport va rispettata, i criteri d'urgenza non c'erano e la vicenda si chiude piuttosto in fretta. Ben più lunga è stata quella sulla presunta ineleggibilità di Malagò, il fantomatico pantouflage di cui si è parlato fino allo scorso giovedì, quando l'Anac - l'Autorità anticorruzione - chiamata a esprimere un parere dopo l'ok del Collegio di Garanzia dello Sport dal ministro per lo Sport Abodi (a seguito dell'interrogazione parlamentare del senatore della Lega Marti) mette un punto: Malagò può essere eletto presidente Figc. Un tassello importante che può spostare i voti degli indecisi e che cancella il rischio ricorsi.
futuro
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Ma in questo finale pre elettorale è successa anche un'altra cosa: il Consiglio dei Ministri ha disposto un provvedimento che sposta l'1% della mutualità dei diritti tv dalla Figc (in particolare dal Settore giovanile e scolastico, nonostante si parli solo di investimenti sui vivai) alla Serie A femminile. Una scelta che ha fatto infuriare la Lega Pro (unica componente che non ha ancora formalmente espresso chi sosterrà domani) e la Lnd di Abete. Che Malagò e Abodi non vadano d'accordo è cosa nota ("Faccio un in bocca al lupo al mio amico fraterno Abete e al mio diversamente amico Malagò", ha detto una volta il ministro) e sembra proprio che lo sgarbo governativo possa far crescere la maggioranza già comoda dello storico presidente del Coni che potrebbe arrivare ad avere oltre il 10% di voti in più rispetto al 56% che oggi sulla carta ha già in tasca. Domani sarà il giorno in cui si farà chiarezza, numeri alla mano e conseguenti riflessioni. Poi subito al lavoro. Già nei giorni scorsi Malagò, che non è uno che perde tempo, si è confrontato con stakeholder e sponsor calcistici. Poi ci sarà un ct di nominare, una Nazionale da rilanciare e soprattutto un futuro da ricostruire.




