Nel 2020, con il presidente dell'Aiac Renzo Ulivieri come relatore, il candidato principale alla guida della Nazionale ha ottenuto il patentino di tecnico di prima categoria Uefa Pro con un lavoro nel quale spiega quale gioco vorrebbe proporre: ecco tutti i cardini della sua idea
Trenta pagine, tre capitoli principali e un relatore d'eccezione: Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio. È il 14 settembre 2020 quando Andrea Pirlo diventa ufficialmente tecnico di prima categoria Uefa Pro, dopo aver discusso a Coverciano la sua tesi di laurea, con valutazione di 107/110. "Il mio calcio libero", il titolo del suo lavoro, che enuncia i principi base del calcio che vorrebbe proporre in panchina. Con quattro modelli d'eccezione: "il Barcellona di Cruijff e poi quello di Guardiola, l'Ajax di Van Gaal, il Milan di Ancelotti fino alla Juventus di Conte".
i ruoli e i compiti nel calcio di pirlo
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Già nell'introduzione, l'ex centrocampista elenca quale sia l'idea alla quale aspira: "un calcio propositivo, di possesso e di attacco, con 11 giocatori attivi in fase offensiva e difensiva. Il "gioco" deve essere il filo conduttore della mia squadra, basato sul collettivo ma che sia in grado di esaltare le individualità più forti. I due principi cardine della mia idea di calcio sono legati al pallone: vogliamo e dobbiamo tenerlo il più possibile finché attacchiamo e dobbiamo avere una ferocia agonistica forte per andarlo a recuperare subito una volta perso". Pirlo spiega come nel calcio moderno il concetto di ruolo stia cambiando e, così, definisce quali caratteristiche dovrebbero avere i suoi giocatori in base alla posizione ricoperta in campo. "Il portiere non può non avere qualità nella difesa dello spazio in avanti e nel gioco in possesso palla. Il difensore centrale deve essere in grado di marcare l'avversario e di coprire spazi ampi, ma in fase di possesso diventa il primo regista della squadra, prendendosi spesso il compito di impostare. Il terzino di spinta molto bravo a spingere sarà deputato a garantire ampiezza in attacco, quello più bravo a difendere spesso può diventare un terzo centrale, quello bravo tecnicamente e tatticamente possiamo impiegarlo da centrocampista aggiunto in fase di possesso - si legge -. In mezzo, non si può prescindere dalla tecnica dei propri centrocampisti centrali, con una predisposizione soprattutto mentale alla fase difensiva con riaggressione immediata in caso di perdita del pallone. Con i centrocampisti esterni, in base alle caratteristiche si potrà decidere di isolare in ampiezza il giocatore forte in 1 contro 1 (caratteristica fondamentale nel calcio di alto livello), o di portare dentro l'ala in zona di rifinitura sul piede invertito se abbiamo a disposizione un giocatore tecnico ed in grado di eseguire assist e passaggi smarcanti. Infine, per l'attaccante, l'attacco alla profondità è un elemento molto importante, insieme alla capacità di dialogare con tecnica ed intelligenza con i propri compagni per favorire gli inserimenti degli stessi".
pirlo e la sua idea di fase offensiva
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Definiti ruoli e caratteristiche, Andrea Pirlo nella sua tesi da allenatore a Coverciano entra nell'analisi delle fasi di gioco. Si parte con quella offensiva, iniziando dalla costruzione del gioco. "Crediamo che siano tre le opzioni fondamentali di un nostro giocatore in costruzione con la palla: condurre; filtrare; incrementare con il possesso palla (anche laterale o tornando indietro) lo spazio ed il tempo necessario per poter avanzare attraverso uno dei due principi precedenti. Il nostro sviluppo offensivo sarà a due velocità: dietro sarà d’attesa e di preparazione, davanti invece veloce e diretto verso la porta dopo il passaggio chiave che libera un giocatore fra le linee". Quattro sono i principi del calcio di palleggio enunciati da Pirlo: "creazione del rombo di palleggio intorno al portatore palla; creazione ed occupazione spazi liberi: riconoscere i codici di gioco; rispettare le posizioni della nostra struttura di gioco aspettando che sia il pallone che arrivi dal giocatore e non il contrario". Passando allo sviluppo della manovra, Pirlo fa intendere che la squadra dovrebbe schierarsi con una sorta di 2-3-5 o 3-2-5, in cui i calciatori avrebbero alcuni compiti specifici: ai primi 5 giocatori (difensori e centrocampisti) quello di costruzione del gioco e coperture preventive; agli esterni quello di creare ampiezza; al trequartista quello di rifinitura e all'attaccante quello di attacco alla profondità. "Ma i movimenti non sono fissi - precisa -. In base alle caratteristiche dei giocatori ed al contesto, ci saranno rotazioni diverse: il terzino sinistro si può alzare in ampiezza, l'esterno venire in zona di rifinitura e dunque l'interno arretrare in costruzione". Infine, il candidato principale a prossimo ct della Nazionale spiega che l'attacco alla linea avversaria deve essere portato con almeno 5 giocatori, ma pure 6 o 7, riempiendo l'area con almeno 3-4 di questi, con l'indicazione che "negli ultimi 30 metri la creatività ed il talento individuale la facciano da padrone, con i giocatori liberi di potersi esprimere cercando delle giocate decisive".
la fase difensiva nel calcio di pirlo
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Per quanto riguarda la fase di non possesso, invece, il principio cardine enunciato nella tesi di Andrea Pirlo è la "riaggressione". L'ex centrocampista vuole una "squadra che difende correndo in avanti. Sulla palla persa il giocatore più vicino alla palla inizia la riaggressione ma l'obiettivo primario del primo giocatore non dovrà essere quello del recupero palla (troppo rischioso farsi saltare) ma di coprire la palla ed indurre all'errore il portatore avversario. Con palla nella metà campo offensiva attueremo un pressing alto, con palla nella nostra metà campo saremo maggiormente in linea d'attesa. Dal rinvio del fondo attuiamo un pressing ad invito: cercando di indirizzare le giocate avversarie verso una zona di campo o un giocatore specifico che vogliamo attaccare". Pirlo specifica, poi, l'importanza dell'intensità mentale ("quella voglia feroce di recuperare la palla indipendentemente se stiamo facendo pressing o linea d'attesa") ed entra nel dettaglio dello schieramento difensivo. "Linea difensiva a 4 che lavora di reparto ma in relazione agli avversari - si legge -. Alta ed aggressiva in avanti sulle risalite con particolare attenzione alla posizione del portiere", che dovrà seguire i movimenti della propria difesa. Altri concetti fondamentali per l'ex regista sono: "marcature d'anticipo e sfruttamento del 2 contro 1 con un difensore davanti ed un altro in copertura; negli ultimi 30 metri, il nostro centrocampista centrale entra nella linea difensiva per comporre una linea a 5 fondamentale per difendere al meglio in ampiezza ed essere aggressivi centralmente"; evitare i raddoppi, soprattutto quelli troppo ravvicinati all'avversario".
pirlo e l'importanza delle transizioni
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Infine, l'ultimo capitolo della tesi discussa da Andrea Pirlo a Coverciano è dedicato alle transizioni, offensive e difensive, che "nel calcio moderno le transizioni hanno assunto un'importanza fondamentale". La base, per lui, è il "gioco preventivo". A livello offensivo, "il gioco preventivo quando difendiamo bassi in difesa posizionale, può prevedere degli smarcamenti fuori linea magari laterali dietro ad un terzino avversario che si è spinto in avanti. Questo gli permetterà di farsi trovare libero per poter ripartire nel momento in cui recuperassimo palla. Nel caso in cui il difensore centrale avversario uscisse lateralmente su di lui in marcatura, avremmo disordinato il loro schieramento con la possibilità di sfruttare gli spazi liberati da questi movimenti". A livello difensivo, invece, "quando siamo in attacco posizionale i difensori non più utili in fase offensiva devono già pensare alla possibile transizione difensiva, marcando gli attaccanti avversari impedendo così di far ripartire velocemente la squadra avversaria". Alla fine, quindi, sono possesso palla, riaggressione alta, libertà e liquidezza di moduli e ruoli i concetti base del calcio che l'ex centrocampista vorrebbe riproporre in panchina. "Credo che un calcio propositivo, di attacco e di qualità possa dare grandi vantaggi - conclude la sua tesi -. Maggior entusiasmo nell'ambiente, maggior coinvolgimento da parte di giocatori e staff. Dinamiche, queste, necessarie per riuscire a creare quell'empatia che è alla base delle squadre di successo". Riuscirà ad attuarlo sui campi di Coverciano e non solo davanti alla scrivania?


