Da Merckx a Moses, passando per Verstappen e tanti altri, che colpa ne hanno se hanno una marcia in più dei rispettivi avversari? Semmai la loro superiorità può diventare uno stimolo supplementare per gli stessi rivali, per arrivare a ribaltare, anche fosse una tantum, gerarchie cristallizzate
Provocazione? Difesa di categoria, dopo qualche critica di troppo alle ruote veloci ("le tappe dedicate agli sprinter sono monotone")? Biniam Girmay, velocista eritreo della Nsn, già vincitore di tre tappe al Tour de France 2024 e vicino al poker sei giorni fa nella volata di Bergerac, ha ribaltato il punto di vista. "Dipende da cosa piace alla gente. Io, per esempio, penso che a volte sia noioso vedere qualcuno correre da solo per 40 chilometri su una tappa di montagna. E allora meglio guardare le tappe da volata, perché non si sa mai chi vincerà". Il riferimento è naturalmente al dominio incontrastato di Tadej Pogacar, su cui più volte si sono già espressi anche autorevoli addetti ai lavori. Purtroppo è il triste destino degli invincibili dello sport, non solo del ciclismo: essere così dominanti, da risultare per qualcuno scontati, monotoni, facendo passare in secondo piano, invece, la spettacolarità e la grandezza dei rispettivi gesti atletici.
giganti
—
Senza scomodare i giganti di un passato remoto - dal cannibale Eddy Merckx a quell’Edwin Moses che infilò 122 vittorie consecutive nei 400 ostacoli - pensiamo a Usain Bolt, alla regina dello slalom Mikaela Shiffrin, al re dell’asta Mondo Duplantis, al Max Verstappen delle 19 vittorie su 22 gare di Formula 1 nel 2023, oppure allo stesso Jannik Sinner dell’ultimo biennio. Chi sa di sport, sa riconoscere la bellezza di una fuga mondiale di 100 chilometri. E che colpa ne hanno loro, i Cannibali, se hanno una marcia in più dei rispettivi avversari? Semmai la loro superiorità può diventare uno stimolo supplementare per gli stessi rivali, per arrivare a ribaltare, anche fosse una tantum, gerarchie cristallizzate. Lo disse pure Felice Gimondi, che sbattè per anni contro quel muro di nome Merckx: "Eddy era un fuoriclasse e mi fece vedere l’inferno, ma fu per me un pungolo continuo. Io non mi arresi mai. E le mie pur rare vittorie mi procurarono una gioia speciale".


