A 40 anni coach Poeta conquista il primo scudetto da capo allenatore. Dopo il triplete ringrazia Armani e Messina: "Mi hanno dato questa opportunità"
È passato dal campo alla panchina scalando in quattro anni tutte le gerarchie e oggi a 40 anni festeggia il suo primo scudetto. Giuseppe Poeta è il sole che da novembre illumina e riscalda l’Olimpia Milano. Ritiratosi da giocatore nel 2022, Peppe ha iniziato a studiare da grande con le esperienze da assistente di Gianmarco Pozzecco in Nazionale (2022-2025) e di Ettore Messina a Milano (2022-2024). La scorsa stagione ha iniziato a camminare da solo guidando Brescia alla finale scudetto persa con la Virtus Bologna, prima della nuova chiamata dell’Olimpia: per lui ruolo di assistente con la "promessa" di diventare in futuro il successore di Messina. E l’occasione si è materializzata a novembre dopo il passo indietro del coach-presidente. "È incredibile, stupendo, se è un sogno svegliatemi — le prime parole del tecnico nato a Battipaglia —. È una soddisfazione incredibile far parte del primo triplete della storia dell’Olimpia che condivido con Ettore Messina che ha costruito la squadra e mi ha insegnato tanto. Un grazie alla proprietà, al mio staff, ai dottori. Nel primo anno senza Giorgio Armani un pensiero va anche a lui che mi ha voluto in questa società".
Zero compromessi
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Con la promozione a capo allenatore dell’Olimpia Milano, oltre alla sua idea di pallacanestro, Poeta ha portato il suo pensiero positivo, solare. Il suo sorriso da emoticon è diventato la cartolina del club. "Allenare mi diverte, lo faccio in modo leggero più o meno come quando ero giocatore. Voglio un’Olimpia di corsa" il suo pensiero programmatico il giorno dell’insediamento. E nel corso dei mesi i suoi principi hanno fatto breccia nello spogliatoio fino a questi playoff dove Milano ha messo in campo una pallacanestro "bella, importante. Credo che dopo la fine della regular season di Eurolega, difensivamente abbiamo sbagliato una sola partita, gara-3 contro Venezia". Ma se tecnicamente Peppe ha ben chiaro il suo percorso ("Sono un allenatore giovane, è la mia seconda stagione da capoallenatore. Ho perso una finale scudetto, ne ho vinta un’altra con Milano oltre a una Coppa Italia ma devo crescere. Ora sono stanco e se domani se vedo un pallone da basket lo buco"), c’è una cosa a cui non vuole rinunciare: "Non scenderò mai a compromessi per il mio modo di essere, a cominciare dal mio carattere. Ci tengo a essere così, queste sono le mie basi. Entusiasmo e tolleranza sono i miei valori". Un’indole che lo rende amato dai giocatori: "Dopo gara-3 mi ha scritto Nicolò Melli - ha concluso Poeta -. Mi ha detto: “Per vincere bisogna saper soffrire e quando ci riesci è ancora più bello”".



