Dopo le prime tre gare della stagione, guidano il Mondiale i piloti che sono più volte finiti per terra. Ma grazie al lavoro sulla sicurezza, tra vie di fuga e materiali innovativi, le conseguenze fisiche per i protagonisti sono ridotte al minimo
Massimo Falcioni
7 aprile - 16:48 - MILANO
Giacomo Agostini, il pilota più titolato nella storia del motomondiale e con meno cadute nelle sue stagioni iridate dal 1963 al 1977, ripete spesso: “Ai miei tempi, nelle corse degli anni ’60-’70, era vietato cadere, perché quando si cadeva si rischiava la vita”. Era un motociclismo diverso in un mondo diverso. La stagione di corse iniziava a marzo sui circuiti cittadini. A Riccione, nella classe 500, Agostini sulla MV Agusta 4 cilindri (80 CV di potenza, oltre 270 km/h di velocità) girava poco sopra i 100 km/h di media sul giro! In Italia il circuito (affascinante) più pericoloso era quello di Ospedaletti-San Remo, con muri, pali e strapiombi (una mini-copia dell’ancor più brutale circuito di Abbazia nella ex Jugoslavia), dove addirittura nel dopoguerra correvano anche le Formula 1 con piloti del calibro di Nuvolari, Fangio, Ascari, Bira, Villoresi, Serafini, Ascari. Quanto giravano? L’ultima edizione automobilistica del 1951 fu vinta da Alberto Ascari sulla Ferrari 375 F1 alla media di 101,70, con il giro veloce di 105,53 km/h! Poi, dopo il gravissimo incidente di Johnny Claes nel 1951, le corse di auto furono proibite e lo stesso epilogo – nel 1973, a causa degli incidenti mortali a Monza di Pasolini e Saarinen e poi di Galtrucco, Colombini, Chionio – si ebbe per le moto. E comunque, sui saliscendi di Ospedaletti la 500 girava a poco più di 100 km/h.
motogp più sicura
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Oggi, per fortuna, non è più così. In MotoGP si cade tanto ma, grazie ai passi avanti fatti sulla sicurezza, in particolare sui circuiti, i danni per i piloti sono minori: crash anche ad alta velocità, sopra i 250 km/h, con spaventi e danni per lo più alla moto, con il pilota che, di lì a poco, di solito riparte. Comunque, questa MotoGP, con moto da 160 chili, motori 1000 cc con potenze vicine ai 300 CV e velocità sopra i 350 km/h, dalla prossima stagione 2027 avrà nuovi motori da 850 cc, con alesaggio ridotto da 81 mm a 75 mm, con calo nelle velocità di punta. Ci sarà davvero più sicurezza, restando gli stessi circuiti? Risponde Agostini: “Restano moto con troppa potenza e velocità: non sta lì lo spettacolo. Con tutti quei cavalli si hanno sempre problemi di gestione delle gomme, dell’elettronica, delle frenate”. In sostanza, sul piano tecnico-tecnologico, anche nel motociclismo indietro non si torna: il motociclismo è parte di una società che corre in avanti, quanto meno ci prova. In MotoGP gli standard di sicurezza vanno incrementati partendo dalle moto, con la necessità di adeguare costantemente i regolamenti, ma adeguando via via anche i circuiti. Il tutto con realismo: nelle corse il rischio può essere ridotto, ma non eliminato.
i dati 2026
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Ma torniamo alla MotoGP, al campionato 2026, con le prime tre gare disputate su 22 e con 33 cadute a Buriram, 57 a Goiana, 73 ad Austin. A differenza dei tempi di Agostini, quando vincevano i piloti più veloci che restavano più in piedi, oggi in testa alla classifica iridata ci sono i piloti con più cadute. Primo Marco Bezzecchi, 6 cadute; secondo Jorge Martin con 4 cadute; terzo Pedro Acosta con 4 cadute. Quattro cadute anche per il quarto Fabio Di Giannantonio, per il quinto Alex Marquez, per il sesto Jack Miller, per il settimo Franco Morbidelli, per l’ottavo Ai Ogura. Con 3 cadute Bastianini, Binder, Marc Marquez (evidentemente meno “impiccato” del passato e ancora non al massimo per i postumi del suo ultimo incidente del 2025), Razgatlioglu. Con 2 cadute Bagnaia, Marini, Moreira, Zarco; con una caduta Vinales, Rins, Quartararo. Zero cadute per Aldeguer e Fernandez. Che dire? Per vincere bisogna tenere più aperta possibile la manetta, curvare sempre più veloci, correre più rischi. Si cade tanto ma, un po’ per fortuna, un po’ per le vie d’uscita sempre più ampie e anche per le tute-pilota da astronauti, le conseguenze per i piloti sono molto meno pesanti che in passato. Un esempio eclatante viene proprio da Bezzecchi: fin qui sei cadute, di cui due nelle sprint di sabato, che non hanno certo inciso nelle gare di domenica, tutte vinte dal pilota Aprilia. Una tendenza che continuerà anche a Jerez?

