Pirateria, blitz della GdF su Cinemagoal: 100mila utenti in Italia, al via le maxi multe

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Abbonamenti da 40 euro, vendite porta a porta e criptovalute. Ecco come funzionava l'app pirata

22 maggio - 14:12 - MILANO

Un’unica applicazione per accedere illegalmente a eventi sportivi, film, serie e musica, eludendo gli abbonamenti dei servizi di streaming offerti dalle singole piattaforme. Era questo il sistema costruito attorno al marchio Cinemagoal, un servizio pirata presentato come un pacchetto completo e venduto a prezzi concorrenziali rispetto a quelli praticati dagli operatori come Dazn, Sky,Netflix, Disney+ e Spotify. Il meccanismo per gli utenti finali era semplice. Dopo l'installazione dell'app su smartphone, televisori e tablet, era possibile ricevere da un server estero tutti i contenuti prescelti. Un network organizzato che offriva un servizio con tanto di marchio, assistenza e un'intera rete commerciale.

Pirateria, L’operazione della GdF

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Il sistema è stato ricostruito nell’ambito dell’operazione "Tutto in Chiaro", condotta dalla Guardia di Finanza di Ravenna su disposizione della Procura di Bologna. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, gli utenti italiani che usufruivano di Cinemagoal erano all'incirca 100mila. Per un primo gruppo di mille persone sarebbe già scattata la sanzione, con importi compresi tra 154 e 5.000 euro. Per gli altri, i provvedimenti saranno gestiti progressivamente dalle prossime settimane. Il danno, per le società che distribuiscono legalmente i contenuti, è stimato intorno ai 300 milioni di euro in diritti non riscossi. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati dispositivi, server e altro materiale.

Vendite online e abbonamenti da 40 euro

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Le indagini sono partite dai social e dalle piattaforme di messaggistica con crittografia end-to-end come Telegram e app simili. Non risulta invece l'impiego di canali più esposti, come Instagram o Facebook. Cinemagoal veniva promosso e venduto via web, ma sono emersi anche contatti diretti con gli utentivendita porta a porta e assistenza on site. La struttura, secondo quanto ricostruito, prevedeva un livello superiore, formato dagli organizzatori, e una rete di rivenditori e distributori incaricati di proporre il servizio, installarlo e seguire i clienti. Gli "abbonamenti" erano annuali, con prezzi che oscillavano da 40 a 130 euro a seconda del pacchetto scelto. I pagamenti avvenivano preferibilmente attraverso criptovalute e conti esteri. Parte degli incassi restava ai rivenditori, mentre una quota veniva trasferita alle figure apicali dell’organizzazione. I soggetti coinvolti rischiano ora denunce per pirateria audiovisiva, accesso abusivo a sistemi informatici e frode informatica.

come funzionava Cinemagoal

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Dal punto di vista tecnico, il funzionamento del sistema era articolato. L’app collegava i dispositivi degli utenti a server collocati all’estero, utilizzati per decrittografare i contenuti audiovisivi. In Italia, invece, sarebbero state attivate macchine virtuali sempre attive, incaricate di intercettare e rilanciare a intervalli regolari i codici legati ad abbonamenti leciti, riconducibili a intestatari fittizi e in parte già identificati. In questo modo il segnale veniva trasmesso agli utenti come se fosse regolare. Il sistema permetteva di superare le protezioni messe in atto dalle piattaforme, migliorare la qualità del flusso audiovideo e rendere più complessa l’identificazione degli utilizzatori finali. L’accesso all’app, infatti, non risultava collegato in modo diretto a un indirizzo IP riconducibile all’utente.

La Gazzetta dello Sport

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