Petrucci: "College e Nba Europe, cambia tutto. Serve una riforma"

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Il numero 1 Fip: "Licenze fisse e A2 professionistica solo con l’ok dei club. Ma nessuno può evitare casi Trapani"

Giuseppe Nigro

Giornalista

6 agosto - 08:17 - MILANO

L’argento europeo della Nazionale Under 18 dei giorni scorsi ha prolungato la serie di estati consecutive in cui le giovanili azzurre vanno a medaglia. Un’eccellenza che poi nei fatti è soggetta a disperdersi quando deve tradursi a livello senior: c’è anche lo sviluppo dei ragazzi nelle idee per le riforme del basket a cui stanno ragionando la Federazione con le due maggiori leghe maschili? “Qualsiasi riforma sarà fatta in accordo con la società, sono loro che mettono i soldi”, risponde il presidente federale Gianni Petrucci, partendo dal contesto: “È innegabile, basta guardarsi intorno, che lo sport italiano ed europeo sta cambiando. L’arrivo della Nba racconta l’interesse che c’è a investire in Europa, solo chi è contro ai cambiamenti può pensare che Petrucci o Gherardini (presidente di Lega,ndr) abbiano la forza di bloccare qualcosa”. 

Il fatto che sempre più ragazzi scelgano il college è un’opportunità o una minaccia? 

“Macché minaccia… Non può esserlo avere un figlio che viene richiesto da un’università dove si gioca a basket e si studia. Il basket è nato nelle università. Noi abbiamo più di 40 ragazzi al college, so benissimo che le società sono penalizzate, ma tutta Europa è penalizzata: nessuno ha la forza di bloccare la libera volontà di un ragazzo di andare ad acculturarsi da ogni punto di vista in un’università. Poi tornano più forti”. 

Perché una riforma è necessaria dal lato Federazione? Quali sono i vostri obiettivi? 

“Se io dicessi le mie idee, se poi qualunque società si ritenesse lesa apriti cielo. Mi si deve riconoscere il saper vivere, per cui ho le mie idee ma non le dico adesso. Ma ricordo che il basket è da sempre apripista di novità: la creazione di A1 e A2, gli sponsor insieme al ciclismo, i playoff con tutte le critiche che sono arrivate dal mondo del calcio. Che poi li ha inseriti in tutte le categorie tranne la Serie A”. 

Due idee: il passaggio dell’A2 al professionismo. Sostenibile? E seguire la tendenza del basket europeo che sta andando verso le licenze fisse. 

“È una delle ipotesi, anche perché l’intesa deve essere tra Fip e le due leghe maschili: è tutto possibile ma non c’è nulla che non si possa fare anche con l’accordo delle società. Il professionismo? Saranno gli imprenditori a dire se saranno disponibili e le leghe a compulsarlo, non possiamo imporlo noi”. 

Una riforma può servire a evitare altri casi Trapani o la perdita di piazze come Brescia e Cremona. 

“Rispetto a quando ero alla Federcalcio e le società professionistiche erano più di 100, adesso sono 30-40 in meno. Nessuno può evitare futuri fallimenti, qualsiasi norma metti, anche la più rigida. Brescia e Cremona? Non sono sparizioni, oggi fanno i campionati: di Brescia ho seguito da vicino la ripartenza, la Federazione ha collaborato perché non sparisse ed è diventata una bella realtà”. 

La grande novità è il ritorno di Roma, a cui lei ha sempre tenuto molto. Addirittura con due club. Ma non le sembrano molto indietro? 

“Ho sempre detto che lo sport è più popolare quando oltre alle piazze storiche coinvolge le grandi città. La forza del calcio è che ha tutta Italia. Il basket, che è il secondo sport, ha una gran parte d’Italia, e il ritorno di Roma non accontenta solo Petrucci ma tutta la pallacanestro. Sono indietro? Io che sono a conoscenza di tante cose posso dire che non è così, stanno lavorando alacremente: non è facile costruire una realtà dal niente. La Nba insiste a dire che partirà nel 2027, e Sport e Salute ha fatto un lavoro straordinario: con la copertura, il Centrale da 13.500 posti sarà una grande realtà. Sono in contatto con Napoli dove Rizzetta sta facendo cose importanti. A Milano adesso c’è anche Santa Giulia, poi ci sono gli impianti nuovi di Cantù, Venezia, Bologna…”. 

Il ritorno di Roma non accontenta solo Petrucci ma tutto il basket. Sono indietro? No non è così

I posti per Nba Europe sono due, qualcuno a Roma e a Milano resterà fuori. 

“La certezza che ho è che i nuovi investitori mi hanno detto che rimarrebbero anche senza Nba, tutte sono convinte di avere la chance. Poi se c’è una persona che sa più di me, e sa come finirà, è Gherardini, che conosce il basket mondiale come nessuno: su ogni quesito internazionale ha una risposta”. 

Dopo il primo anno del nuovo ciclo, la Nazionale ha nelle proprie mani la qualificazione al Mondiale 2027 e per la finestra di fine mese finalmente ritrova i migliori, da Fontecchio a Melli. 

“Li ritroviamo noi ma li ritrovano anche gli altri, c’è uguaglianza competitiva. Sono contento del primo anno con Banchi, abbiamo grande fiducia, ogni giorno siamo al telefono. Siamo partiti col piede giusto nelle qualificazioni, adesso abbiamo partite importanti: in Bosnia e poi a Pesaro dove c’è già un entusiasmo straordinario, a 20-25 giorni dall’evento la biglietteria fa faville. Questo è il basket”. 

Al Mondiale ci è tornata dopo 32 anni la Nazionale femminile, che si è radunata martedì. Sensazioni per Berlino? 

“Per la prima volta da quando sono presidente le nazionali saranno insieme tre giorni a Trento, un bell’interscambio culturale. Il Mondiale è difficilissimo, subito contro giganti come Usa e Cina. Ma era difficile anche la qualificazione e abbiamo battuto la Francia di 15. Ho detto alla squadra che ho vissuto il sogno di Berlino quando ero al calcio: chi credeva di poter fare quel risultato al Mondiale 2006? È difficile ma ognuno di noi vive un sogno”. 

Restiamo al calcio: contento di Mancini ct? Fu lei 25 anni fa da commissario Figc a dargli la deroga per poter allenare. 

“Me l’ha ricordato Ulivieri sei mesi fa. Fu una mossa intelligente, mi ricordo che fui attaccato ferocemente: tante volte nella vita si dice che una cosa non si può fare, io l’ho fatta e ho avuto fortuna. Mancini è il migliore che ci sia, Malagò ha fatto una grande scelta. Tra tutti i nomi fatti, con cui ho un buon rapporto personale, quello che ha vinto in Nazionale è Mancini. Ha lasciato la Nazionale? Tutti fanno degli errori, ma nessuno sa i retroscena. Con lui ho un ottimo rapporto: lo merita, è bravo. Malagò ha fatto un’ottima scelta: un anno fa gliel’avevo detto che sarebbe tornato al calcio, sarà un bravo presidente”

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