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Un calciatore moderno, eleggibile per quattro nazionali, che ha fatto esperienza, ha imparato nel sommerso e si è dimostrato senza pari quando è arrivato sul palcoscenico migliore
C’è un momento esatto, dentro quella favolosa sarabanda di emozioni di cui abbiamo goduto in Bayern Monaco-Real Madrid, che misura la distanza tra la modernità di un certo calcio e l’antiquariato impolverato di chi è inchiodato a un tempo antico. Quel momento preciso è quando, al declinare della partita, Olise raccoglie il passaggio di Kane e opta per una scelta nuova. Una scelta filosofica, verrebbe da dire; di più: la modernità intesa come una nuova interpretazione estetica. Dunque in quel momento il risultato di 3-3 garantisce al Bayern Monaco il passaggio in semifinale. La maggioranza dei calciatori di questo pianeta, ricevuto il pallone, avrebbe rallentato la corsa, si sarebbe probabilmente spinta verso la bandierina del calcio d’angolo, chissà. Magari avrebbe atteso l’arrivo dell’avversario per guadagnare un fallo. Tutte queste opzioni affidano al cronometro la garanzia di un destino da preservare. Olise, invece, quel destino lo impugna, ne diventa padrone, unico artefice, utilizzatore finale.



