Per Pogacar la Milano-Sanremo è la corsa più difficile che c'è: i motivi

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Tadej Pogacar (UAE Team Emirates XRG) win the Strade Bianche (White Roads) a 203 km one day race from and to Siena - Tuscany,- Saturday March 7, 2025, Italy. Sport - cycling (Photo by Marco Alpozzi/LaPresse)

Tra record sulla Cipressa e leggi della fisica, lo sloveno insegue l’ultimo tassello per la storia. L’analisi del preparatore Maurizio Mazzoleni: "Sforzi brevi e scia favoriscono i passisti, per battere Van der Poel e Ganna servirebbe più salita"

Luca Gialanella

Giornalista

20 marzo 2026 (modifica alle 17:18) - MILANO

L’ha corsa cinque volte. La prima in quella storica, e unica, edizione del 2020, era Covid: la Milano-Sanremo si disputò l’8 agosto e Tadej Pogacar chiuse 12° a 2” dal vincitore fiammingo Van Aert. Nel 2022 è stato quinto a 2” dal connazionale Mohoric, protagonista di una discesa dal Poggio (con sella abbassata) che gli permise di fare il vuoto; nel 2023 quarto a 15” da Van der Poel, irresistibile sul Poggio; nel 2024 e 2025 due terzi posti, alle spalle di Philipsen e Matthews in volata nel primo caso, e battuto allo sprint da Van der Poel e Ganna l’anno scorso. Eppure Pogacar ha animato come pochi la Classicissima. Sul Poggio (sempre) e sulla Cipressa (l’anno scorso), quando ha segnato il nuovo record di scalata dell’unica salita lunga (5,6 km) della Sanremo: 8’57” alla media di 37,1 km/h. Pantani nel 1999 ci mise 9’37”. Eppure così disse, amaro, dopo il terzo posto del 2025: “Ho la sensazione che la Sanremo possa diventare la mia maledizione. Probabilmente mi consumerò provando a vincerla. Ci sono andato vicino eppure la sento così lontana. Certo, sulla carta mi piacerebbe avere il Poggio di 5 km al 10% di media, ma le cose stanno così. È una corsa in cui è difficile per me fare la differenza. Le leggi della fisica entrano in gioco e non posso farci niente”. Il fenomenale sloveno ha vinto due Giri delle Fiandre, e sui Muri in pavé ha staccato anche Van der Poel; ha dominato tre edizioni della Liegi-Bastogne-Liegi, la prima volta addirittura in volata contro Alaphilippe in maglia di campione del mondo; ha fatto meglio di Coppi con cinque trionfi consecutivi nel Giro di Lombardia, il giardino privato del Campionissimo. Gli mancano Sanremo e Parigi-Roubaix per vincere tutte e cinque le classiche Monumento ed entrare nel club più esclusivo del ciclismo. Comprende solo tre fiamminghi: Rik Van Looy, Eddy Merckx e Roger De Vlaeminck. E se alla Roubaix del 2025, al debutto sul pavé della Regina delle Classiche, è arrivato secondo con un errore in una curva a destra che diede il via libera a Van der Poel per il tris, la Milano-Sanremo sembra davvero, per le caratteristiche tecniche del percorso e quelle di Pogacar, la più difficile da vincere. Ne parliamo con uno dei più apprezzati preparatori e allenatori, Maurizio Mazzoleni, sport manager dell’Xds Astana e già al fianco di Vincenzo Nibali.

Maurizio, partiamo dalla Cipressa: l’anno scorso Pogacar è andato forte come mai prima, ma gli sono rimasti a ruota Van der Poel e Ganna. Perché?

“Pogacar è riuscito nel suo intento di fare selezione, però quei due non si sono staccati: tempo di scalata basso (sotto i 9’) e potenza media di oltre 6 watt per chilo, come non accadeva da tempo. Ci sono alcune variabili: la Cipressa è la prima salita vera della Sanremo e il gruppo ci arriva sì con 270 km nelle gambe ma senza altre salite e con un dislivello minimo, quindi Pogacar non può fare conto sulla fatica accumulata nei muscoli degli avversari. Se prima della Cipressa ci fosse stata un’altra salita, sarebbe stato tutto diverso. Poi la lunghezza della salita: se fosse lunga 6 o 7 chilometri, cambierebbe lo scenario. Quindi il tempo di scalata: 9’ sono uno sforzo gestibile anche da corridori con caratteristiche diverse da chi, come Pogacar, è più scalatore”.

Le pendenze non sono alte. 

“Questo conta molto, perché sulla Cipressa si sviluppano lunghi rapporti. Possiamo considerare questa salita, per le caratteristiche, come una cronometro e su una distanza di 9 km anche Van der Poel, molto potente e campione nelle classiche, e Ganna, che è un formidabile cronoman, possono esprimere sotto i 10 minuti di sforzo wattaggi veramente alti e riuscire così a tenere Tadej. La differenza avviene quando replichi questo modello di prestazione più volte, o se la fai con una gamba affaticata. Ma questo, come detto, alla Sanremo non succede”. 

Per voi allenatori, quali sono i dati di potenza di riferimento per la Sanremo? 

“Parliamo di dati medi di potenza, che sono più veritieri. Sulla Cipressa almeno 6 watt per chilo di peso, sul Poggio si toccano i 7,5 watt per chilo. Sulla Cipressa in passato i primi toccavano 5,7-5,8 watt/kg, ora il livello si è alzato. Negli ultimi anni i dati di potenza della Cipressa stanno diventando la chiave della Sanremo”. 

Andiamo oltre i valori medi di potenza e vediamo le punte. 

“Se diciamo 6 watt/kg, vuol dire che uno che pesa 80 kg come Ganna deve fare almeno 480-490 watt medi. Ma quando si attacca, si toccano wattaggi superiori, per dare un'idea anche 800-900 watt, ma questo dato dipende per quanti secondi viene espresso. Però 6 watt medi per chilo su una salita di 10’ come la Cipressa sono tanta roba”.

Andiamo sul Poggio: 3,7 km al 3,7% medio e punte dell’8% dopo il Santuario della Madonna della Guardia a circa 700 metri dallo scollinamento.

“Dall’esterno ci si può chiedere come mai due corridori come Pogacar e Van der Poel, con caratteristiche diverse, siano così vicini come dati. Dipende proprio dalla caratteristica del percorso. Negli anni scorsi Pogacar ha provato mille volte l’attacco in uscita dai tornanti, ha l’esplosività necessaria per vincere una Sanremo, ma si vince anche in base ai rivali che ci sono. In questo caso il Poggio è troppo corto per uno scalatore come lui e si fa troppo velocemente”. 

Il record sul Poggio è di Van der Poel: nel 2023 impiegò 5’38” a una media superiore ai 39 km all’ora. 

“Gli ultimi dati dicono che sul Poggio si va oltre i 7,5 watt/kg di potenza massima, e si toccano nel tratto rettilineo dopo il Santuario della Guardia dove ci sono gli attacchi. E poi sul Poggio è decisiva la scia di un altro corridore: più la salita è dura, più non c’è questo effetto, ma il Poggio è una salita molto veloce e a ruota si sta bene, diciamo così. Se si attacca a 50 all’ora e si resta nella scia, si risparmia almeno il 10-15% di potenza. Significa che su 500 watt sono 50 watt, è parecchia roba, ti consente di respirare. Ecco perché molto spesso la Sanremo si rimescola sull’Aurelia in fondo alla discesa: perché atleti che non avevano espresso e non avevano quei valori sul Poggio, hanno sfruttato la scia di un altro corridore. Sulla Cipressa invece l’effetto scia è minore perché le velocità sono inferiori”. 

Ecco, che punte si toccano sulle due salite? 

“La Cipressa si fa a 36-37 all’ora di media, e si va oltre i 40 all'ora nel momento dell'attacco. La salita è tutta molto pedalabile, ha pochi tornanti, la velocità si abbassa poco, e quindi se hai i gregari che ti fanno un buon lavoro la velocità è sempre alta. Sul Poggio, invece, dove la media è di 39 all’ora, si attacca a oltre 50 all’ora”. 

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