L’ex pilota Williams conosce Antonelli fin dai kart: "Con questa Mercedes può vincere. Battendo Russell dimostrerebbe di essere un fuoriclasse come Verstappen, Hamilton e Schumacher"
Riccardo Patrese ci sta volentieri ad essere battuto. A veder superati i suoi 6 Gran Premi vinti, secondo bottino di sempre per un italiano in Formula 1, dietro solo ad Alberto Ascari (13). "Speriamo davvero che Kimi arrivi anche ben oltre — dice —. Anche perché in questo momento la situazione per lui è del tutto favorevole, nel senso che la Mercedes è talmente dominante che se batte il suo compagno di squadra vince la gara". Patrese conosce da sempre Kimi Antonelli, da quando lui e suo figlio Lorenzo erano sotto la stessa tenda del guru Dino Chiesa e correvano coi kart. E domenica ovviamente ha fatto il tifo per lui. "È stato bello vederlo vincere. È andato fortissimo. Continuerà ad andare fortissimo e spero arriverà a giocarsi il titolo Mondiale con Russell".
Le è piaciuto, quindi...
"Beh, sì. Come mi piace da sempre. Ripensandolo bambino, con mio figlio nei kart, mi fa molto piacere vederlo lì. Ha gestito la gara in modo eccelso".
Si capiva fin da allora che aveva capacità e carattere per arrivare in Formula 1?
"Sì, si vedeva, se no la Mercedes non gli avrebbe offerto la chance che gli ha dato. Senza la quale nel Motorsport di oggi non si arriva dove è arrivato lui. Si intuiva il suo talento, si capiva quanto era appassionato, attentissimo a tutti i minimi particolari. Si intravedeva che le prospettive potevano esserci, ma quelle le avevano e le hanno anche altri, poi ci vogliono appoggi economici molto importanti. Che lui si è meritato".
Riccardo Patrese
17 stagioni in F1
Nato a Padova il 17/4/54. Campione del mondo in kart, debutta in F.1 nel 1977 con la Shadow. Ha vinto 6 Gran Premi, con 37 podi e 8 pole.
Le ricorda qualche pilota del passato?
"No, i piloti sono se stessi, con le loro caratteristiche. E difficilmente si ispirano a qualcuno, a me almeno non è successo. E credo valga per tutti, o quasi".
In che cosa può, o deve, ancora migliorare?
"Non c’è dubbio che dovrà farlo. Quando io ho smesso, dopo 17 anni di F.1 sentivo di avere ancora da migliorare. Quindi figuriamoci lui. Non si finisce mai di imparare, potenzialmente di migliorare. E non bisogna mai mettersi su un piedistallo, pensando di essere arrivato. Ma questo vale in ogni ambito, nello sport e nella vita. Kimi migliorerà facendo esperienza, le cose giuste e le cose sbagliate. E magari imparando qualche sottile astuzia che in quel mondo serve per la convivenza in squadra. Bisogna essere intelligenti non solo nella guida, ma anche nella politica nel box. Ma Kimi è uno che impara molto velocemente, lo sta dimostrando".
In un team tedesco ma con sede in Inghilterra, con l’altro pilota inglese che è lì ormai da un bel po’…
"Penso che sia in una situazione migliore della mia alla Williams con Mansell. Anche perché è vero che Russell è in scuderia da molto e tengono molto a lui, ma Toto Wolff su Kimi ha fatto una scommessa doppia: mentre ha fatto fare a Russell una trafila normale, ha scaraventato Antonelli in F.1 dalla sera alla mattina, tanto da essere anche molto criticato, l’anno scorso. Se succedesse che un ragazzo di 19 anni diventasse campione del mondo, per Wolff sarebbe una vittoria altrettanto doppia. Casomai il problema è che Russell è in effetti molto forte, quindi Kimi dovrà sudarsela. Ma ho molta fiducia che se la possa giocare".
Sarebbe un exploit da fuoriclasse…
"Il fuoriclasse sa cogliere le occasioni. Non possiamo ancora dire se Kimi diventerà come Verstappen, come Schumacher, come Senna, come Hamilton, ma ha le carte in regola per diventarlo".
Le sta piacendo la Formula 1 con queste nuove regole?
"Mi pare che tutti o quasi gli addetti ai lavori, a cominciare dai piloti, Verstappen più di tutti, l’abbiano bocciata. E che abbia stravolto un po’ la filosofia del campionato piloti. Una volta si premiava chi guidava meglio, osava di più, aveva il piede più pesante. Adesso devi avere il piede leggero… E poi vedo che tutto viene comandato dai box: chi è in macchina deve soprattutto eseguire. Prima era un campionato piloti, ora sembra più che altro una competizione di ingegneristica e di elettronica. Vincono gli ingegneri che fanno la macchina più performante. Il pilota deve esser quasi più bravo alla playstation, a schiacciare i bottoni, che non a guidare".
Suo figlio Lorenzo quest’anno corre in Imsa, negli Stati Uniti...
"Sì, ha deciso di buttarsi nell’endurance. Quindi Imsa, ma non solo, fa anche il GT World Challenge, sempre tutto con Ferrari, quest’anno sarà anche alla 24 Ore di Le Mans. Ha un bel programma, con l’obiettivo di diventare pilota ufficiale e di arrivare a guidare una hypercar".
Tornando a Kimi Antonelli: può vincere il Mondiale già quest’anno?
"Sì. Con quello che ha fatto in questo fine settimana Russell ha meno da ridere. Alla sera andrà a letto facendosi molte domande. Perché considerava che Kimi fosse buono, ma forse non così. Non che facesse una gara come quella di domenica, in cui non ha sbagliato niente, ha controllato la situazione, ha risparmiato le gomme, gli ha fatto capire che se anche George gli fosse arrivato sotto lui sarebbe potuto andare ancora più veloce. George sarà un po’ preoccupato, immagino…".
Il tutto in una lotta tra loro due...
"Sì, sono talmente dominanti che non vedo come possa finire diversamente, almeno non adesso. E se Kimi si mette ad andare più forte di Russell può fare anche un bel filotto di vittorie. Speriamo veramente che succeda".




