(di Alessandra Magliaro)
Poliedrico o inquieto in fin dei
conti non fa differenza, Paolo Ruffini sfugge alle definizioni e
si diverte a spiazzare l'interlocutore: è attore, regista,
imprenditore, scrittore di successo, comico, doppiatore,
teatrante, guru dei social. Tra i 6 finalisti al premio
letterario Bancarella che si assegna domenica a Pontrepoli
(Massa Carrara) con il romanzo Io sono perfetto (La Nave di
Teseo), ha una stagione di fatto sold out a teatro con i suoi
spettacoli, mentre su Instagram e Youtube le sue interviste a
persone comuni fanno piangere e ridere oltre 2 milioni e mezzo
di follower. All'Arena di Verona il musical religioso Din Don
Down, alla ricerca di (D)io con un cast che comprende sei
persone con sindrome di down, tra cui una che interpreta Gesù
sulla croce, ha fatto 20 minuti di applausi. Dagli inizi comico
cabarettistici, irriverenti, politicamente scorretti al Paolo
Ruffini che piange quando dialoga con un'anziana o si emoziona
con un bambino down cosa è accaduto? "Le persone cambiano, io
sono quello che sono e non che ero. Nel nostro mondo ti si
ricorda per come sei emerso, nel mio caso 'un coglione'. Quando
anni fa è uscito il mio primo libro alla presentazione non mi
chiamavano: 'aspettavano l'autore'! In certi ambiti - dice in
una intervista all'ANSA ospite di Nicola Timpone al Marateale
2026 - ancora non ci entro, come il cinema d'autore, anche se il
mio esordio è stato con Paolo Virzì in Ovosodo ma poi i vari
Natale a New York e tanta tv come Colorado hanno distratto
forse, ma comunque sono felicissimo, il pregiudizio su di me mi
lusinga". Come riesce ad intercettare le persone, visto il
seguito social e a teatro? "Creo un ponte attraverso storie
personali, salto passaggi, rimuovo filtri e da lì scatta
l'empatia. Intervisto esseri umani, i bambini li chiamo persone
basse, i fragili sono come tutti gli altri, riesco a instaurare
dialoghi senza far sentire scalini ma proprio per questo non mi
imbarazzo di nulla, con domande che magari non si farebbero mai
ad un anziano o ad un down che con ipocrisia oggi chiamiamo
'persona speciale'. Il moralismo bigotto del politicamente
corretto lo aborro. Comprensione sì, pietà no, del resto come
diceva Alda Merini 'La normalità è una invenzione di chi è privo
di fantasia'. Vengono a vedere questi spettacoli per staccare la
spina dai social, piangere su cose vere, apro quel rubinetto lì
che abbiamo dentro, compresso. E porto questo nei libri, in
radio, nei podcast e a teatro perchè sono io a produrre, con una
società ormai di 20 persone, al cinema o in tv da solo non ho
queste capacità d'impresa ma sarebbero tutte storie, tematiche
forti di grande interesse, in Francia ad esempio tutto questo è
sdoganato". Nel nuovo spettacolo Il Badante, da ottobre in giro
per l'Italia, dialoga con alcuni anziani sul lasciar andare,
sulla saggezza, le loro esperienze di vita. Nel Babysitter sono
i bambini a raccontargli sogni e come vedono il mondo con la
loro purezza stupefacente. E poi il musical dei record Din Don
Down, con persone down protagoniste, che il 1 settembre torna a
Roma alla cavea dell'Auditorium. Oltre al teatro la radio: da
lunedì 27 luglio su Radio24 conduce Come Stai? sottotitolo E non
rispondere Tutto Bene, dedicato al tema urgente della salute
mentale. N on si richia che la vulnerabilità diventi
intrattenimento, l'inclusione uno 'sfruttamento? "Non faccio
spettacoli di beneficenza, faccio impresa. Non è inclusivo il
mio lavoro io ritengo le persone del cast ottimi attori, per me
devono avere dignità e rispetto al pari di tutti, nè corsie
preferenziali, nè ghetti. Se il musical Din Don Down è nel
cartellone del Lucca Summer Festival tra i concerti di Zucchero,
Katy Perry, Jamiroquai è perchè è tra i maggiori incassi a
teatro dell'anno, sta lì perchè vale tanto quanto gli altri".
Ha cominciato giovanissimo, da appassionato di cinema, fondando
nel 2001 l'associazione Nido del Cuculo, diventata famosa per i
doppiaggi in vernacolo e da lì è partito tutto, oggi riempie i
teatri, che effetto fa? "Ho 47 anni non mi monto la testa, il
successo non è sinonimo di grandezza e se 10 anni fa aspiravo al
'bravo' ora dico grazie. Penso che il consenso sia
sopravvalutato, mi sento estremamente libero e grato", conclude.
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11 ore fa
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