Paolini si ferma e Cobolli crolla, a Wimbledon delusioni italiane

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Due sconfitte nette, accomunate dalla severità del punteggio ma diverse per andamento, ridimensionano le ambizioni italiane a Wimbledon: dal sogno di un possibile storico record con tre azzurri in semifinale nei due tabelloni, resta soltanto Jannik Sinner, già qualificato, a difendere la speranza di un storico bis ai Championships. Prima Jasmine Paolini ferma la sua corsa con l'ucraina Kostyuk, poi Flavio Cobolli crolla con la wild card Arthur Féry: entrambi, sul Centrale, non sono riusciti a confermare il livello di tennis espresso nei giorni precedenti, interrompendo ai quarti di finale una corsa fin lì esaltante. Paolini, semifinalista dodici mesi fa, si è arresa in appena un'ora e nove minuti all'ucraina Marta Kostyuk, cedendo in due set (6-3 6-2).

Una prestazione lontana dagli standard mostrati nei turni precedenti, condizionata da una mobilità ridotta e da un numero eccessivo di errori gratuiti. Più ancora del risultato, resta il rammarico per non essere riuscita a ritrovare sul Centrale il ritmo e la brillantezza della prima settimana. "È stata una partita dura. Marta ha giocato in modo aggressivo, un tennis davvero di alto livello - ha spiegato l'italiana -. Io non sono riuscita a giocare come nelle partite precedenti. Penso anche che sia stata brava lei a rendermi tutto più difficile".

Nell'analisi a caldo, Paolini ha riconosciuto anche un problema di condizione fisica: "Quando sono entrata in campo ho sentito che le gambe erano più lente e questo è stato l'aspetto peggiore, perché non riuscivo a colpire la palla come volevo". Una delusione che però non cancella il bilancio positivo della trasferta londinese, arrivata dopo una prima parte di stagione complicata: "Ho giocato cinque partite di fila, cosa che mi mancava da tanto tempo. Devo cercare di trovare continuità e arrivare ancora più pronta allo swing americano sul cemento".

Ancora più pesante, per modalità e punteggio, la sconfitta di Flavio Cobolli, superato dal sorprendente britannico Arthur Fery in tre set (6-4 7-6 6-0). Una partita nella quale il romano, salito al nono posto del ranking, non è mai riuscito a trovare soluzioni contro l'aggressività e il ritmo imposto dall'avversario. Come testimoniato dalle statistiche (41 errori non forzati) e dal battibecco avuto col padre . "Devi metterti in competizione con lui, fatti sentire!", urlava dal box il coach-papà Stefano. Un richiamo al quale Flavio ha ribattuto: "Ma tu dimmi qualcosa". Sospinto dall'entusiasmo del pubblico di casa, Fery ha scritto una pagina di storia: dopo molti anni di attesa ha riportato il Regno Unito in semifinale a Wimbledon ed è diventato la prima wild card britannica a raggiungere il penultimo atto nella storia ultracentenaria dei Championships. Per il giovane britannico arriva anche il miglior piazzamento in carriera, con un nuovo best ranking al numero 36 del mondo.

Ad attenderlo in semifinale ci sarà Alexander Zverev, numero due della classifica ATP, che ha spezzato il tabù Taylor Fritz imponendosi in tre set (6-4 6-4 6-3) dopo otto sconfitte consecutive contro lo statunitense. L'ultima speranza italiana resta dunque affidata a Sinner. Venerdì il numero uno del mondo ritroverà Novak Djokovic in una semifinale dal sapore di finale anticipata. Sarà il secondo confronto stagionale tra i due nei migliori quattro di uno Slam, dopo la sfida memorabile degli Australian Open. I precedenti raccontano ormai una rivalità in equilibrio: Sinner conduce complessivamente 6-5, dopo aver ribaltato una storia che lo aveva visto perdere quattro delle prime cinque sfide contro il campione serbo. A Wimbledon, però, il bilancio sorride ancora a Djokovic, avanti 2-1. In palio c'è la quinta finale Slam della carriera per Sinner e, per Djokovic, la possibilità di inseguire il 25esimo titolo Major.

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