La marciatrice celebra il compleanno e il quinto anniversario dell’oro olimpico: "Perez favorita, ma..."
Buon (doppio) compleanno, signora Dessi. Antonella Palmisano oggi spegne 35 candeline e celebra cinque anni dal meraviglioso giorno dell’oro olimpico di Tokyo. Con alle porte, per di più, l’ennesima grande rassegna di una carriera prestigiosa come poche altre: alle 7.30 italiane di Ferragosto sarà al via della mezza maratona di marcia degli Europei di Birmingham. Forte del titolo conquistato sulla 20 km a Roma 2024 e del miglior tempo continentale stagionale sulla nuova distanza.
Antonella Palmisano
Oro a Tokyo
35 anni, di Mottola in Puglia, ha vinto anche tre medaglie Mondiali
Antonella, festeggerà la doppia ricorrenza?
“Sì, per una volta. Raramente mi è capitato di essere a casa in questo periodo dell’anno”.
Come si è organizzata?
“Ho radunato un po’ di amici, fratello, cognata e nipotino. Ci troveremo in spiaggia al tramonto, con la torta e poco alcool. Io, poi, sono astemia. Anche baci e abbracci, possibili trasmettitori di virus, saranno vietati: non devo ammalarmi adesso. Ma un’occasione così è speciale ed è giusto onorarla”.
Scommettiamo che il 6 agosto più bello resta quello del 2021?
“Facile scommessa vinta. Ricordo tutto di quel giorno. Sarà così per sempre”.
Qual è la prima cosa che le viene in mente?
“Anche se ci mandarono a gareggiare a Sapporo, l’entusiasmo per gli ori di Jacobs e Tamberi: aveva contagiato tutti. E io, alla vigilia della mia gara, avevo vissuto l’emozione del trionfo di Stano”.
Il 6 agosto del 2021 resta il più bello Ricordo tutto del giorno del mio trionfo ai Giochi
Le vostre imprese corrono ancora in parallelo.
“È vero. Ho in mente la notte dopo il suo exploit e prima del mio: praticamente non chiusi occhio”.
Per anni vi siete allenati insieme, poi le vostre strade si sono separate: vi sentite comunque?
“Se siamo entrambi a Ostia, ci incontriamo mentre ci alleniamo in pineta. Alla fine, se abbiamo parcheggiato vicino, si dà il via alle chiacchiere”.
Voi, Francesco Fortunato, la novità Sofia Fiorini: ancora una volta, pur limitando le citazioni a pochi nomi, la marcia italiana si presenta a un grande appuntamento da possibile protagonista.
“C’è stato un periodo di semi buio, soprattutto al femminile. Ora è superato. Sofia ha 21 anni, testa e tenacia. Sono certa farà bene”.
Qual è il segreto della tradizione del settore?
“La scuola, il lavoro di squadra, il confronto, lo scambio di idee: portano risultati. Poi lo spirito di emulazione. è stato così nel passato, lo è nel presente e lo sarà nel futuro”.
Anche ai Mondiali under 20 cominciati a Eugene le cose migliori possono arrivare dalla specialità.
“Serena Di Fabio ha già fatto grandi cose e può diventare una carta importante per le Olimpiadi di Los Angeles 2028 e di Brisbane 2032”.
Temo stiano tentando di ghettizzare la specialità: l’arrivo all’interno dello stadio diventi obbligatorio
Lei ci sarà?
“Comincio a fare un pensiero all’edizione californiana. Anche se avremo a disposizione un’unica gara, sui 21,097 km, e la concorrenza sarà micidiale”.
A Birmingham saranno due: perché ha scelto la più corta?
“Perché, dopo i Giochi di Parigi 2024, sulla distanza, anche se era ancora di 20 km, ho un conto aperto. La maratona avrà una competitività minore, ma mi piacciono le sfide”.
Le due prove, al pari di quelle maschili, partiranno in contemporanea e si disputeranno sullo stesso circuito da un km.
“Temo il peggio, come già accaduto alla Coppa del Mondo a squadre di Brasilia, in aprile: tra doppiati, regia non all’altezza e chip saltati, non so se da casa, davanti alla tv, si capirà appieno lo svolgimento delle gare. Speriamo non sia un altro tentativo per mettere la marcia in cattiva luce e ghettizzarla”.
Peccato non ci sarà l’arrivo nello stadio.
“Dovrebbe diventare obbligatorio: così è difficile sentirsi tutti parte della stessa famiglia”.
In ogni caso, martedì volerà in Inghilterra nelle condizioni in cui avrebbe voluto?
“Ho lavorato tanto e bene. Introducendo una novità: dopo un raduno di 24 giorni in giugno a Livigno e un periodo a casa, ne ho trascorsi 20 in luglio ai 1700 metri di Font-Romeu, in Francia”.
Perché lì?
“Perché lì si allena la mia amica Maria Perez e per evitare il caldo di Roccaraso, destinazione abituale. C’è un percorso adatto, a 1500 metri di quota intorno a un lago, muscolare come sarà quello di Birmingham. Si sono toccati i 30°, ma secchi”.
Maria, olimpionica e capace di due doppiette agli ultimi due Mondiali, ha a sua volta optato per la mezza maratona: sarà la donna da battere?
“Avrebbe voluto fare un anno tranquillo, quasi sabbatico. Sarà invece l’indiscussa favorita, anche perché nella rassegna ha vinto solo a Berlino 2018. Lavorare con lei, anche a ritmi più alti del solito, senza però difficoltà di recupero, è molto stimolante. Mi spinge oltre determinati limiti mentali”.
Altri si sono allenati con voi?
“Andrea Agrusti, mio compagno fisso, che farà la maratona, altri quattro nazionali spagnoli, diversi francesi. Di rado ho visto tanti marciatori”.
Assente Valentina Trapletti, in dolce attesa, che a Roma 2024 fu d’argento, chi altri va considerata?
“Per rimanere in casa Italia, Alexandrina Mihai. Poi l’ucraina Ljudmyla Oljanovska, la spagnola Antia Chamosa e, nel finale, chiunque”.
Il suo primo Europeo risale a Zurigo 2014...
“Finii settima, fu la prima gara tra le grandi in cui mi ritrovai davanti. A Berlino 2018, io di bronzo, si rivelò Maria. Sul podio, tra noi, ci fu subito feeling. La nostra amicizia è nata lì. Saltai Monaco di Baviera 2022 per infortunio. Poi il trionfo di Roma”



