Ora è un'Italia per due: la Serie A vuole Conte, ma Mancini adesso è davanti

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Gli ex ct corrono di nuovo per la panchina azzurra: Mancio è il preferito del presidente Malagò

Come un videogioco che ricomincia dal primo livello, come un file azzerato dal computer andato in bomba. Un mese di intrighi e ribaltoni conduce l’Italia verso il ballottaggio più logico: due grandi ex, due filosofie forti, due professionisti liberi. Roberto Mancini contro Antonio Conte. Votate, grandi elettori. Dimenticando il progetto di “8-10 anni” presentato da Maldini, con l’imposizione per tutte le squadre giovanili di uno stesso modello calcistico. Quelle parole in libertà, ammalianti nelle intenzioni quanto vacue negli effetti, erano state pronunciate prima del ciclone Pirlo. Adesso non vale più niente e vale di nuovo tutto: fantasie e programmi di chi vorrà appuntarsi sul petto la medaglia del nuovo ct, l’allenatore designato che garantirà di smacchiare l’onta di 12 anni senza Mondiali, i politici che esulteranno per aver posto un veto e poi tolto un velo.

Piano A

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Il presidente Malagò è molto amico di Mancini, con lui gioca spesso a calcetto sotto la bandiera dell’amato circolo Aniene, ma non ha mai voluto mescolare ruolo istituzionale e affetti privati nella ricerca del suo primo commissario tecnico. Non a caso aveva individuato un direttore tecnico e un advisor ai quali demandare la selezione dei candidati. In più era consapevole, una volta eletto, che il ritorno di Mancini non sarebbe stato visto di buon occhio dalla Lega di Serie A e da una corposa parte della tifoseria italiana: le dimissioni improvvise del 2023, nonostante le successive scuse, non sono mai state dimenticate. Adesso però una figura esperta, carismatica e vincente – era Mancini il ct dell’Europeo 2021 – potrebbe risultare utile a rasserenare l’ambiente e ad avviare il piano di rilancio. Molti giocatori lo stimano, a cominciare dal capitano Donnarumma che la scorsa settimana lo ha invitato al matrimonio in Puglia, e lo accoglierebbero senza problemi. Inoltre l’Italia forse potrebbe insistere sul concetto tattico e filosofico che piaceva alla Figc: la difesa a quattro, nella scia di tutte le grandi squadre d’Europa. Mancini da parte sua accetterebbe l’incarico di corsa. Sperava, prima o dopo, di rientrare a Coverciano per togliersi l’ultima grande soddisfazione della carriera: giocare un Mondiale. 

Piano B

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L’avversario principale, Antonio Conte, sarebbe più restio a infilarsi in questo roseto azzurro. Non perché non voglia riprendere il cammino interrotto nel 2016, dopo lo spumeggiante Europeo francese, quando si lasciò tentare dal ricchissimo Chelsea. Anzi: nelle ultime settimane del campionato, quando ancora doveva raggiungere aritmeticamente l’obiettivo Champions League con il Napoli, aveva confessato che "se fossi la Federazione, uno come me lo prenderei in considerazione". A molti parve un’autocandidatura. In verità Conte già aveva comunicato l’addio a De Laurentiis e rispondeva alle domande da allenatore svincolato: si era messo in vetrina per capire chi davvero fosse interessato ai suoi servigi. Oggi faticherebbe a sposare un progetto di chi non lo ha giudicato da subito una prima scelta. Più precisamente: avrebbe rifiutato l’offerta se a chiamarlo fosse stato Maldini dopo il clamoroso dietrofront su Pirlo. Ma Maldini è saltato e può essere sostituito da Chiellini. Sorretto da un nuovo direttore tecnico, Conte tratterebbe molto volentieri con il presidente Malagò. Tanto più che è sostenuto apertamente dai club di Serie A e non incontrerebbe ostilità in termini di consenso. È chiaro però che l’Italia non romperebbe con il recente passato dal punto di vista calcistico: il 3-5-2, utilizzato da Gattuso dopo un confronto con la squadra fino alla sciagurata notte di Zenica, è un dogma per Conte che ripartirebbe da lì, con Palestra e Dimarco esterni a tutta fascia e due punte centrali, verosimilmente Kean ed Esposito.

Mister X

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Il ballottaggio è aperto, con percentuali oscillanti. Le indiscrezioni danno Mancini in vantaggio ma niente si può escludere, visto ciò che è successo nei 16 giorni di Maldini e Leonardo. Potrebbe persino spuntare un terzo nome nei pensieri notturni di Malagò, sbaragliando in un attimo i dubbi. Però allo stato attuale non si esce dall’usato sicuro. Oggi la nomina del ct sarà argomento principale di un concitato Consiglio Federale. Nelle ore successive sapremo chi potrà avviare il secondo mandato: l’ultimo cavallo di ritorno, Marcello Lippi, non ottenne risultati strabilianti nel biennio 2008-10. Ma tutto è relativo, perché all’epoca almeno l’Italia al Mondiale ci andò.

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