Un'idea "folle" che ridurrebbe le tutele dei lavoratori e che introdurrebbe, in caso di incidente, una sorta di "scudo penale" per i datori di lavoro che in caso di regolare possesso documentale si vedrebbero aiutati con una limitazione della responsabilità penale, secondo l'opposizione.
Un provvedimento che rende attive le aziende nelle pratiche di sicurezza, replica il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, uno dei promotori di un testo che presto potrebbe diventare legge. Anzi, aggiunge, "chi non adempie al minimo indispensabile a garanzia della sicurezza dei lavoratori risponde pienamente e, anzi, con pene edittali più alte di quelle attuali".
Su queste due interpretazioni si gioca l'ennesimo scontro tra maggioranza ed opposizione sul tema delicatissimo - richiamato più volte dal presidente Mattarella - della sicurezza nei posti di lavoro e, in questo caso, sulle responsabilità dei manager aziendali.
La materia è complessa e basta scorrere la relazione finale e l'articolato della commissione di studio istituita presso il ministero della Giustizia incaricata di elaborare proposte di riforma in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro. In sostanza, secondo la relazione, con questa riforma, "si rendono le imprese soggetti attivi, anziché passivi, in tema di sicurezza, chiamandole ad approntare tutte le misure necessarie non sotto la minaccia della sanzione penale, ma perché più conveniente farlo, portandole sullo stesso carro dei lavoratori".
Lettura duramente contestata dalle opposizioni secondo le quali è "totalmente irricevibile". "Se tale proposta passasse verrebbe introdotto un principio pericoloso, ossia: quando un lavoratore si fa male o muore, chi hai le 'carte in ordine' viene automaticamente 'scudato' dal processo", assicura il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini, primo firmatario della proposta di legge per l'introduzione del reato di omicidio sul lavoro.
"La proposta avanzata dalla commissione ministeriale presieduta dal viceministro Sisto è irricevibile: è - rincara il capogruppo di Avs alla Camera Franco Mari - un'offesa ai caduti sul lavoro e alle loro famiglie, una umiliazione della legalità". "Pensare, in un Paese dove muoiono 3 lavoratori al giorno, di scudare chi ha la responsabilità è da matti. Gli incidenti e i morti non sono tragiche fatalità ma - spiega il senatore Tino Magni di Avs - frutto di scelte sbagliate, norme ignorate, procedure di sicurezza non applicate, mancanza di controlli, precarietà, subappalti a cascata e lavoro nero. I datori di lavoro devono avere più responsabilità non meno"
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