Nuovo Codice della strada, Salvini: "La Pec non sarà obbligatoria"

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Alcune proposte inviate al Mit dagli operatori di settore prevedevano per il nuovo Codice della strada in elaborazione l'obbligo d'indicare una Pec per le procedure amministrative, come ad esempio i passaggi di proprietà o le revisioni dei veicoli. Ma il ministro Matteo Salvini ha dichiarato che questa nuova norma non sarà presente nel testo legislativo

Emilio Deleidi

23 agosto - 08:18 - MILANO

Niente Posta elettronica certificata obbligatoria per l'effettuazione di pratiche automobilistiche come le immatricolazioni, i passaggi di proprietà e le revisioni: lo ha dichiarato con un comunicato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, smentendo le anticipazioni circolate al proposito nei giorni scorsi. "La proposta di vincolare le richieste di rilascio, rinnovo della patente, immatricolazione o revisione di un veicolo alla comunicazione di un domicilio digitale, con una Pec obbligatoria, non sarà inserita nel nuovo Codice della strada", ha affermato Salvini. La nota del ministero precisa anche che "si trattava di una delle numerose proposte su cui oltre 100 fra associazioni di settore, tecnici, professionisti e imprese stanno mandando al ministero con riflessioni e suggerimenti in questo mese di agosto". Tuttavia, ha proseguito Salvini, non ci sarà "nessuna obbligatorietà e nessun nuovo vincolo; lavoriamo per semplificare le procedure e la vita dei cittadini e, soprattutto, per garantire a tutti più sicurezza sulle strade italiane". Decade così una delle modifiche al Codice della strada contenute nella bozza presentata di recente dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per la quale si prospetta ancora un lungo cammino procedurale: il testo deve infatti diventare un disegno di legge definitivo prima di affrontare il consueto iter parlamentare di approvazione. La bozza, soggetta ancora a possibili cambiamenti e correzioni, prevedeva che, per poter effettuare alcune operazioni relative ai veicoli, si dovesse disporre di un indirizzo di Posta elettronica certificata (Pec), ossia di una mail in grado di conferire ai messaggi lo stesso valore legale attribuito a una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno: sarebbe, dunque, stato necessario, essere iscritti all’Inad, l’Indice nazionale dei domicili digitali, un obbligo che attualmente riguarda solo alcune categorie professionali.

che cos'è la pec

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Vale comunque la pena ricordare in che cosa consiste la Pec che, secondo l'ipotesi iniziale smentita da Salvini, avrebbe dovuto diventare obbligatoria per poter effettuare operazioni come immatricolare un veicolo, ottenendo il relativo Documento unico che ne attesta le caratteristiche tecniche e ne certifica la proprietà, acquisire le targhe, effettuare un passaggio di proprietà, far registrare aggiornamenti della carta di circolazione (per esempio, per aver fatto installare un gancio di traino), richiedere duplicati della targa, perché rubata, smarrita o deteriorata e far effettuare la revisione periodica. Infine, sarebbero state soggette all’obbligo di utilizzo della Pec anche le vetture iscritte al Registro dei veicoli esteri, ossia quelle immatricolate con targa straniera, ma utilizzate da persone residenti in Italia. In pratica, la Pec sarebbe stata indispensabile per il disbrigo di qualsiasi pratica automobilistica, considerando che già oggi viene in parte utilizzata per la notifica delle violazioni al Codice della strada ai soggetti obbligati dalla legge a disporre di un indirizzo di Posta elettronica certificata.

valore legale

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La Pec ha lo stesso valore di una raccomandata cartacea quando la trasmissione avviene da Pec a Pec (e non da Pec a un indirizzo “normale” di posta elettronica): ciò deriva dal fatto che la certificazione della spedizione e del ricevimento avviene attraverso un meccanismo gestito da intermediari informatici accreditati (i Gestori Pec), autorizzati specificamente dall’Agenzia per l’Italia digitale. Il sistema certifica tre elementi fondamentali: l’invio del messaggio, la sua avvenuta consegna e l’integrità del testo originale. Il messaggio viaggia in una “busta virtuale”, firmata digitalmente dal gestore che ne “congela” il testo originale: se quest’ultimo venisse modificato durante la trasmissione, la firma digitale si danneggerebbe, rendendo nullo l’invio. La ricevuta di accettazione (prova dell’invio) che si genera nel momento in cui la Pec viene spedita al destinatario attesta la data e l’ora esatta della spedizione; quando il messaggio raggiunge il destinatario, il gestore della Pec genera una ricevuta di avvenuta consegna che, in base alla legge, determina il momento in cui la comunicazione viene considerata legalmente consegnata e diventa pertanto nota al destinatario (indipendentemente dal fatto che quest’ultimo la apra e la legga o no; ciò significa che, per esempio, una multa risulta in quel momento comunque notificata all’interessato). Sono elementi che fanno testo rispetto a eventuali scadenze (come i 5 giorni di cui si beneficia per la riduzione dell’importo di certe sanzioni). Sulla base della normativa vigente, che non sarà modificata dal nuovo Codice della strada, il domicilio digitale e la relativa Pec sono oggi obbligatori solamente per società, imprese, ditte individuali (artigiani, commercianti, lavoratori autonomi), liberi professionisti, iscritti a un ordine professionale (avvocati, medici, ingegneri, architetti, commercialisti, giornalisti, ecc.) ed enti pubblici; tutti gli altri cittadini possono averla, se lo ritengono utile, ma non sono obbligati.

come si fa

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Come abbiamo accennato, la Pec non viene fornita dallo Stato, ma da gestori privati autorizzati allo scopo dall’Agenzia per l’Italia digitale: è a loro, quindi, che gli automobilisti avrebbero dovuto rivolgersi per ottenerla. I gestori sono innumerevoli e qui ne indichiamo solo alcuni a titolo di esempio: offrono la Pec, tra i tanti, Aruba, Poste Italiane (Postecertifica), Tim, Legalmail (InfoCert), Libero, Virgilio e molti altri, alcuni dei quali convenzionati con categorie od ordini professionali. Il servizio non è gratuito, quindi per poter sbrigare le pratiche auto sarebbe stato necessario sostenere costi supplementari, a partire da circa 5 euro all’anno (+Iva), talvolta con limiti di capienza (per esempio, 1 giga di spazio) e di volumi di invio (non più di un certo numero di messaggi al giorno). Una volta individuato il gestore più adatto alle proprie esigenze, la procedura è semplice: si sceglie il proprio indirizzo (anche nome e cognome@pec ecc.), si forniscono i dati necessari (anagrafici e codice fiscale), si carica una copia digitale di un documento di identità valido e si effettua il pagamento (che di solito va rinnovato annualmente). Se l’iscrizione all’Indice nazionale dei domicili digitali (Inad) non è automatica (avviene solo per professionisti e imprese), è utile effettuarla, accedendo al portale domiciliodigitale.gov.it con lo Spid (il Sistema pubblico di identità digitale, a sua volta da attivare), la carta d’identità elettronica o la carta nazionale dei servizi (la tessera sanitaria dotata di microchip). L’iscrizione impone alle pubbliche amministrazioni (per l’invio di multe, atti, accertamenti fiscali, bollettini di pagamento di tasse locali ecc.) l’utilizzo della Pec: se non si è abituati a controllarla frequentemente, è perciò importante, per non perdere messaggi rilevanti o mancare scadenze, collegare il proprio indirizzo di Pec a un indirizzo mail “normale” utilizzato abitualmente, dove si riceverà un avviso nel momento in cui verrà recapitato un messaggio certificato nella casella Pec. Presto, infine, sarà necessario allineare la propria Pec, se già esistente, allo standard Rem (Registered electronic mail) che ne allarga la validità all’interno dei Paesi dell’Unione europea (per ora il valore legale è limitato all’Italia): il sistema prevede un’autenticazione a due fattori, ossia l’utilizzo, oltre al nome utente e alla password, di un ulteriore elemento di sicurezza, per esempio l’invio da parte del gestore di un codice Otp (utilizzabile una sola volta) via Sms.

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