Nordio blinda Bartolozzi, lei 'fedele, dimissioni per cose più serie'. Bufera sulle frasi di Gratteri

2 ore fa 2

"Giusi Bartolozzi è una capa di gabinetto di grandissima esperienza, che ha accumulato l'esperienza politica con l'esperienza di magistrato, è sempre stata estremamente fedele ed estremamente laboriosa. Quindi le dimissioni si chiedono per ragioni molto più serie". Con queste parole anche oggi il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha blindato la sua 'numero due' a via Arenula confermando che resterà al suo posto.

Dal Pd volano subito bordate e anche un po' di ironia: "ma davvero la fedeltà giustifica tutto? Ministro lei rappresenta il ministero della giustizia che per la storia di questo paese non merita di essere trascinato nella polvere da chi, nello svolgimento di un ruolo così delicato e importante, dimostra di non avere alcun senso delle istituzioni e di rispetto per la Costituzione e i suoi equilibri e pronuncia frasi eversive", morde la dem Debora Serracchiani.

L'ennesima difesa di Nordio a Bartolozzi arriva in una giornata che era stata dominata dalle polemiche piombate su uno dei nomi forti del fronte del No, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. A lanciare il sasso nello stagno è stato il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, pubblicando un post nel quale rende noto uno scambio di battute tra il procuratore ed una giornalista. "Abbiamo chiamato Gratteri - si legge nel post - per capire perché ha detto che Sal Da Vinci voterà "no" al referendum (falso). Ci ha detto: scherzavo. E ha aggiunto: "Se dovete speculare fate pure. Tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete".

Immediata la reazione del centrodestra che ha accusato Gratteri di "minacce inquietanti", di "allusioni e insulti" da censurare fino a chiedere, con Enrico Costa di Forza Italia, "una informativa urgente" al ministro della giustizia. Dopo poche ore si materializzava Gratteri: "io so bene cosa significa essere bersaglio di minacce. Il nostro ordinamento prevede 90 giorni di tempo per presentare una querela penale e cinque anni per l'azione civile. Appena avrò un po' di tempo valuterò se agire nei confronti di quei giornali che ritengo abbiano leso la mia immagine, con querela o con citazione civile".

In mezzo si è collocato il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha salomonicamente censurato sia Bartolozzi che Gratteri: "non condivido le parole di Bartolozzi ma Gratteri fa paura", ha spiegato il vicepremier.

Resta però, al di fuori di via Arenula, il silenzio del centrodestra sul caso Bartolozzi e l'irritazione di palazzo Chigi sembra non essere evaporata. Ma il referendum si avvicina e non è il caso di avviare una resa dei conti in giornate cruciali alla luce degli ultimi sondaggi che davano il No avanti, seppur di un soffio. Anche perchè Carlo Nordio ha confermato una futura riforma che svela una programmazione.

E lo ha fatto accostando il voto del referendum al caso che sta spaccando da anni l'Italia, Garlasco. "Ritengo che casi Garlasco, dopo la riforma che faremo a seguito di questa riforma, non ce ne dovrebbero più essere: perché noi attueremo - ha assicurato il titolare della giustizia - il processo accusatorio". Una riforma dopo la riforma, quindi. Ed ha aggiunto che il governo "sta già studiando" le leggi attuative della riforma che non sono poca cosa.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Leggi l’intero articolo