
Il direttore sportivo non si limita alla compravendita dei giocatori, ma "deve capire tutti i problemi perché l'allenatore da solo molte volte non ce la fa". Parola di chi ne sa tanto...
Marco Pasotto
4 aprile - 15:12 - MILANO
In principio - se per principio vogliamo considerare l'era lungo la quale il Milan si arrampicò sul tetto del mondo - fu Braida. Ora, dopo la chiusura del rapporto con Maldini e Massara, da due anni la poltrona è vuota. Il Diavolo e la figura del direttore sportivo: in via Aldo Rossi quella poltrona adesso hanno deciso di riassegnarla. Incontri, casting, pro e contro messi sulla bilancia: sono giorni cruciali perché è una figura che il club rossonero non può permettersi di sbagliare. Ma che cosa fa, in termini pratici, un direttore sportivo? Quali sono le sue aree di competenza? Fin dove può spingersi? Intanto si può partire dalla definizione burocratica, come da sintesi del documento federale: "È direttore sportivo la persona che svolge per conto delle società sportive professionistiche attività concernenti l’assetto organizzativo e/o amministrativo della società, con particolare riferimento alla gestione dei rapporti fra società e calciatori o tecnici e la conduzione di trattative con altre società, aventi ad oggetto il trasferimento di calciatori, la stipulazione delle cessioni dei contratti e il tesseramento dei tecnici, secondo le norme dettate dall’ordinamento della Figc".