"Non sei un arbitro, non sai nemmeno come si fa": segreti e misteri di Byron Moreno, el justiciero

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  (From left to right) Mark Iuliano, Christian Vieri and captain Paolo Maldini of Italy complain to referee Byron Moreno of Ecuador during the FIFA World Cup Finals 2002 Second Round match between South Korea and Italy played at the Daejeon World Cup Stadium, in Daejeon, South Korea on June 18, 2002. South Korea won the match 2-1 with a Golden Goal in extra-time. DIGITAL IMAGE. (Photo by Ben Radford/Getty Images)

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Figlio di un avvocato, calciatore mancato riciclatosi arbitro, noto per i cartellini a pioggia e i rigori inesistenti che fischiava, fu designato ai Mondiali del 2002 per Italia-Corea del Sud e come finì lo sapete. Ma quello che successe dopo è ancora più incredibile...

Alessandra Giardini

Collaboratore

2 maggio - 11:56 - MILANO

I coreani non avevano neanche un dubbio. Né i quarantamila e rotti che avevano riempito lo stadio di Daejeon, né gli altri quarantasette milioni che guardavano la partita da casa. Erano tutti vestiti di rosso, come i loro giocatori, e portavano piccoli cartelli che avrebbero dovuto metterci sull’avviso. "Again 1966", aveva scritto qualcuno. "Another Korea", prevedevano gli altri. Tutti sicuri che avrebbero eliminato l’Italia di Totti e Del Piero, di Vieri e Maldini. Gli azzurri ignorarono troppi segnali. Il presidente della federazione coreana, Chung Mong-joon, dirigeva il comitato organizzatore, ed era anche vicepresidente della Fifa: la Corea cominciava ad essere potente, e in più giocava in casa. E per la sfida a eliminazione diretta che valeva l’ingresso ai quarti era stato designato un arbitro con pochissima esperienza. Byron Moreno era praticamente uno sconosciuto a livello internazionale, e l’Ecuador non aveva peso politico. In patria lo chiamavano el justiciero, il giustiziere, e a lui la fama di duro non dispiaceva. Quando gli dissero che era stato scelto per i Mondiali, si era messo a piangere. Quello era il sogno di tutta una vita, e per fare bella figura Moreno non badò a spese: si trovò un nutrizionista, consapevole di essere decisamente sovrappeso, e ingaggiò un preparatore e uno psicologo. Dovette vendere l’automobile, ma erano soldi ben spesi. Avrebbero visto in tutto il mondo chi era Byron Moreno. Il giorno di Corea del Sud-Italia le piccole Alisson e Mishelle non andarono a scuola: pretesero di vedere papito in mondovisione. Corina, la signora Moreno, azionò il videoregistratore e pensò a tutte le volte che, invecchiando, avrebbero messo la cassetta e avrebbero rivissuto quel lungo momento di gloria. Quando suo marito Byron, ancora in sovrappeso rispetto alle indicazioni del nutrizionista, si affacciò sul campo, il colpo d’occhio era impossibile da dimenticare: era tutto rosso e rumore, l’inferno non doveva essere molto diverso da così. 

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