Non cambia la data del referendum, il Cdm integra il quesito

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Non cambia la data del referendum: il Consiglio dei ministri, secondo quanto si apprende, ha deciso di confermare la consultazione per il 22 e 23 marzo, integrando però il quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma della Giustizia che contiene la separazione delle carriere. 

 "Restiamo in fiduciosa attesa della decisione del Consiglio dei ministri in merito alla fissazione della nuova data del referendum" avevano detto i 15 giuristi promotori della raccolta di 500mila firme per l'indizione del referendum sulla riforma della Giustizia. La Cassazione ieri ha accolto la richiesta per la nuova formulazione della domanda del referendum.
"Se ci sarà un ricorso per una questione di conflitto di attribuzione? Valuteremo prima quale sarà la risposta del governo. Noi ci aspettiamo semplicemente il rispetto della Costituzione e delle tempistiche di 50 giorni della campagna referendaria", hanno risposto i promotori in merito ad un eventuale ricorso alla Consulta nel caso in cui la data del voto non dovesse essere fissata tramite una nuova data.

Tale decisione - dicono i promotori in merito all'ordinanza della Cassazione - è una conferma sia della utilità e della correttezza della nostra iniziativa, sia della necessità di fornire agli elettori la indicazione degli articoli della Costituzione che il testo approvato e sottoposto a referendum intende modificare, e sui quali è richiesto il loro voto ed una loro consapevole riflessione. Siamo, pertanto, molto soddisfatti del complessivo risultato raggiunto, già preceduto dalla risposta positiva dei 546.463 cittadini che hanno firmato, ed ai quali è rivolto il nostro ringraziamento per l'impegno mostrato in difesa della Costituzione: ciò rappresenta motivo di orgoglio, sia rispetto all'obiettivo di sollecitare la massima partecipazione alla vita civile, sia rispetto alla esigenza di diffondere una corretta informazione sulla reale ricaduta negativa che la riforma sottoposta a referendum potrebbe avere sull'equilibrio dei poteri dello Stato e sulla giustizia".

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