Niente segnali alieni? Colpa del meteo (spaziale)

7 ore fa 2

Perché non abbiamo ancora intercettato comunicazioni dagli alieni? Il SETI suggerisce che sia colpa dell'attività stellare che potrebbe distorcere i radiosegnali.

Alieni silenziosi? Forse è colpa del

Ricerche a vuoto? Forse il segnale è... disturbato. bjdlzx, Getty Images

I tentativi finora andati a vuoto di individuare radiosegnali inviati nello Spazio da civiltà aliene intelligenti potrebbero essere stati ostacolati dal "meteo" spaziale. Secondo una ricerca del SETI (Search for Extra-Terrestrial Intelligence, un programma dedicato alla ricerca di vita extraterrestre intelligente) pubblicata sull'Astrophysical Journal, l'attività stellare e le turbolenze nel plasma vicino ai pianeti di interesse potrebbero disturbare le radiofrequenze già in fase di emissione, rendendo eventuali segnali più difficili da rilevare dalle radioantenne terrestri.

Distorsioni all'origine

Per tecnofirme si intendono le tracce, visibili da lontano, di tecnologie lasciate da una civiltà avanzata. Anche le comunicazioni sono tecnofirme, e quelle cercate dal SETI sono principalmente segnali radio a banda stretta, cioè che trasmettono un'unica o una piccolissima porzione di frequenze - come quelli prodotti per la vostra emittente radiofonica preferita, che si ascolta proprio "su quella frequenza lì" e non altrove. Si pensa che l'essere a banda stretta possa identificare tipicamente un segnale radio artificiale, mentre quelli naturali, prodotti in circostanze meno controllabili e più caotiche, occupano più frequenze e sono definite "a banda larga".

Chi si occupa di tecnofirme radio è già abituato a mettere in conto distorsioni del segnale durante il suo viaggio nello Spazio interplanetario. Il nuovo studio si concentra invece sui disturbi che possono avvenire alla fonte, non appena un possibile radiosegnale viene emesso: eventi eruttivi occasionali come le espulsioni di massa coronale (espulsioni di plasma come quelle che si verificano nella corona solare) e cambiamenti di densità del plasma nei venti stellari potrebbero far "sbavare" la frequenza del segnale e ridistribuirne la potenza su una banda più larga.

Questi eventi finirebbero, di fatto, per cancellare i picchi di segnale a banda stretta tanto ricercati nelle rilevazioni terrestri. Il che, per il gruppo di astronomi del SETI Institute coordinati da Vishal Gajjar, principale autore dello studio, spiegherebbe l'origine di molti "silenzi radio" fin qui incassati.

Stiamo cercando la cosa giusta?

Gli scienziati hanno misurato come le turbolenze nel plasma nel Sistema Solare alterino i segnali a banda stretta inviati dalle sonde spaziali, e hanno poi trasferito queste misurazioni a un'ampia gamma di ambienti stellari. Le stelle nane di tipo M, le più piccole e numerose della nostra galassia, che costituiscono il 75% delle stelle più vicine alla Terra, hanno secondo lo studio le più alte probabilità di inquinare eventuali radiosegnali prima che si diffondano nel mezzo interstellare. 

Come far fronte a questo ostacolo? Per esempio, migliorando la sensibilità degli strumenti di ricerca terrestri per renderli capaci di riconoscere eventuali tecnofirme anche in una più ampia gamma di radiosegnali che potrebbero, dopo molti possibili eventi di disturbo, finalmente raggiungere il nostro pianeta.

Fotogallery Tutto quello che abbiamo "visto" su Marte

Ora in Edicola

Scopri il mondo Focus. Ogni mese in edicola potrai scegliere la rivista che più di appassiona. Focus il magazine di divulgazione scientifica più letto in Italia, Focus Storia per conoscere la storia in modo nuovo ed avvincente e Focus Domande & Risposte per chi ama l'intrattenimento curioso e intelligente.

Il nuovo numero di Focus Storia ci porta in un’epoca in cui il crimine si indagava senza microscopi, senza impronte digitali, senza Dna. Il dossier centrale, “Il crimine prima della polizia scientifica”, ricostruisce come si cercava la verità quando la scienza forense ancora non esisteva: confessioni estorte, testimonianze fragili, errori giudiziari, ma anche l’intuizione dei primi investigatori e la nascita dell’antropologia forense. Dal caso del “fantasma di Heilbronn” ai primi serial killer italiani, fino alla rivoluzione portata dalle impronte e dalla genetica, un viaggio nella storia dell’indagine tra successi, fallimenti e clamorosi abbagli.

Un numero che intreccia giustizia, società e cultura, mostrando quanto il modo di investigare racconti il livello di civiltà di un’epoca.

ABBONATI A 29,90€

Il nuovo numero di Focus parte da una sensazione che ci accomuna tutti: siamo sempre stanchi. Il dossier indaga le radici della fatica contemporanea – biologiche, psicologiche e sociali – e spiega perché il nostro corpo sembra andare in riserva proprio nell’epoca delle macchine che dovrebbero farci risparmiare energia. Dalla qualità del sonno agli effetti dello stress cronico, fino ai rimedi che funzionano davvero (movimento, mindfulness, ritmi più umani), un viaggio scientifico dentro la stanchezza per capire a cosa serve e come evitarne le trappole.

Accanto al dossier, un numero che attraversa epoche e discipline: dalla Milano del Seicento, dove si masticavano foglie di coca contro la fatica, alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale, passando per lupi che tornano, buchi neri e nucleare di nuova generazione.

ABBONATI A 31,90€

Leggi l’intero articolo