Nibali: "Giro, tutto è ancora aperto. Vingegaard deve dare di più"

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L'ex campione racconta la sua corsa rosa: " Il meteo può cambiare tutto. Sulle salite Gall può fare la differenza, per me lui è il primo pericolo per Jonas. Pellizzari deve fare il matto"

22 maggio - 09:15 - NOVI LIGURE

Nessuno quanto lui ha segnato la storia recente del Giro d’Italia. Vincenzo Nibali l’ha conquistato due volte, nel 2013 e nel 2016: è ancora l’ultimo dei nostri ad esserci riuscito. E poi, allargando il campo alle sei partecipazioni tra il 2011 e il 2019, ha sempre chiuso sul podio: la cosa gli vale un piccolo record. Lo Squalo ha scoperto la corsa della Gazzetta il 12 maggio 2007 debuttando con una cronosquadre all’arcipelago de La Maddalena, l’ha salutata il 29 maggio 2022 dentro l’Arena di Verona, ma continua a non perdersene un minuto da osservatore. Domenica è atteso al traguardo di Milano, intanto analizza per noi la situazione quando mancano nove tappe alla fine - ieri tappa a Segaert, Eulalio sempre in rosa - partendo da una considerazione non banale: "Vingegaard resta il favorito e molto probabilmente vincerà ma... il Giro non è ancora chiuso del tutto. Anzi, è aperto. E da lui mi aspetto molto di più". 

Nibali, allora continuiamo nel giudizio sul più atteso debuttante di questa edizione: come lo ha visto finora? 

"Ci sono stati due arrivi in salita, Blockhaus e Corno alle Scale, e li ha vinti. Dunque, ha fatto ciò che doveva fare. Però, soprattutto rispetto a Felix Gall, non ha fatto davvero il vuoto. Inoltre, nella seconda occasione, non ha dato cambi all’austriaco e poi si è andato a prendere il successo. Nella politica non scritta del ciclismo, sono cose che non si dovrebbero fare. Però...". 

Sì? 

"Le vittorie sono vittorie. Contano, è giusto andarle a conquistare quando si può. In passato un atteggiamento così sarebbe stato sottolineato di più, ora lo è meno".

Nella crono si aspettava che facesse meglio?

"Fino a un certo punto. Sapevo che non sarebbe stato facile per lui e il motivo è semplice da trovare, parliamo di una prova contro il tempo superiore ai 40 chilometri, quasi 50 minuti di sforzo. Una lunga la metà sarebbe stata molto, molto più semplice da gestire".

Comunque, resta il faro? 

"Sì, sarebbe una grande sorpresa non vederlo in rosa a Roma. A me piace tantissimo come corridore. Ma è adesso che cominceranno i giorni davvero decisivi, la storia si deve ancora scrivere".

Il famoso fattore imprevedibilità del Giro? 

"Esatto. Esiste al Tour e alla Vuelta, certo che sì, ma nel mese di maggio è maggiore, a iniziare dal meteo. Avete visto nei primi giorni di tappe in Italia come sia stato condizionante e abbia fatto ammalare diversi corridori. Il freddo, il maltempo, consumano molto di più l’atleta. Vale per tutti, non solo per Vingegaard: se becchi un virus e la squadra non è al top, vatti a smazzare duecento chilometri di tappa su e giù per le montagne".

In effetti, i primi dieci sono racchiusi in poco più di 4 minuti. Sembrano tanti, ma con tutte le salite che ci aspettano lo sono davvero? 

"Vingegaard non ha ancora dato una botta da 5-6 minuti chiudendo la cassaforte del Giro a doppia mandata. E ancora un po’ lì: non penso che gli sfuggirà di mano, ma mai dare nulla per scontato. Mi piacerebbe se...".

Dica pure. 

"Vorrei che prima della fine del Giro facesse una impresa alla Vingegaard, che un giorno desse un grande e lungo spettacolo. So che è atteso pure dal Tour e dalla sfida con Pogacar, ci sta che nel resto della corsa, qui, la sua condizione cresca un po’. Sì, può pensare di guadagnare un pochino ogni giorno e vincere lo stesso. Sarebbe comprensibile. Ma io mi auguro altro". 

Domani, il tappone della Val D’Aosta. 

"Farà male. Ma come dicevo a inizio Giro, occhio alla tappa svizzera di martedì dopo il riposo...". 

Passiamo all’analisi dei principali rivali di Vingegaard. Da chi iniziamo? 

"Da Felix Gall, perché ora non ci sono altri chilometri a cronometro e arriva il suo terreno. In salita, finora, ha perso solo da Vingegaard. Ha una squadra forte, e una grande occasione da sfruttare". 

Thymen Arensman?

"Ammetto che non lo conosco benissimo come corridore, però la Netcompany-Ineos sarà compatta per lui ora che Bernal è più indietro. Mi sembra che i due successi di tappa al Tour lo scorso anno gli abbiano fatto fare un bel salto. Di solito nei grandi giri parte piano ma va in crescendo, dunque è da considerare in corsa".

Gall può sorprendere, ora non ci sono altri chilometri a cronometro e arriva il suo terreno. In salita, finora, ha perso solo da Vingegaard. Anche Arensman è in corsa

Ben O’Connor? 

"Ho notato che è andato a prendersi quattro secondi di abbuono prima di Novi Ligure, è pimpante. Due anni fa è stato capace di una grande stagione con il quarto posto al Giro, il secondo alla Vuelta, il secondo al Mondiale. Se ha ritrovato quel livello, lo potremmo vedere sul podio".

Afonso Eulalio?

"Sorprendente, da applausi. Non possiamo sapere dove potrà arrivare, intanto il suo Giro lo ha già vinto".

Giulio Pellizzari è più lontano in classifica e sta pagando un virus gastrointestinale, ma non possiamo non parlarne... 

"Ho sentito tante critiche per come ha corso sul Blockhaus, quando ha risposto a Vingegaard".

Le condivide? 

"No. Io, su quella salita, stesso versante duro di Roccamorice, ho fatto lo stesso errore nel 2017. Avevo una grande gamba, seguii Quintana che era uno scalatore puro, ma alla fine pagai. Ebbe ragione Dumoulin, che salì con il suo ritmo. Perse meno tempo da Nairo, che vinse in cima, e poi fu lui a trionfare nel Giro. Con un podio tutto racchiuso in 40 secondi". 

Perché lo dice? 

"Perché Pellizzari si è voluto caricare di una grande responsabilità, si è fatto prendere dalla foga, ma è un errore che ci può stare, di cui farà tesoro per il futuro. Sta scoprendo i suoi limiti, a 22 anni se lo può permettere".

Ora bisogna capire se si riprenderà dal virus che lo ha colpito. Mettiamo che ci riesca. Se fosse in lui, come correrebbe? 

"Farei un po’ il matto, se mi passa il termine". 

Cioè

"Non avrebbe niente da perdere. Adesso è nono in classifica, ma un piazzamento di quel tipo o poco superiore cambierebbe così tanto per lui, visto che l’anno scorso aveva già chiuso al sesto posto? Io non credo. Se la condizione lo sostenesse, gli consiglio di provare a fare qualche numero. In squadra hanno Hindley, vanno valutate pure le sue condizioni, magari vogliono giocarseli in maniera differente. Tutto dipende da Giulio, da come starà. Vorrei davvero che lasciasse il segno in maniera importante. Che in questo Giro capisse fino in fondo dove può arrivare".

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