Neuroblastoma: si cerca il tasto "off"

3 ore fa 2

Uno studio ancora molto preliminare effettuato su colture cellulari e modelli animali riaccende la speranza di nuovi approcci terapeutici contro il neuroblastoma, il tumore solido extra-cranico più comune nei bambini sotto i 5 anni. Un gruppo di scienziati ritiene di aver individuato in un singolo enzima il motore che sostiene la crescita di questo tumore, e ha dimostrato che, inibendo l'attività di questo interruttore molecolare, la proliferazione delle cellule di neuroblastoma diminuisce. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Brain Medicine.

Neuroblastoma: che cos'è e quanto è diffuso

Il neuroblastoma è un tumore che origina dai neuroblasti, cellule immature o in via di sviluppo che si trovano nel sistema nervoso simpatico, quella parte del sistema nervoso che controlla le funzioni involontarie (come la respirazione o il battito cardiaco). Queste cellule sono situate nei nervi e sono diffuse in tutto l'organismo, motivo per cui il neuroblastoma può insorgere in diverse parti del corpo - più spesso nelle ghiandole surrenali, situate sopra i reni, o in gruppi di cellule nervose che si trovano lungo la colonna vertebrale a livello di collo, torace, addome e pelvi.

Il neuroblastoma rappresenta circa il 10% di tutti i tumori pediatrici ed è di gran lunga il più frequente nei bambini di età inferiore ai 5 anni. Il termine racchiude in realtà una serie di tumori anche molto diversi quanto a composizione cellulare, differenziamento e progressione. Nei bambini sotto l'anno di vita la prognosi è di solito favorevole e la malattia può regredire anche da sola, mentre nelle forme più aggressive, con malattia metastatica e sopra l'anno di età, la prognosi è più sfavorevole.

L'ossido nitrico è motore chimico del neuroblastoma?

Un gruppo di scienziati guidati da Haitham Amal, Direttore del Laboratorio di Neuromica, Segnalazione Cellulare e Medicina Traslazionale presso l'Università Ebraica di Gerusalemme e Professore al Boston Children's Hospital and Harvard Medical School, ha ora trovato una spiegazione di come questo tumore si autoalimenti. Chiave della ricerca è l'ossido nitrico, una molecola di segnalazione che media la comunicazione tra le cellule del corpo umano, controlla la vasodilatazione e la trasmissione nervosa.

A concentrazioni fisiologiche, l'ossido nitrico è indispensabile; ma a concentrazioni elevate o sostenute nel tempo, genera composti che modificano chimicamente le proteine ​​e che sono state collegate alla progressione dei tumori (non solo del neuroblastoma), perché danneggiano il DNA, favoriscono la sopravvivenza delle cellule tumorali e le metastasi.

Testare i freni molecolari del neuroblastoma

Lavorando su colture di neuroblastoma umano, gli scienziati hanno provato a silenziare l'enzima che produce ossido nitrico (la sintasi dell'ossido nitrico neuronale, nNOS), di norma prodotto a basse concentrazioni nel sistema nervoso, in due modi: con un inibitore farmacologico e con un approccio di silenziamento dell'espressione genica chiamato interferenza dell'RNA (RNA interference).

In entrambi i casi la produzione di ossido nitrico è diminuita: del 65-70% con il farmaco e del 55-60% con l'RNA. Insieme all'enzima e all'ossido nitrico, è calata anche la proliferazione delle cellule di neuroblastoma umano. Che hanno perso capacità di moltiplicarsi.

L'ossido nitrico mantiene di norma attiva una via di crescita cellulare: agisce sulla mTOR - il bersaglio meccanicistico della rapamicina - un enzima che regola, tra gli altri aspetti, la proliferazione delle cellule, la loro sopravvivenza e la sintesi di proteine. Sopprimendo la produzione di ossido nitrico, gli scienziati sono riusciti a spegnere i segnali che fanno moltiplicare le cellule di neuroblastoma e a riattivare il "freno" interno naturale della crescita cellulare, «come se si rilasciasse un piede da un acceleratore», hanno spiegato gli autori dello studio. Anche la malignità delle cellule è diminuita.

Il passaggio a un organismo vivente

A questo punto il team ha iniettato le cellule di neuroblastoma sotto la cute del fianco di topi e ha atteso che si instaurassero e moltiplicassero prima di trattarle con il farmaco per sopprimere l'enzima dell'ossido nitrico. Volume finale e peso dei tumori trattati sono parsi assai ridotti rispetto a quelli non trattati, mentre il peso corporeo dei topi non è diminuito, segno che il composto era tollerato senza tossicità apparente.

Dunque, il meccanismo pare funzionare anche negli organismi viventi e non solo nelle colture cellulari, anche se «dal fianco del topo al letto di un bambino c'è una grande distanza», ammettono i ricercatori. Serviranno ulteriori studi per sviluppare questa prima intuizione, anche se, per il momento, l'identità chimica del farmaco usato non è stata svelata perché sotto brevetto: per avere conferme indipendenti del suo funzionamento si dovrà, anche per questa ragione, attendere.

C'è infine da ricordare che lo studio ha riguardato una singola linea cellulare, mentre la genetica e il microambiente cellulare in cui il neuroblastoma si sviluppano creano condizioni assai più complesse.

Leggi l’intero articolo