Dei suoi dieci gol con l’Inghilterra ne ha segnati cinque nella fase finale dei Mondiali e due in quella degli Europei. Contro il Messico ha fatto due reti e ne ha salvata una
Dal nostro inviato G.B. Olivero
6 luglio - 17:53 - ATLANTA (USA)
La buonanotte, o il buongiorno, ai tifosi inglesi l’ha data Jude Bellingham. A modo suo: “Mandate un messaggio ai vostri capi dicendo che non vi presentate al lavoro”. Facile, no? Magari qualcuno l’avrà anche fatto perché la giustificazione “me l’ha detto Bellingham” stavolta avrebbe avuto buone possibilità di reggere. Sarebbe interessante una statistica sulle presenze al lavoro dopo la meravigliosa notte dell’Azteca in cui l’Inghilterra ha battuto il Messico alla fine di una delle più grandi partite della sua storia al Mondiale. Se fosse un quadro, in basso a destra ci sarebbe la firma di Jude Bellingham perché all’interno di una ottima prestazione generale è emersa la grandezza del trequartista del Real Madrid.
nel traffico
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Jude è uomo da appuntamenti speciali: dei suoi dieci gol con l’Inghilterra ne ha segnati cinque nella fase finale dei Mondiali e due in quella degli Europei. Questo torneo arriva alla fine di una stagione negativa per il Real Madrid e anche per lui, condizionato dai problemi del club e mai libero davvero di esprimere ciò che sente. Bellingham è un trequartista in un mondo che, il trequartista, l’ha un po’ messo da parte. Sono le fasce il corridoio preferito per raggiungere la porta della gloria: dribbling, cross, tiri. Tanto, quasi tutto, ormai nasce lì. Quel territorio centrale, tra il limite dell’area e il cerchio di centrocampo, è ormai imballato da un traffico esagerato: difficile trovare la corsia preferenziale per arrivare al tiro e quindi si gira al largo. È quello che succede nelle città: si prende la tangenziale per evitare di restare imbottigliati in centro. Jude, però, ha il potere di individuare gli spazi anche quando non ci sono: spazi per il pallone e spazi per sé. Il grande trequartista sa giocare senza pallone, anzi quando sparisce dai radar diventa ancora più pericoloso. Ieri contro il Messico ha fatto due gol facili, a porta vuota, quasi senza opposizione: un merito, perché ha capito prima cosa sarebbe successo e dove sarebbe dovuto andare per mettere in porta i palloni serviti da Saka e Kane.
evoluzione
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Jude non è nato trequartista e la stessa definizione gli sta un po’ stretta perché ha la capacità, maturata nel tempo grazie alla duttilità tattica, di stare dappertutto. Finora nella sua carriera ha giocato addirittura più da centrocampista centrale e mezzala che da trequartista. Quando gioca più indietro, lo fa con la qualità del 10. Quando gioca più avanti, svolge i suoi compiti aggiungendo la quantità dell’8. Contro il Messico ha fatto due gol, ma poi nella ripresa si è piazzato sul centrodestra del centrocampo a tre per partecipare alla resistenza inglese. Doppietta da centravanti, mezz’ora da mediano, una partita intera da protagonista che ha racchiuso con alcune frasi significative, perché danno l’idea dell’atmosfera che si respira nel gruppo di Tuchel: “Questo è ciò che sogno di fare in nazionale - ha detto Jude -. Unire il mio Paese, regalare serate come questa che saranno ricordate a lungo. Sono orgoglioso di questa squadra. Quello che abbiamo fatto stasera è spettacolare. È difficile riassumere tutto. Negli anni passati probabilmente l’Inghilterra si sarebbe sgretolata, ma noi siamo rimasti uniti fino all’ultimo secondo. Tutti si sono dati da fare fino allo sfinimento”.
dentro la partita
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Questo finora è il Mondiale dei nove e di Messi, che non è catalogabile. È il Mondiale di portieri poco noti che hanno avuto il loro momento di gloria. Stanotte Bellingham, che nelle prime quattro partite aveva già segnato due reti e servito un assist, si è ufficialmente aggiunto al ristretto elenco di chi può fare la differenza nella fase finale. Con i gol, certo, ma anche e soprattutto con l’interpretazione delle partite. Bellingham sa sempre cosa sta succedendo, vive la gara in ogni suo attimo. Altrimenti non avrebbe evitato il 2-2 del Messico con un intervento nella propria area piccola. Quel salvataggio alla fine del primo tempo non è finito sul tabellino, ma è stato determinante. Contro il Messico, in realtà, Jude ha fatto una tripletta.


