Nel ciclismo dei Fenomeni, è dura vincere. Ma la classe di Bettiol lascia ancora il segno

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Due anni fa l’ultimo successo prima di oggi, al campionato italiano che si disputava proprio in Toscana, a casa sua

23 maggio - 00:55 - VERBANIA

In una delle prime frasi che ha detto dopo il traguardo c’è tutto Alberto Bettiol: “Vinco ogni due anni? Sì ma se i successi sono così belli allora vale la pena aspettare”. Il toscano è l’uomo delle imprese a cui manca la continuità, la sua storia lo insegna. Non per niente, una volta che si sono ritirati sia Vincenzo Nibali sia Sonny Colbrelli, è rimasto l’unico italiano in attività ad avere vinto una classica monumento, il Giro delle Fiandre 2019. Al Giro d’Italia aveva conquistato un’altra tappa, a Stradella, qualche anno fa, in condizioni di caldo analoghe e sempre con una azione da lontano. Due anni fa l’ultimo successo prima di oggi, al campionato italiano che si disputava proprio in Toscana, a casa sua.

la tredicesima tapp

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L’andamento di questa tappa di Verbania ha ricordato quello di una frazione del Tour de France nel 2022 ma al contrario: quella volta era stato Bettiol a staccare Michael Matthews in salita, poi però era stato ripreso e l’australiano era andato a vincere. Bettiol aveva puntato da tempo su questa tappa di Verbania anche perché la sua compagna, Lisa, è proprio di queste parti. E pure il percorso gli si addiceva alla perfezione, però non era semplice azzeccare la fuga giusta e lui ce l’ha fatta. Ha la passione del volo Bettiol, ed è anche uno dei ultimi interpreti di un ciclismo dal sapore romantico, non legato per forza ai dati di potenza, ai watt. Avrebbe Potuto vincere di più rispetto a quello che ha vinto? Sicuramente la risposta è affermativa. Ma sarebbe stato più felice? Molto probabilmente no. Quando ha vinto il Giro delle Fiandre, sette anni fa, aveva lanciato un gesto ironico alle telecamera come per dire: stavolta mi avete riconosciuto? Ho vinto io. Poi c’è anche da dire che da quel momento il ciclismo ha subito un cambiamento sostanziale, si è imposta una generazione di pochi fuoriclasse capeggiati da Tadej Pogacar che agli altri lascia le briciole. Non è facile mettere la testa fuori ma oggi Bettiol ci è riuscito, ce l’ha fatta. Ha trovato i suoi cari a festeggiarlo al traguardo ed è stato ancora più felice. Fino alla prossima impresa, magari lasciando passare un po’ meno tempo. A 32 anni e mezzo, non è ancora troppo tardi. Perché Bettiol ha una dote molto importante, la classe. E quella non si allena, per questo fa bene a non porsi limiti dopo il successo di oggi a Verbania.

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