Nazaré, che stagione! Marcianò: "Mai visto un’annata così..."

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Il big wave surfer italiano racconta l’inverno in Portogallo tra allenamenti e mareggiate giganti. E ora sogna di scovare l’onda più grossa in Italia

Antonio Muglia

2 marzo - 15:05 - MILANO

Sei dicembre 2025: uno scatto immortala Alessandro Marcianò attaccato allo sled, la piattaforma di appoggio agganciata alle moto d’acqua che ronzano intorno a Nazaré. Il corpo è completamente sollevato, lievitato in aria, le mani afferrano gli appigli in una presa disperata. Il pilota Gabriel Sampaio non molla l’acceleratore, il jet ski sfreccia a una velocità di almeno sessanta o settanta chilometri all’ora. Impossibile andare piano, bisogna solo scappare dalla furia del mare, perché dietro c’è un muro di schiuma ribollente alto almeno dieci metri. Non è la classica immagine dell’ormai famoso promontorio portoghese teatro delle sfide di big wave riding più mozzafiato del pianeta, ma l'istantanea di una fuga. Che però rende bene l’idea di quanto lì fuori sia necessaria preparazione e sangue freddo. “Gabriel mi aveva appena lanciato su una bomba che poi si è sgonfiata perdendo la sua forma – racconta Alessandro Marcianò – ma io, sicuro di poterla cavalcare, avevo già lasciato la corda e mi sono ritrovato con la mia tavola a galleggiare in mezzo al mare, con un’altra montagna d’acqua di venti metri che si dirigeva verso di me. Fortunatamente Gabriel si è accorto di tutto e ha virato per venirmi a prendere. E praticamente alla cieca ho afferrato l’ultima maniglia dello sled”. Il video diventa virale, fa oltre un milione di visualizzazioni su Instagram. A quasi tre mesi da quella immagine e a stagione praticamente conclusa, Marcianò risponde alle domande di GazzettaAlessandro, che stagione è stata?

“Soprattutto intensa direi. Sono già due o tre anni che parte un po’ tardi, prima le swell grosse iniziavano ad arrivare a ottobre, ora a novembre. E quando sono arrivate erano un po’ in sordina, con onde alte sui 10-12 metri, il che è stato ottimo per ripartire: gli atleti che non praticano big wave tutto l’anno hanno tempo di rimettersi al passo. Poi a fine novembre sono entrate le grosse mareggiate e abbiamo avuto tre settimane di onde tutti i giorni. Eravamo euforici e allo stesso tempo tutti stanchi perché il mare era sempre grosso. Ecco una costanza così non la si vedeva da un bel po’ di tempo”. 

E proprio in quelle settimane c’è stata la gara della World Surf League. 

“Sì, il 13 dicembre per l’esattezza. Si parla di sessantamila presenze di pubblico. È stato un bell’exploit, una depressione atmosferica rara, doveva essere la mareggiata dell’ultimo decennio ma in realtà poi non si è rivelata così grossa, con onde che sono rimaste sui 25 metri. Ecco se devo dire una cosa, penso che anche qui il cambiamento climatico si faccia sentire, Nazarè ha sempre funzionato come un orologio, ora è tutto più imprevedibile”.

A partire forse dalle grandi tempeste di vento che si sono abbattute sul villaggio. 

“I pescatori del posto mi hanno raccontato che non era mai successo: raffiche a oltre 200 chilometri l’ora, intere pinete spazzate via, la città di Leira devastata e che piange sei morti. La municipalità da noi ha fermato le attività in mare, e non solo perché le condizioni erano difficili, ma anche perché non poteva garantire la sicurezza. E il vento è durato per molto, non con intensità della stessa portata, ma comunque con velocità molto importanti". 

A 54 anni, che allenamento segui per affrontare sfide così grandi? 

"È basato sull’apnea, soprattutto quella a bassa carenza di ossigeno. Cerco di simulare ciò che avviene in mare, cioè un impatto che sgonfia i polmoni, e mi alleno con i pesi camminando sott’acqua. La calma e lo stato mentale ovviamente giocano un ruolo fondamentale. A secco, un allenamento di gambe che serve non solo per surfare ma per i tanti momenti sulla moto d’acqua. Ognuno di noi poi differenzia, c’è a chi piace correre, a chi fare pesi, a me piace andare in bicicletta e lo faccio soprattutto quando sono in Italia. Quest’anno ho anche scelto di allenarmi alle Maldive al resort Adaaran Select Hudhuran Fushi, uno dei migliori grazie a un centro acquatico che mi ha permesso di esercitarmi in tow-in e surfare sull’onda privata di Lohis. 

Abbiamo visto la tua fuga dall’onda, fotografata e che è diventata virale. Altre avventure?

Un giorno durante una frullata non mi si è aperto il life vest (uno speciale giubbotto salvagente, ndr), ma per fortuna sono rimasto calmo e sono riuscito a risalire in superficie. Un’altra ancora, dall’impatto, si è aperto in automatico. E meno male perché io credevo di risalire verso la superficie; invece, la violenza della schiuma mi spingeva verso il fondo. Poi un ginocchio distorto, ma quest’anno gli infortuni sono stati tanti tra noi atleti, sia qui sia in altri spot con onde grosse. 

Sono tanti anni che il pubblico si è abituato alle discese sulle grandi onde, ma come si sta evolvendo questo sport? 

"Ora la tendenza sono le manovre, come gli air. Il più forte in circolazione è Lucas Chumbo: curva sul lip, si infila in tubi giganteschi, fa team con un altro grande surfista emergente, Clement Roseyro. E poi ovviamente cerchiamo di surfare un’onda sempre più grossa. In queste settimane stiamo tutti aspettando notizie su quella di Rodrigo Koxa che potrebbe potenzialmente diventare un nuovo record. 

In tutto questo, anche l’Italia con il ciclone Harry ha avuto una grande mareggiata, una delle più grandi degli ultimi decenni. 

"L’ho seguita con grande interesse. Sappiamo che c’è un’onda nel Mediterraneo molto grossa, certo tecnicamente non può raggiungere le altezze dell’oceano, ma c’è. Uno dei miei prossimi sogni è surfarla".

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