L’attaccante è stato riscattato dallo United per 44 milioni
L’ultimo gol del Napoli, manco a dirlo, fu il suo: è volata via un’estate, sono stati depositati altri quarantaquattro milioni di euro sul conto corrente del Manchester United, ed è già germogliata la speranza. Qual è la soglia che separa un attaccante più che normale da uno quasi straordinario? Non ci sono certezze, neanche statistiche, però persino ad orecchio ormai non basta più parlare di doppia cifra, perché venti sono meglio di dieci gol e anche di diciannove. Rasmus Hojlund è il centravanti che Massimiliano Allegri ha inseguito un anno fa, di questi tempi, a Milano: lo aveva infilato di slancio in una sort list poi divenuta inavvicinabile, mentre De Laurentis, ispirato da Manna e senza indugiare, quando si fece male Lukaku (il 14 agosto) si incollò al telefono e con i potenti mezzi - i pounds - che gli avevano consentito di arrivare a McTominay, sfilò al Manchester United pure l’attaccante.
pronti, via
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Hojlund è quel "ragazzino" lì che non appena mise piede a Castel Volturno venne dirottato su Firenze per debuttare: al quinto di gioco aveva già conquistato il rigore che poi De Bruyne avrebbe trasformato, al quattordicesimo ci pensò poi in prima persona ad autografare la sua giornata, cominciando ovviamente a scomodare Cavani, Higuain e Osimhen, tre mostri sacri di qualche tempo fa, mica poi tanto, che nella memoria hanno un ruolo affettivo prepotente. Hojlund è il centravanti moderno che vede la porta, la sente, la annusa, la trova, però viaggia su cifre che non rappresentano - non ancora - la diversità, magari anche l’autorevolezza, e non c’è niente da fare con le leggende metropolitane e con quell’aura che viene concesso a chi straccia certe convenzioni e pure alcuni traguardi: ma il bomber c’è, si vede e si sente, ha vissuto di luce propria, s’è cibato della intelligenza di De Bruyne, ha cominciato a modificare se stesso per assecondare la manovra dell’anno scorso - si "Lukakizzò" per sintetizzare - e comunque ha lasciato i segni del suo talento.
superrasmus
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Il miglior Hojlund, quello che ha rubato gli occhi, è esploso nel periodo natalizio, come uno splendido regalo nascosto sotto l’albero: prestazione seducente nella semifinale di Supercoppa, contro il Milan, tanto per presentarsi anche fisicamente ad Allegri ed arricchirne i rimpianti - poi divenuta felicità da giugno in poi - e centralità assoluta in una squadra decimata dagli infortuni ma comunque capace di vincere. Ma Hojlund ha sparso il proprio istinto quando e dove serviva, l’ha fatto in campionato e contro le grandi (doppietta con la Juventus) e non si è negato nulla sia al Maradona che in trasferta (sette gol fuori casa); in Champions - le notti fashion - non s’è imbarazzato (due reti allo Sporting, una al Chelsea) e non c’è stato un giorno, uno solo, in cui De Laurentiis abbia avuto perplessità sul riscatto, quei quarantaquattro milioni che uniti ai sei di prestito di agosto 2024 hanno trasformato il danese nel principe degli investimenti dell’era firmata da Adl.
l'oro di napoli
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Osimhen costò nell’operazione con il Lilla una settantina di milioni, ma una parte venne compensata dalle cessioni; per Lozano ce ne vollero quarantacinque; ed il pipita, anno di grazia 2013, impegnò trentasette milioni. Hojlund è il più massiccio sforzo del Napoli, che Allegri vuole condurre al di là dei venti gol, e che servano per il corto muso o anche per altro, sarà un dettaglio, perché da dopodomani in poi, in queste sfrenata corsa che partirà e a lungo non prevederà soste, conviene non fermarsi neanche in quei sedici metri che sono la terra di conquista d’un centravanti che sembra vecchio ed invece è ancora e (quasi) semplicemente un bambino, con quei ventitré anni che proiettano in una dimensione favolistica. Il progetto (E)Rasmus garantisce il futuro.



