Bagnoli, che aveva compiuto gli anni
lo scorso 3 luglio, da tempo lottava contro una patologia
neurodegenerativa che, circa una ventina di giorni fa, aveva
reso necessario il suo trasferimento presso la Fondazione "Pia
Opera Ciccarelli" di San Giovanni Lupatoto, dopo un ricovero
ospedaliero resosi necessario per un quadro clinico
complessivamente complesso. Nato alla Bovisa, quartiere operaio
di Milano, Bagnoli ha incarnato l'essenza del calcio fatto di
pragmatismo, dedizione e una straordinaria visione tattica.
La carriera di Bagnoli resta indissolubilmente legata al
Verona. È nella città scaligera che, nella stagione 1984-1985,
compì il suo capolavoro, destinato a rimanere scolpita
nell'immaginario collettivo: la vittoria dello scudetto. Fu il
trionfo di una "provinciale" che riuscì a spezzare il dominio
incontrastato delle grandi potenze, portando il tricolore sulle
rive dell'Adige per la prima e unica volta nella storia del
club.
Ribattezzato "Schopenhauer della Bovisa" da Gianni Brera,
soprannome che portava con una punta di orgoglio, prima di
sedersi in panchina Bagnoli era stato un giocatore solido e
concreto, vestendo le maglie di Milan, Verona e Spal. Da
allenatore, portò in Serie A il Cesena nel 1981 prima di
trasferirsi a Verona. Lasciò il capoluogo scaligero nel 1990
dopo la retrocessione in B per poi accasarsi due anni al Genoa e
le due stagioni successive all'Inter, da cui venne esonerato nel
1994. I funerali si terranno nei prossimi giorni a Verona.
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12 ore fa
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