Morales, la voce del gol del secolo: “Mano de Dios e 'Barrilete cosmico', così Maradona mi cambiò la vita”

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Il telecronista uruguaiano che rese immortale la sfida tra Argentina e Inghilterra all'Azteca di 40 anni fa: “Piangevo e tremavo, capii subito di aver raccontato la storia”.

Lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano ha definito Maradona il più umano degli dei. Per Roberto Fontanarrosa, storico fumettista argentino, non importa cosa Diego abbia fatto della sua vita: ciò che conta è quanto sia riuscito a cambiare le nostre. Oggi, 40 anni fa, il destino del Dio del calcio si è intrecciato con quello di Victor Hugo Morales: il poeta che ha narrato in maniera sublime il gol più bello di sempre. "Di quel 22 giugno 1986 ricordo il genio di Diego e la mia follia. Mi resi subito conto di aver raccontato la rete del secolo. Piangevo e tremavo, non riuscivo a reggere il microfono. Se chiudo gli occhi, vedo Maradona e la sua aura dorata attraversare il campo palla al piede. Come se fosse solo, senza avversari, barrilete (aquilone) cosmico lanciato nell'universo di una giocata meravigliosa". Il giornalista uruguaiano in una radiocronaca diventata storica ha incastonato nella memoria di ogni appassionato del pallone quel magico gol di Diego contro l'Inghilterra all’Azteca, erano i quarti del Mondiale. "La Mano di Dio e quella rete, tutto nella stessa partita. Grazie a Maradona, la mia vita è cambiata per sempre".

Morales, a quasi 79 anni, per il suo tredicesimo Mondiale da inviato è tornato in Messico. Come nel 1986.
"Stavolta però non c'è Diego. Insieme a lui, sia in Brasile che in Russia, abbiamo commentato le gare del torneo. Lavoro per una radio argentina, davanti all'Azteca ancora mi emoziono. Faccio il tifo per la squadra di Scaloni e per l'eterno Messi".

Altra leggenda dell'Albiceleste.
"Se Maradona è Dio, Messi è il suo profeta. Paragonarli è impossibile, hanno vissuto epoche diverse. Ovviamente, sono Maradonista, ma Leo è l'unico ad aver avvicinato il trono di Diego. L'Argentina è stata fortunata ad aver avuto due campioni eccezionali".

Lei ha lasciato l'Uruguay ed è arrivato a Buenos Aires nel 1981. Quando è stata la prima volta che ha visto Maradona?
"Nel mio Paese ho sempre fatto il giornalista, non avevo paura di esprimere la mia opinione. Durante la dittatura sono stato anche in carcere per 30 giorni. In quel periodo, Diego passò dall'Argentinos Juniors al Boca. Commentai il suo debutto in gialloblù contro il Talleres. Dal dischetto piazzò un rigore lento, io dissi: "Ha lasciato andare il pallone come una lacrima"".

Nello stesso anno l'ha seguito anche in Italia.
"Per l'amichevole tra Fiorentina e Argentina, l'Albiceleste era Campione del Mondo in carica e venne a Firenze per far ammirare le sue stelle. Maradona realizzò una doppietta, i suoi vinsero 5-3. In radiocronaca azzardai: "Se Michelangelo lo vedesse, lo dipingerebbe"".

Quel 22 giugno 1986 l'opera d'arte è stata compiuta.
"Nella mia vita c'è un prima e un dopo quella data. La mia carriera non sarebbe mai stata la stessa senza il raddoppio di Diego contro l'Inghilterra. Fu una rete storica per tanti motivi: l'Argentina in quel momento era fischiata dai tifosi messicani in tribuna, Bilardo e i giocatori erano criticatissimi. E poi la guerra delle Malvine. Maradona ha riscritto la storia".

Prima la Mano di Dio, poi il gol del secolo: tutto in quattro minuti.
"Sul primo gol ho detto subito che Diego l'aveva toccata con la mano, gli inglesi avevano ragione a protestare. Il secondo è magia pura".

Le sue parole sono indimenticabili: "Ahí la tiene Maradona, lo marcan dos, pisa la pelota, arranca por la derecha el genio del futbol mundial. Genio, genio, genio, ta-ta-ta...".
"Lui correva più veloce di ogni parola che potessi pronunciare. Alla fine piango e ringrazio Dio per il calcio, per Maradona e per le lacrime che mi ha fatto versare. L'emozione mi ha travolto. Per pochi istanti, Diego è stato invincibile".

C'è qualcosa di quella radiocronaca che non ha mai raccontato?
"Dopo la rete definisco Maradona barrilete cosmico. Aquilone era il soprannome con cui Menotti chiamava Diego. L'ho preso in prestito, perché mi piaceva l'idea dell'aquilone che non sa mai dove atterra e si fa guidare dal vento. Diego durante quella giocata non sapeva cosa avrebbe fatto, lo ha deciso mentre correva, inventava e dribblava. Spinto dal vento in un universo immaginario, ma pur sempre perfetto".

Qual è il ricordo più bello che ha di Diego?
"Il tempo che abbiamo trascorso insieme anni dopo, senza mai parlare delle sue prodezze in campo. Non ha mai potuto vivere una vita normale per la sua popolarità. Ha sofferto per questo".

Morales, lei rimarrà sempre legato a Maradona per quella radiocronaca.
"In centro a Buenos Aires, c'è un edificio enorme e un murales a lui dedicato. Si vede Diego con un piccolo aquilone che vola. Essere immaginato accanto a Maradona è la gioia più bella della mia vita. Due anni fa, a Napoli, ho anche ricevuto il premio "Poeta del calcio" in un bellissimo evento organizzato da Michelangelo Iossa. Sono grato a Diego per tutto questo".

Se Maradona fosse ancora qui, cosa gli direbbe?
"Lo ringrazierei per le emozioni che ci ha fatto vivere, per l'arte, per aver difeso sempre i più deboli. Per la felicità che ci ha donato. Chi ama il calcio, amerà per sempre Diego. Ha cambiato la vita a milioni di tifosi in tutto il mondo. Oggi, 40 anni fa, anche la mia".

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