L’olimpionico della scherma in shock anafilattico per l’allergia alla caseina: "Avevo ordinato un piatto di fettuccine con il sugo di coda alla vaccinara. Non avevo comunicato la mia allergia solo al cameriere, sono pure andato in cucina a raccomandarmi"
Il giorno dopo quei minuti lunghissimi e spaventosi, Aldo Montano è corso a Livorno dai suoi figli, Olimpia e Mario. Hanno 9 e 5 anni appena, “e quando pensi che forse non tornerai più a casa, poi abbracciarli diventa una necessità”. Il campione olimpico della sciabola ad Atene 2004, uno dei pilastri della scherma italiana, venerdì sera ha rischiato di morire per colpa della sua allergia alla caseina, “una proteina che si trova nel formaggio, dovrebbe essere controllabile. Capisco che in Italia è una tradizione e lo mettiamo ovunque, ma serve attenzione”. Per questo ieri ha fatto un lungo post su Instagram raccontando quanto gli è accaduto, accompagnandolo con una foto del ricovero d’urgenza con la mascherina per l’ossigeno dopo l’adrenalina e il cortisone che hanno fermato lo shock anafilattico.
Montano, è passato un giorno. Adesso come sta?
“Fisicamente mi sono ripreso, per il resto insomma... Dopo la paura si torna alla vita, però me la sono vista brutta, ho vissuto attimi di terrore che purtroppo ho già conosciuto diverse volte in passato. Possibile che un piatto servito in un ristorante dove stai passando una bella serata con un amico si trasformi in un incubo? Ci sono mille modi per morire, questo nasce da una leggerezza, per questo mi sembra un modo particolarmente stronzo”.
Ci racconti meglio.
“Sono stato qualche giorno a Roma e venerdì sera ero nel centro storico a passeggiare con un carissimo amico (Gian Marco D’Eusebi, creator di reel sulle cose più curiose della Capitale, ndr). Ci siamo voluti fermare in zona Campo de’ Fiori per mangiare qualcosa, anche perché quel ristorante ha all’interno delle rovine romane ed era particolarmente suggestivo. Ho ordinato delle fettuccine con la coda alla vaccinara, piatto tipico, e visto che il mio lavoro mi ha portato a girare tanto e so che devo stare attentissimo, non solo ho comunicato la mia allergia al cameriere, ma sono pure andato in cucina a raccomandarmi: 'In questo piatto il formaggio non lo mettiamo mai', mi hanno detto. So che posso sembrare un rompiscatole, ma vista la mia situazione preferisco sempre essere eccessivamente prudente. Eppure, dopo aver mangiato, ho cominciato a sentirmi male”.
Che cosa succede a una persona in shock anafilattico?
“Non respira, si interrompe lo scambio tra ossigeno e anidride carbonica. Fa sempre più fatica, si sente soffocare, l’ossigenazione del sangue diminuisce e se non si interviene nei primi 10 minuti arriva il peggio. Io sono stato fortunato perché in 7-8 minuti, dopo la corsa in motorino con il mio amico alla guida, sono arrivato al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito dove mi hanno trattato immediatamente senza accettazione. Quando sono entrato già cominciavo a respirare molto male”.
Ha pensato di non farcela?
“Il pensiero è inevitabile. Poi io cerco sempre di autoconvincermi che tutto andrà bene. La parte psicologica è importante, perché riuscire a mantenere il respiro calmo, a controllarsi senza farsi prendere dal panico, ti aiuta a non consumare aria in eccesso e in certi casi può fare la differenza tra la vita e la morte”.
In questo lo sport potrebbe esserle stato utile?
“Sicuramente sì. Leggo troppe storie di persone che per problemi simili non ce l’hanno fatta. Il papà di una ragazzina di 15 anni con la mia stessa allergia morta a Roma all’inizio di aprile (Sofia Di Vico, ndr) ha commentato il mio post sottolineando la superficialità di alcuni ristoratori. Sono storie terribili, mi si stringe il cuore. Purtroppo adesso c’è troppa confusione, sia tra allergie e intolleranze, sia tra tipi di allergie, che possono avere reazioni molto diverse. Fino a trent’anni fa ero forse uno dei pochi ad avere un’allergia, ora ce ne sono tantissime, ma ci sono anche troppa disinformazione e una certa leggerezza. Alle cose alimentari non si dà mai troppo peso, ma alcune sono letali, pericolose come andare a 300 in autostrada. Certo, sono stati fatti passi avanti, ormai tutti i menù hanno l’elenco degli allergeni, ma non è sufficiente. Penso che chi lavora in questo settore debba fare corsi di formazione anche per comprendere bene il rischio che si corre”.
Ora torna a godersi i suoi figli?
“Sì, ho pensato tanto anche a loro in quei minuti terrificanti. Ci sono già troppe cose brutte che possono strappare un padre ai figli: incidenti, malattie, tutte situazioni su cui spesso non abbiamo alcun controllo. L’idea di perderli per una cosa così mi fa ancora rabbia”.


