C'erano una volta le polemiche per
gli errori arbitrali, che si perdevano nella nebbia delle
discussioni per la mancanza - spesso - di immagini
sufficientemente chiare per decidere chi avesse ragione. Poi
sono arrivate le innovazioni tecnologiche, le telecamere si sono
moltiplicate, sono comparsi i chip nei palloni ed è stato
introdotto il Var. La nebbia si è diradata e le polemiche sono
rimaste. Nel mirino ora c'è la stessa tecnologia, che cambia
direzione al pallone e andamento alle partite. Almeno secondo i
detrattori, norvegesi e svizzeri eliminati da Inghilterra e
Argentina la scorsa notte.
Il caso più rumoroso è quello di Inghilterra-Norvegia. In
pieno recupero un rinvio del portiere norvegese Nyland scende in
picchiata sui piedi dell'inglese Anderson, che dà il via
all'azione del momentaneo pareggio di Bellingham. Mentre i Tre
Leoni festeggiano, però, l'estremo difensore scandinavo corre
furioso verso l'arbitro e indica il cielo. A suo avviso, il
pallone ha colpito il cavo della "spidercam", la telecamera
sospesa sullo stadio, modificando la traiettoria. Ne sono
convinti anche i suoi compagni e lo staff tecnico. "Il pallone è
caduto dritto dal cielo, quindi ha cambiato direzione. Ma non
possiamo farci nulla. Non credo che rigiocheremo la partita.
Quindi le cose stanno così", ha detto il ct Solbakken al termine
del match. La Fifa, dal canto suo, ha rilasciato una
dichiarazione secondo cui dal microchip dentro il pallone non
emerge "nessuna prova che il pallone abbia toccato il cavo
sospeso e ne abbia modificato la traiettoria".
Scatenati gli inglesi, abituati a venire graziati o puniti da
sviste arbitrali destinate a entrare nella storia dei Mondiali,
che sia il gol fantasma di Hurst nella finale del 1966 o la rete
di mano di Maradona vent'anni dopo. Sul Guardian si parla di
"Cablegate" e si analizzano fotogramma per fotogramma la
traiettoria del pallone e gli eventi successivi. E sui social
non si lesinano le battute sul "cavo di Dio".
Passano poche ore e a lamentarsi è la Svizzera, stavolta
perché la tecnologia funziona. Poco dopo la metà del secondo
tempo Paredes viene ammonito per un fallo su Embolo, poi
l'arbitro Pinheiro va al Var e scopre che lo svizzero ha
simulato: in virtù delle novità regolamentari sull'"errore di
identità" il giallo viene invertito ed Embolo, già ammonito,
prende la via degli spogliatoi. Furiosi gli elvetici. Parla
addirittura di decisione "catastrofica" il centrocampista
Rieder: "Non capisco come il Var possa cambiare una partita con
una situazione simile, bisogna semplicemente lasciare che
l'arbitro faccia il suo lavoro".
Sulla stessa linea il ct Yakin, secondo cui l'errore era già
a monte nel giallo a Paredes che ha determinato poi l'espulsione
di Embolo: "Non c'era alcuna ragione per dare quel cartellino
giallo, non capisco, era una situazione innocua. Non capisco
come sia stata presa questa decisione e che alla fine il nostro
giocatore sia stato espulso". In ogni caso, "penso che il calcio
non ne sia uscito vincitore". E forse nemmeno il progresso, nato
per sedare i conflitti e finito per alimentarli.
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