In un Dall’Ara sold out, Hetfield e compagni attraversano 40 anni di carriera dimostrando perché restano centrali. Sul palco anche una cover della sigla di ‘Ken il Guerriero’. E prima di loro il set di Knocked Loose e Gojira
Il concerto a Bologna
04 giugno 2026 | 00.01
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Non un terremoto, ma quasi. Se in Virginia le vibrazioni di un concerto dei Metallica sono finite sui sismografi, a Bologna l’effetto è forse meno misurabile ma altrettanto evidente. Lo Stadio Dall’Ara è pieno zeppo per il ritorno in Italia di James Hetfield e soci. Due anni dopo l’ultima apparizione nel nostro Paese, il quartetto di San Francisco approda sotto le Due Torri con un M72 World Tour che continua a riempire stadi e macinare record. Da anni si ripete che il metal ha perso centralità e che sia rimasto confinato a una nicchia di appassionati. Eppure i numeri raccontano una storia ben diversa. I pionieri del thrash metal ne sono l’esempio lampante, continuando a riempire stadi in tutto il mondo con una facilità che pochi artisti in generale possono vantare. Qualche giorno fa hanno stabilito il record di presenze all’Olympiastadion di Berlino davanti a oltre 94mila spettatori. Ad Atene, dove mancavano da sedici anni, il loro ritorno si è trasformato in un evento nazionale. A oltre quattro decenni dalla nascita della band, i Metallica richiamano folle da tutto il mondo, senza mostrare segnali di rallentamento. La tappa bolognese ne offre un’ulteriore conferma.
Ad aprire il set sono i Knocked Loose, tra i nomi più interessanti emersi negli ultimi anni dalla scena metalcore americana. Ma è soprattutto il set dei Gojira a lasciare il segno. I francesi arrivano a Bologna con un’identità ormai ben definita: metal sì ma con una coscienza ambientale molto forte. A dominare il palco è la batteria di Mario Duplantier, spina dorsale del gruppo, che alimenta la tensione dei brani e imprime al live fisicità e forza. Qualcuno nel parterre ci scherza su: “Certo che suonare dopo Mario è un problema”. Ed è facile capire perché. La voce del soprano Marina Viotti, a sorpresa sul palco, addolcisce il set, sulle note di ‘The Chant’ e ‘Ah! Ça ira’.
Poco prima delle 21 dagli impianti parte ‘It's a Long Way to the Top (If You Wanna Rock 'n' Roll)’ degli AC/DC e poi le note di ‘The Ecstasy of Gold’ di Ennio Morricone. Il Dall'Ara capisce che l'attesa è finita. I quattro compaiono sul grande palco circolare, una struttura a 360 gradi, con la passerella anulare e lo Snake Pit collocato al centro dell'azione. L’apertura affidata a ‘Creeping Death’ e ‘For Whom the Bell Tolls’ porta gli spettatori nel cuore del repertorio della band. La scaletta attraversa oltre quarant’anni di carriera pescando soprattutto dai dischi che hanno contribuito a definire il linguaggio dei Metallica e, più in generale, del metal. “E’ bello vedere i vostri volti - esordisce Hetfield-. Siamo qui per farvi sorridere. È il nostro compito stasera”. Da ‘Ride the Lightning’ a ‘Master of Puppets’, passando per il cosiddetto ‘Black Album’, ogni brano racconta un momento della loro evoluzione artistica. ‘Of Wolf and Man’ riporta alla luce una traccia meno frequentata dal vivo, mentre ‘72 Season’ rappresenta una delle poche aperture al materiale più recente.
Una parte consistente del concerto è dedicata proprio al ‘Black Album’ del 1991. Oggi può sembrare difficile immaginare quanto quel disco fosse controverso al momento della sua uscita: per molti fan storici segnò una rottura, un allontanamento dalle sonorità che avevano reso i Metallica un punto di riferimento del genere. Ma fu anche l’album che contribuì ad allargare enormemente i loro confini, raggiungendo ascoltatori che fino a quel momento non si erano mai avvicinati al metal. A Bologna, brani come ‘The Unforgiven’, ‘Nothing Else Matters’, e ‘Sad But True’ vengono accolti con la stessa intensità di un tempo. I fan dei Metallica non sono del resto un pubblico casuale ma adepti tra i più intransigenti della scena. ‘Master of Puppets’, però, mette tutti d’accordo. Già considerata una delle più influenti nella storia, la canzone ha conosciuto negli ultimi anni un revival grazie alla sua presenza nella serie ‘Stranger Things’, entrando così in contatto con una generazione che non era ancora nata quando venne pubblicata nel 1986. ‘One’, ‘Seek & Destroy’ e ‘Enter Sandman’ chiudono uno spettacolo che sa bilanciare classici imprescindibili e scelte meno scontate. Il momento più simpatico? Sicuramente la cover a sorpresa della sigla di ‘Ken il guerriero’.
Nel corso delle oltre due ore di concerto la band non mostra cedimenti. James Hetfield continua a governare il palco, Lars Ulrich alla batteria è il suo alter ego, mentre Kirk Hammett e Robert Trujillo completano un meccanismo che, nonostante il passare degli anni, funziona bene. Dal palco Hetfield dedica anche un pensiero a Maria, una bambina malata di cancro presente tra il pubblico, ricordando quanto si senta fortunato a poter fare ancora oggi il mestiere che sognava da ragazzino. Poco dopo si rivolge all’intero stadio riassumendo perfettamente il rapporto tra la band e i suoi fan: “Grazie per essere venuti qui a celebrare la vita e la musica dal vivo. Siete voi lo strumento più rumoroso che abbiamo”. Un’affermazione accolta da un boato che ribadisce quanto il legame tra i Metallica e il loro pubblico resti uno degli elementi centrali della loro storia.
Certo, a ogni nuovo tour torna puntuale la stessa domanda: i Metallica hanno ancora qualcosa da dire o vivono di rendita? La risposta, almeno a giudicare da quanto visto a Bologna, sta probabilmente nel mezzo. Non sono più la band che negli anni Ottanta riscriveva le regole del metal. E non sono quella che nei Novanta si apriva al grande pubblico. Ma ridurli a un gruppo che sopravvive grazie al passato significherebbe ignorare ciò che sono ancora oggi. Gran parte del metal contemporaneo, nelle sue forme più estreme come in quelle più accessibili, porta impressa l’eredità dei Metallica. Forse non sono più la band che cambia le regole del gioco. Ma restano quella con cui, prima o poi, tutte le altre devono fare i conti. (di Federica Mochi)
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