Messico in delirio: scuole chiuse e smart working per la sfida con l'Ecuador

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Il Tricolor arriva agli ottavi con tre successi e la miglior difesa del torneo: il Paese si fermerà per la gara dei sedicesimi

Il grande problema adesso è gestire l’eccitazione e le aspettative. Il Messico ha chiuso il girone con tre vittorie su tre e non ha concesso nemmeno un gol, regalando persino la passerella al Memo Ochoa che ha potuto giocare qualche minuto contro la Cechia per festeggiare il sesto e ultimo Mondiale. Il Paese è impazzito per la squadra di Aguirre, che martedì giocherà all’Azteca contro l’insidioso Ecuador, e improvvisamente crede che tutto sia possibile. Una sensazione bella quanto ansiogena che i calciatori dovranno addomesticare in campo, canalizzando le energie verso il risultato. 

FERMIAMOCI TUTTI

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L’evento è talmente atteso e sentito da suggerire misure speciali alla presidente Claudia Scheinbaum, personaggio poco gradito a Trump a differenza del collega ecuadoriano Daniel Noboa. Nel giorno della partita a Città del Messico le scuole rimarranno chiuse mentre tutti i dipendenti degli uffici pubblici lavoreranno da remoto. Lo smartworking è stato raccomandato anche alle aziende private per non sovraccaricare di automobili la capitale, già ingolfata dal traffico e intossicata dall’inquinamento. Si prevede un enorme afflusso di tifosi nelle strade, non solo a Città del Messico, motivo per il quale Scheinbaum ha ordinato il divieto di vendita di bevande alcoliche nelle ore della partita: qualche giorno fa, dopo la vittoria sulla Cechia, si sono verificati diversi incidenti che hanno provocato molti danni. 

AMBIZIONE

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La squadra intanto arriva riposata all’appuntamento. I tanti cambi di formazione dell’ultima partita del girone, quando il primo posto era già sicuro, sono serviti ad Aguirre per mantenere un ottimo standard atletico. È un vantaggio rispetto all’Ecuador allenato dall’argentino Beccacece, che si è spremuto al massimo per l’impresa contro la Germania. Ma la stampa sudamericana punta sull'effetto sorpresa: c'è già chi parla di Aztecazo, ricordando le clamorose sconfitte del Brasile ai Mondiali del 1950 e del 2014. 

TENSIONI

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Tornando alla politica, è una partita tra due nazioni che vivono un momento diplomatico molto difficile: le relazioni anzi sono state interrotte dall’aprile 2024, quando la polizia ecuadoriana ha fatto irruzione nell’ambasciata messicana a Quito con l’obiettivo di arrestare l’ex vicepresidente dell’Ecuador, Jorge Glas, che aveva chiesto asilo dopo le accuse di corruzione. La crisi non risulta ancora risolta: la speranza è che in questo caso il calcio serva a distendere gli animi.

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