L'ultimo atto del Mondiale non sarà quello di un fumetto Marvel: si affronteranno le squadre più unite di tutto il torneo
La copertina per gli americani è salva: Leo Messi contro Lamine Yamal, il Vecchio e il Bambino, 20 anni di differenza, l’argentino che faceva il bagnetto allo spagnolo che gattonava a Barcellona. Togli uno scontro tra eroi agli americani e si perdono. Per loro il Mondiale è un fumettone Marvel. In realtà, non c’è stata finale meno americana di quella che vedremo domenica, cioè riconducibile a un eroe solo, a un quarterback. Per quanto possiamo incensare il genio di Messi e Yamal, sono arrivate in fondo le squadre più squadre del Mondiale; quelle più interconnesse, tatticamente e sentimentalmente, capaci di creare relazioni attorno alla palla in ogni zona del campo e di abbracciarsi nella gioia di spogliatoio.
Due mucchi di shanghai, se provi a sfilarne uno, si muovono tutti. Due tavole rotonde: Olmo e Baena, Enzo e Mac Allister, splendidi pendoli tattici, non pesano meno di Leo e Lamine. La Spagna, imbattuta da 37 partite, un solo gol subito al Mondiale, è un monolite stretto attorno a Rodri. L’Argentina, dopo lo svantaggio, ha concesso il 12% di possesso (12%!) all’Inghilterra: l’ha sbranata. Nella disperazione si esalta. Hanno pianto Scaloni, Lautaro, Messi… Chi piange fa paura, perché ha il cuore caldo. Lautaro e Merino non sono riserve, ma risolutori finali. Ognuno ha il suo ruolo, senza invidie, nel meccanismo portato a perfezione da Scaloni e De la Fuente, profeti del buon senso, senza le pretese filosofiche del Loco Bielsa e le paure dei boriosi tedeschini (Nagelsmann, Tuchel). Gioco collettivo, cuore appassionato, coraggio: è la lezione delle squadre più squadre che si giocheranno il mondo.


